Faccia a faccia di quattro ore oggi al Ministero pubblico tra l'ex sindaco Grosa e il giovane olandese che lo accusa. Ognuno resta fermo sulle sue posizioni

di Marco Bazzi
LUGANO - È stato un confronto serrato, durato quattro ore, quello svoltosi oggi pomeriggio al Ministero pubblico. Da una parte l’accusato, l’ex sindaco di Bissone Ludwig Grosa, 45 anni, dall’altra l’accusatore, il giovane e facoltoso olandese che lo ha denunciato. Entrambi sono imputati: il primo di corruzione passiva, il secondo di corruzione attiva.
Da una parte l’avvocato Filippo Ferrari, che difende Grosa, dall’altra Nadir Guglielmoni, che rappresenta l’olandese. Al centro, la procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi, che due settimane fa ha arrestato il sindaco ipotizzando nei suoi confronti i reati di corruzione passiva, estorsione, coazione, infedeltà nella gestione pubblica e altro ancora.
Per la prima volta l’accusato e l’accusatore si sono ritrovati faccia a faccia nell’ufficio della procuratrice Bergomi (nella foto di Francesca Agosta, Ti Press). Il magistrato ha cercato di ricostruire l’intricata vicenda dell’operazione immobiliare sfociata nel procedimento penale: la compravendita di un terreno a Bissone, venduto da una coppia di belgi al giovane olandese per circa due milioni e mezzo di franchi. Un terreno che valeva molto più di quella somma.
Accusato e accusatore sono rimasti graniticamente sulle loro posizoni: Grosa ribadisce che tra lui e l’olandese c’era un patto: una sorta di società per edificare su quel terreno un residence, con tanto di progetto già fatto. Il giovane sostiene che Grosa è stato un semplice intermediario e che non aveva diritto a null’altro che ai famosi 200'000 franchi, ricevuti in parte per pagare le spese sostenute nella fase di progettazione.
Una vicenda intricata, con tanti, troppi elementi incomprensibili, una matassa di fumo che sarà difficile sbrogliare per capire dove stia la verità. Tante ipotesi, tante contraddizioni, versioni contrastanti, pochi documenti. E poi bisogna capire se c’è stata o no la corruzione: se il sindaco ha abusato del proprio ruolo istituzionale per favorire le pratiche amministrative legate a quel terreno. E se l’olandese gli ha dato soldi per farlo. Se lo ha corrotto, insomma.
Di sicuro, al di là della cifra indicata sul rogito, due milioni e mezzo, appunto, attorno a quella compravendita avvenuta nell’estate dello scorso anno, sono circolati altri soldi, e c’è l’ipotesi che si tratti di soldi neri. Non solo i 200'000 franchi che il giovane olandese ha consegnato a Grosa in contanti, ma anche i 300'000 “virtuali” che l’ex sindaco avrebbe dovuto ridare ai venditori. Per quale motivo? Forse una risposta potranno darla loro, quando verranno interrogati.
Ma il punto di fondo, il nucleo della vicenda penale, restano gli accordi tra Grosa e il giovane olandese: c’era o non c’era un patto tra di loro per la futura edificazione del terreno? Un maxi progetto immobiliare da svariati milioni? C’era un guadagno da dividere? Per ora ci sono solo tante domande e poche risposte.