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Non v'è motivo di attendere il dibattito sul servizio pubblico per riformare il sistema di riscossione del canone radio-tv. Con 31 voti contro 13, il Consiglio degli Stati ha respinto oggi una proposta in tal senso di Hans Altherr (PLR/AR). Dalla discussione, poi sfociata nell'entrata nel merito, è tuttavia emerso che i "senatori" borghesi auspicano stralciare dalla legge federale sulla radiotelevisione il canone per le imprese.
La generalizzazione del canone proposta dal governo risponde inoltre a un mandato del Parlamento, ha aggiunto Peter Bieri (PPD/ZG).
Volendo rinviare il dossier in commissione, Hans Altherr auspicava un dibattito più generale: a suo avviso, in gioco vi sono 1,3 miliardi di franchi, non proprio noccioline. Il "senatore" appenzellese intendeva apportare indirettamente una risposta alle iniziative popolari che attaccano il sistema di riscossione del canone e Billag, la società che lo raccoglie, in particolare.
L'UDC aveva già tentato al Nazionale di fare del servizio pubblico il tema principale del dibattito. Questo discorso è stato ripreso agli Stati da diversi oratori borghesi: Georges Theiler (PLR/LU) se l'è presa con la SSR, che è finanziata all'80% dal canone radio-tv, ha una quota di mercato limitata al 30% circa e può permettersi sette canali televisivi, di cui due per il Ticino.
Dal canto suo, Hans Altherr ha affermato di non guardare la tv ed essere comunque perseguitato dall'organo di riscossione del canone Billag. A suo avviso, occorrerebbe un sistema semplice, senza sovraccosti per le imprese e che preveda la possibilità di esenzione delle economie domestiche.
Queste osservazioni sono state vivamente condannate dalla consigliera federale Doris Leuthard, per la quale SRG SSR svolge un ruolo importante per il Paese. Non è un caso che i politici premano per essere presenti alle sue trasmissioni e non a quelle dei piccoli media privati, ha sottolineato con una punta di ironia.