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I Cantoni sostengono il mandato negoziale del Consiglio federale per risolvere questioni istituzionali con l'Unione europea (UE) a patto che il governo rispetti l'obbligo di informazione. È quanto emerso oggi a Lucerna in occasione di un incontro della Conferenza dei governi cantonali (CdC), nel corso della quale i presenti si sono detti favorevoli all'estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia. 'No' deciso invece all'iniziativa dell'UDC "Contro l'immigrazione di massa", sulla quale il popolo è chiamato ad esprimersi il 9 febbraio.
Il mandato negoziale è stato approvato ad ampia maggioranza, ha detto il presidente uscente della CdC Pascal Broulis alla stampa. In una presa di posizione i 26 cantoni esprimono il loro sostegno alla linea proposta dal Consiglio federale per proseguire le trattative con l'UE.
Per i cantoni è importante che una futura intesa relativa alle questioni istituzionali non modifichi gli accordi attualmente in vigore tra Svizzera e UE. Per quanto riguarda ad esempio la libera circolazione delle persone bisognerà preservare le misure di accompagnamento.
Allo stesso tempo i cantoni hanno a viva voce sollecitato riforme interne: si dicono ad esempio pronti ad approvare un ulteriore approfondimento delle relazioni con l'UE solo a patto che ciò rafforzi l'organizzazione statale federalista e democratica della Svizzera.
Inoltre la CdC insiste sull'obbligo da parte della Confederazione di informare esaustivamente sulle relazioni e sui negoziati con l'UE. Solo in questo modo è possibile a loro modo di vedere influenzare veramente il processo decisionale politico. Una delegazione della CdC assisterà alle trattative.
I rappresentanti degli esecutivi cantonali hanno anche discusso dell'iniziativa sull'immigrazione dell'UDC: a loro parere si tratta di una proposta che mette in pericolo la prosperità del paese, che si fonda sul sistema di ammissione duale. Quest'ultimo prevede la libera circolazione senza restrizioni dei cittadini dell'UE e dell'AELS e ammette l'immigrazione di manodopera altamente qualificata da parte di paesi terzi. In questo modo la Svizzera riesce a gestire la penuria di personale qualificato alla quale possono essere confrontati i settori della sanità, del turismo, dell'agricoltura e della gastronomia.
L'iniziativa UDC, secondo i cantoni, non solo mette a rischio l'accordo di libera circolazione delle persone con l'Unione europea, ma mette in dubbio anche tutta la politica europea degli ultimi vent'anni della Svizzera.
I cantoni mettono in guardia: in caso di rescissione dell'accordo sulla libera circolazione si rischierebbe di mettere in pericolo l'intero pacchetto dei bilaterali I, correlati attraverso la clausola di salvaguardia. In questo caso la Svizzera annullerebbe in un solo colpo l'accesso privilegiato al mercato interno dell'UE frutto di anni e anni di negoziati, sottolinea la CdC. La Conferenza ha infine espresso il suo sostegno nei confronti dell'estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia.
I rappresentanti dei governi cantonali hanno infine scelto il successore del vodese Pacal Broulis (PLR): dal primo gennaio 2014 il nuovo presidente della CdC sarà il consigliere di stato vallesano Jean-Michel Cina (PPD).