...
"Non mi pento di nulla. Sono felice di essere di nuovo a casa, ma la lotta per la protezione dell'Artico non è finita": così l'attivista zurighese di Greenpeace Marco Weber al suo rientro in Svizzera dopo tre oltre mesi di permanenza forzata in Russia.
Il 28enne è arrivato ieri mattina alla stazione di Zurigo, dove ha potuto abbracciare famigliari e amici, dopo un viaggio di 50 ore in treno. Questa mattina ha incontrato la stampa per raccontare della sua azione contro la piattaforma di Gazprom e della prigionia che ne è seguita.
Un impegno - ha raccontato - che nasce dall'esigenza di "garantire alle generazioni future una base di vita". Poco avvezzo a trovarsi davanti a microfoni e telecamere, Weber si è detto convinto che l'azione di Greenpeace abbia contribuito a trasmettere all'opinione pubblica l'importanza di proteggere l'Artico dai rischi legati all'estrazione di idrocarburi.
Lo zurighese ha detto di essere stato perfettamente consapevole del rischio di venire arrestato. Quanto all'amnistia che ha permesso a lui e agli altri attivisti di tornare a casa ha affermato di provare "sentimenti contrastanti". "Non ha alcun senso venire graziato per qualcosa per cui non sono stato condannato".
Le prigioni russe sono sovraffollate e l'amnistia "non è stato un atto umanitario", ha aggiunto. I due mesi passati in prigione sono stati duri. "Ero solo in cella, senza alcun contatto con gli altri attivisti, ma non sono stato trattato peggio di qualsiasi altro prigioniero russo".
"Non ho mai dubitato che sarei tornato libero. Si è trattato di un'azione pacifica e rispettosa" e il sostegno internazionale ci ha aiutato molto. Continueremo a impegnarci per quello in cui crediamo.