È stata la classica palla al balzo. Sicuramente per mancanza di soldi, nessuno lo dubita: il vescovo Lezzeri ha dichiarato che la Curia ha dovuto rinunciare a un piano sociale per la trentina di dipendenti del Giornale del Popolo perché altrimenti avrebbe dovuto portare i bilanci in Pretura. Quelli della Curia, non quelli del Giornale! Ma forse la decisione comunicata oggi, il fallimento del quotidiano, è anche frutto di una mancanza di forza, o di forza di volontà
All’indomani dallo schiacciante verdetto che ha bocciato nettamente l’iniziativa popolare volta ad abolire il canone radiotelevisivo, sulle prime pagine dei quotidiani ticinesi si sono espressi i rispettivi direttori esponendo pensieri e opinioni
Intervista al direttore della RSI: "Al termine di questa campagna, a livello emozionale, mi rimane il coinvolgimento dei colleghi e di tutte le persone che fuori dall’azienda si sono spese a difesa di un’ideale, quello del servizio pubblico, in maniera del tutto disinteressata”
Il direttore generale dell'SSR non perde tempo e, dopo la grande vittoria sull'iniziativa che mirava ad abolire il canone, prende una serie di importanti impegni vincolanti: ecco quali
La campagna elettorale è stata particolarmente sentita, prova ne è che il numero di annunci pubblicati sono stati maggiori rispetto alla media delle altre campagne nazionali. Se in Svizzera Tedesca prevalgono i contrari, essi sono in maggioranza schiacciante in Grigioni e Romandia. Da noi...
Siamo stati accusati da alcuni giornalisti della radiotelevisione pubblica di scorrettezza, scarsa professionalità e di agire in modo vergognoso (addirittura!). Ma abbiamo trattato questa notizia nello stesso identico modo con cui trattiamo tutte le altre
ANALISI - Il voto del 4 marzo non è un referendum pro o contro la RSI. Stiamo parlando della sopravvivenza della SSR e di decine di radio e televisioni private, e dei relativi posti di lavoro, e delle relative competenze professionali. E del mantenimento o dello smantellamento del servizio pubblico radiotelevisivo in Svizzera. Che va mantenuto
Il direttore della radio e della tv di Melide ci ha aperto le porte portandoci fin dentro lo studio dove Michael Casanova e Maxi B stanno rincorrendo le 100 ore di diretta consecutive. Le foto e le videointerviste ai protagonisti dell'impresa.
I dati registrati ieri da Teleticino sono sbalorditivi per una piccola tv regionale, ancor più se letti nel contesto di una settimana di vacanza: 78’400 contatti, con il 6% di ascolto sulle 24 ore. Più di quanto hanno totalizzato le giornate migliori segnate dai derby di hockey tra Ambrì e Lugano, su cui tanto si è discusso. E oltre il quadruplo degli ascolti medi sulla giornata che l’emittente di Melide realizza normalmente. Il tutto con una produzione che più anti televisiva non si può....
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Forti contestazioni da parte dei favorevoli all'iniziativa per il modo con cui è stato condotto il confronto: "Sarebbe stato meno parziale se anche i giornalisti si fossero seduti accanto ai sostenitori del “no” ". Il direttore dell'informazione della RSI ribatte: "Il fronte del "sì" ha parlato di più di quello del "no". E abbiamo puntualizzato sui fatti e non sulle opinioni, che sono libere ovviamente"
Il Comitato presieduto dai senatori Abate e Lomabrdi prende posizione dopo le polemiche scoppiate sullo spot: "Il video è stato prodotto nelle tre lingue nazionali e dal gruppo svizzero di cineasti e registi contro No Billag"
L'ex direttore della RSI dice la sua sulla votazione del 4 marzo in una lunga intervista al Corriere del Ticino: "Il nervosismo dei dipendenti è comprensibile. Ma non aiuta perché dà l’impressione di voler difendere posizioni acquisite una volta per sempre
Gli ascolti sono un parametro importante, ma non sono l’unico, specie se i numeri sono piccoli e le risorse limitate. Una tv come quella di Melide la si misura anche dalla capacità di saper incidere nella realtà e nel dibattito pubblico cantonale. E da questo punto di vista si può fare di più e meglio
Secondo l’ex candidato al Senato, in caso di approvazione, “non ci sarà nessuna catastrofe perché”, spiega, “il tutto è perfettamente pianificabile e non ci sarà nessuno che spegne la luce di colpo. Il catastrofismo dei contrari su questo punto è fuorviante”
Tramontano le speranze per l’iniziativa "No Billag", che secondo il sondaggio pubblicato oggi dalla SSR verrebbe bocciata con il 60% dei voti. L’inchiesta sul voto del 4 marzo, che conferma le recenti previsioni, è stata realizzata dall'istituto gfs.bern per conto della SSR
I cacciatori ticinesi, dopo la dura lettera del presidente Fabio Regazzi al direttore della RSI, ha deciso di andare fino in fondo: "Pur trattandosi di una fiction, la trasmissione è stata espressamente e ampiamente promossa come ispirata a fatti veri, come rappresentativa del mondo della caccia e addirittura quale spunto di riflessione su sensibilità e opinioni diverse, travisando invece grossolanamente la realtà e veicolando un messaggio univoco, ovvero che caccia e bracconaggio siano sinonimi"
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Il direttore della SSR fa il punto della situazione in una lettera ai collaboratori: "Le teorie degli iniziativisti sono castelli in aria: un Sì alla No Billag comporterà la scomparsa dell'azienda. Ma se vince il No dopo il 4 marzo sarà necessario intraprendere un vero cambiamento. Ecco come"
"No Billag" conta i maggiori sostenitori tra i simpatizzanti dell'UDC (73%), ma non fa breccia è nella maggioranza di chi si dichiara vicino ad altri partiti. Il "no" alla modifica costituzionale raggiunge il 63% nella Svizzera romanda, il 57% nella Svizzera tedesca e il 58% nella Svizzera italiana
Un tema delicato, perché è di quelli che toccano la pancia dell’opinione pubblica, soprattutto in un momento in cui per molta gente arrivare alla fine del mese è un’impresa costante. E se ci si chiede di pagare 450 franchi all’anno di canone, la contropartita deve essere almeno la trasparenza su costi e salari
L’idea è buona, il risultato apprezzabile, ma bisogna lavorarci, come è del tutto normale per una nuova trasmissione. E fortunatamente ci sono il tempo, le risorse e le qualità per farlo. Oltre che la tranquillità fornita dai dati d’ascolto che consente di correggere con scelte non dettate dall’ansia da prestazione (ma non intervenire cullandosi nel riscontro del pubblico sarebbe un peccato capitale…)
Il direttore della RSI interviene su Facebook facendo le pulci alle proposte dei promotori della No Billag: " Non ci sono piani B possibili, non ci sono alternative. Si deve scegliere tra un sistema che funziona e un salto nel vuoto"
Da qualche settimana in redazione sono giunte segnalazioni di aziende preoccupate. In particolare per via di una clausola di salvaguardia legata all’iniziativa, apposta sia nel rinnovo che nei nuovi contratti
Il conduttore torna a parlare dell'iniziativa che punta all'abolizione del canone: "Non so se sono deluso o semplicemente amareggiato, non so se le strumentalizzazioni e i vari attacchi che leggo sui blog (e dintorni) fanno davvero parte di quel cantone che adoro, o se semplicemente “diventando grandi” è normale che questo accada"