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Lupo: Consiglio federale per abbattimento più facile
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Il Consiglio federale è disposto a rendere più facile l'abbattimento dei lupi in Svizzera per regolare la densità della popolazione di predatori. In una presa di posizione pubblicata oggi, il governo propone al parlamento di approvare la mozione del consigliere agli Stati grigionese del PPD Stefan Engler che chiede una revisione della Legge federale sulla caccia (LCP).

Secondo il governo, un completamento dell'articolo 7 della LCP ("Specie protette") è una "soluzione appropriata" per rendere possibile "la convivenza sostenibile di uomo, animali da reddito e lupo", rimanendo "in sintonia" con la Convenzione di Berna per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa. Questa protegge il predatore ma ne autorizza l'abbattimento se c'è un interesse pubblico prioritario, sanitario o relativo alla sicurezza (art. 9).

La legge sulla caccia autorizza attualmente i Cantoni, previo consenso dell'Ufficio federale dell'ambiente, a sparare su animali protetti "se necessario per la protezione del biotopo o per la conservazione della diversità delle specie". Secondo i criteri fissati dalla Confederazione nella sua Strategia Lupo, l'animale può essere abbattuto se ha ucciso entro un'"area adeguata", per esempio una vallata, "almeno 35 animali da reddito nell'arco di quattro mesi consecutivi o almeno 25 animali da reddito nell'arco di un mese".

Motivando la sua mozione, il "senatore" Engler rileva che nelle Alpi e nelle Prealpi svizzere stanno ora cominciando a formarsi branchi di lupi. A suo avviso ne consegue che "gli approcci finora adottati", orientati principalmente alla protezione della specie e alla prevenzione dei danni causati da singoli predatori, "non sono più del tutto adeguati per risolvere conflitti futuri e regolare popolazioni di lupi".

Secondo Engler, gli abbattimenti di lupi devono essere possibili in regioni dove "in futuro si aggireranno branchi (...) che, nonostante un ragionevole livello di protezione delle greggi, arrecheranno danni ad animali da reddito e metteranno a rischio la buona distribuzione della fauna selvatica, la sicurezza pubblica o ancora l'attività turistica".

Il consigliere agli Stati grigionese ha nel suo mirino anche "quegli esemplari che osano avvicinarsi a greggi o pascoli di per sé sufficientemente protetti oppure che iniziano a perdere il loro tipico atteggiamento schivo nei confronti dell'uomo".

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