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Il militante zurighese di Greenpeace Marco Weber può rientrare in Svizzera: il 28enne ha ricevuto il visto d'uscita dalla Russia, ha indicato oggi la sezione elvetica dell'organizzazione ambientalista.
"Ci rallegriamo che Marco possa presto riabbracciare famigliari e amici", afferma Yves Zenger, portavoce di Greenpeace Svizzera, in una nota. Il comunicato precisa che non saranno fornite informazioni sui particolari del rientro, per rispettare il suo desiderio di privacy. Greenpeace aggiunge che nonostante la liberazione dei suoi 30 attivisti arrestati a fine settembre in Russia, continuerà a battersi per la protezione dell'Artico.
I 30 militanti che si trovavano sulla nave di Greenpeace Arctic Sunrise, 26 dei quali stranieri, erano stati arrestati il 19 settembre dopo un'azione di protesta pacifica contro una piattaforma petrolifera della società petrolifera Gazprom nel mare di Barents. Un'azione mirante a denunciare i rischi dello sfruttamento degli idrocarburi nell'Artico, zona dall'ecosistema particolarmente fragile. Gli arrestati, detenuti in un primo tempo a Murmanks, oltre il circolo polare artico, sono stati in seguito trasferiti a San Pietroburgo, per poi essere rilasciati su cauzione in novembre.
In un primo tempo sono stati incriminati per "pirateria", un crimine passibile di una pena fino a 15 anni di carcere. Il capo d'imputazione è poi stato derubricato a "teppismo", reato passibile di una condanna fino a sette anni di detenzione.
Marco Weber aveva denunciato in ottobre le pessime condizioni di detenzione. Rispondendo per iscritto alle domande fattegli pervenire dalla "Sonntagszeitung", aveva raccontato di essere stato tenuto in isolamento in una cella fredda di quattro metri per cinque, con pareti e pavimento in cemento e senza finestre né luce naturale, uno spazio per giunta "sporco e umido". Aveva aggiunto tuttavia di non essersi pentito di aver partecipato al blitz dell'organizzazione ambientalista e aveva chiesto al Consiglio federale di assumere "una onesta e pubblica posizione" verso la Russia, pur ringraziando nel contempo il governo elvetico per quanto fatto per lui dopo l'arresto.
"Ho fatto una cosa giusta, spesso c'è bisogno di mettere in moto le cose. Sono convinto che il comune e pacifico impegno di molti individui coraggiosi e preoccupati delle conseguenze della produzione di energia possa aiutare a proteggere una regione così fragile come l'Artico", aveva concluso Weber, che a parte le visite dal consolato di San Pietroburgo - dal quale viene "assistito bene" - non ha potuto avere altri contatti con il mondo esterno.