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di Andrea Leoni
Ma a chi fraga davvero qualcosa dei morti di Lampedusa? Lo chiedo sul serio, innanzitutto a me stesso. A chi importa, nei sentimenti più autentici, nella carne viva, di quei trecento cadaveri, uomini, donne e bambini, divorati e solo in parte risputati dalle fauci sempre affamate di quel lembo del mar Mediterraneo?
“Vergogna!”, ha gridato Papa Francesco. Vergogna all’Europa. Vergona allo Stato italiano e ai Paesi da cui i profughi sono partiti e a tutte le altre nazioni che chiudono anziché accogliere. Vergogna agli scafisti. Vergogna all’ingiustizia e all’iniquità del Mondo. Vergogna ad alcune leggi. Vergogna alle frontiere. Vergogna a chi si è girato dall’altra parte.
Una summa e una somma di vergogne “facili”. Uno sputo di indignazione coniugabile quasi per ogni bocca: politici, giornalisti, artisti, comuni cittadini, di destra, di centro, di sinistra e senza orientamento politico. Una bella dose di candeggina per commuoversi il giusto, smacchiare le coscienze e autoassolversi. Bello e comodo per tutti, così.
E se invece no. Se invece “vergogna”, il successo di Pietro, lo avesse detto personalmente, fissando gli occhi negli occhi, a me che scrivo e a te che leggi, cosa avremmo provato? Cosa avremmo risposto?
Si vergogna anche lei, Santità? Si vergogna tutto il Vaticano, i suoi principi, i sui ministri, le sue sentinelle, i suoi affaristi e i suoi banchieri, i suoi preti e le sue suore? E Dio, che li ha fatti nascere lì, in quelle condizioni, e poi li ha abbandonati al mare, si vergogna, Santo Padre?
No, queste domande sono solo un modo per evitare la risposta. E poi il Papa potrebbe replicarci: sì, sì e sì. E tu? Oppure rilanciare, con una discussione teologica sul libero arbitrio. E questo non risolverebbe il nodo della nostra ipocrisia, e forse, mi permetto, neppure della sua.
Allora bisogna rispondere a questa domanda: a me, comune essere umano del Mondo occidentale, frega davvero qualcosa dei morti di Lampedusa? Sono pronto a impegnare gratuitamente una parte delle mie energie e del mio tempo per fare qualcosa di concreto perché questo non accada più? E impegnarsi, ben inteso, non vuol dire versare l’obolo di cento franchi una volta all’anno a questa o a quella associazione, scrivere una lettera sul giornale o un comunicato stampa, scendere in piazza con il cero in mano. Significa sacrificarsi e sporcarsi le mani, come per ogni piccola conquista della nostra vita. E ancora: la commozione, l’indignazione, la rabbia, e finanche il dolore che ho provato vedendo quei sacchi di plastica in fila l’uno accanto all’altro nell’angar dell’aeroporto o sul molo del porto, è anche lontanamente paragonabile a ciò che ho provato quando è morto un caro amico o un parente? E quanto è durato nelle viscere questo lutto?
No, è la risposta. La mia risposta. E credo di altri che stanno leggendo. Non ce ne frega nulla, davvero, di quei morti.
Ognuno di noi ha visto quelle immagini e ha letto i resoconti. Qualcuno ci ha speso qualche chilo di sentimento e di emozione. E poi se ne è andato a fare la spesa, in palestra o a fare l’aperitivo. È tornato al suo lavoro e alla sua quotidianità. La vita va avanti e i morti non sono tutti uguali. Più sono distanti da noi e meno “pesano”, meno contano.
I morti di Lampedusa, in molti di noi, quelli più sensibili, provocano lo stesso turbamento emotivo, per durata e intensità, che può suscitare la morte del protagonista di un film o di un romanzo. O a volte una canzone. Nulla di più. E se fossero affogati in India neppure quello.
“Vergogna!”: siamo disumani per questo? Piuttosto è vero il contrario siamo profondamente, direi quasi istintivamente, umani. Ma attenzione: non è giustificazionismo all’incontrario, questo. Non voglio affatto intendere: è normale, o perfino giusto, che non ce ne freghi niente, davvero. In ciò che scrivo c’è tutta l’enorme, ruvida, pesante, selvaggia, crudele e piena consapevolezza di ciò che è l’essere umano anziché di ciò che vorremmo che fosse.
L’uomo non è buono.
Ma c’è un’ultima ammissione che chi non prova “vergogna”, chi non avverte un senso di colpa, dovrebbe esprimere senza ipocrisie. Penso a coloro che si scagliano contro gli asilanti e contro la politica d’asilo della Svizzera. Dovrebbero guardare quei morti, e guardare anche le fotografie di quando erano vivi, e scrivere e dire ciò che è la legittima conseguenza politica del loro ragionamento. Se fossero sopravvissuti al mare, alcuni di quei cadaveri sarebbero arrivati fin. E tra di loro certamente non sarebbe mancato un mascalzone, uno spacciatore, un furfante e un fannullone. Ditelo ad alta voce: la strage di Lampedusa ci ha fatto risparmiare un po’ di soldi: in vitto, alloggio, burocrazia e polizia.
Ditelo, se non avete vergogna.