CRONACA
Bertoli furioso con la RSI: lo sfogo su facebook
Il ministro sul social network sfoga la sua rabbia contro la trasmissione "60 minuti": "Hanno parlato di scuola senza invitare nessuno del DECS". La replica di Ceschi: "Non mi sento obbligato ad invitare ogni volta un consigliere di Stato"

BELLINZONA - RSI LA2. Ore 21. Va in onda la trasmissione di approfondimento condotta da Reto Ceschi “60 minuti”. Tema del dibattito: “60 minuti di protesta dei docenti”. Ospiti in studio Claudia De Gasparo del Movimento della scuola, Francesca Bordoni Brooks, granconsigliera PPD, Sergio Savoia granconsigliere dei Verdi, Sergio Morsoli granconsigliere di Area Liberale, Adriano Merlini presidente VPOD docenti e Alain Bühler presidente dei giovani UDC.

La discussone in studio si fa accesa, i docenti sono parecchio arrabbiati. Anche tra i telespettatori a casa c’è sicuramente qualcuno che è arrabbiato. Anzi furioso. Si tratta del direttore del Dipartimento dell’educazione Manuele Bertoli. La trasmissione dura un’ora, la rabbia del ministro di più. Lo sfogo è lì che vuole uscire. E allora ecco che Bertoli sceglie il megafono preferito dalla maggioranza dei consiglieri di Stato: facebook.

Ecco cosa scrive il direttore del DECS a proposito della trasmissione nella sua bacheca:

“Stasera, lunedì 22 ottobre, ho avuto la sgradevole sorpresa di seguire alla RSI un dibattito sulla scuola al quale né io né alcuna altra persona del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport è stata invitata. Non mi è stata data la possibilità di replicare ad alcune cose inveritiere riguardanti me o il DECS, troppo facili da mettere lì senza contradditorio, quasi fossero vere. Non è stata data la possibilità al Governo di spiegare la propria posizione complessiva pur di fronte a considerazioni pesanti nei suoi confronti. Se lo scopo era di informare l'opinione pubblica facendo sentire le diverse posizioni, l'obiettivo è stato nettamente mancato. Peccato perché bastava rispettare le minime regole del giornalismo, per esempio quella di ricercare la verità e di rispettare il diritto del pubblico di venirne a conoscenza (punto 1 della Dichiarazione dei doveri e diritti del giornalista del Consiglio svizzero della stampa). Per farlo sarebbe bastato chiedere a tutti gli attori, o almeno ai più importanti, di partecipare al dibattito, ma non è accaduto. Una regola d'oro che stasera è stata inspiegabilmente e, mi si permetta, maldestramente calpestata. Che delusione”.

Insomma uno sfogo pubblico particolarmente veemente quello del ministro dell’educazione che avrebbe voluto dire a sua durante il dibattito. Per sapere come mai non è stato inviato nessuno del DECS, oggi abbiamo sentito il responsabile della trasmissione Reto Ceschi.

Ha visto il post in bacheca?

"Certo!"

E come risponde?

“La trasmissione era tagliata sui docenti. Secondo noi era importante raccogliere il loro sfogo. Oltre ai docenti abbiamo invitato alcuni deputati perché saranno loro che ora dovranno discutere in Gran Consiglio dei temi che riguardano la scuola. Tutto qua. Comunque non penso che ogni volta che si tratta di un tema specifico sia obbligatorio invitare il consigliere di Stato: se parlo di polizia non è detto che debba per forza invitare Norman Gobbi”.

Ma vi siete chiariti?

“Abbiamo avuto modo di confrontarci dopo la trasmissione di ieri e ognuno rimane convinto della sua idea”.

Per un tema così caldo però erano prevedibili le critiche.

“Conduco una trasmissione che nel grande fiume mediatico ticinese rappresenta un piccolo tassello. Quello di ieri non era il processo al DECS o al consigliere di Stato. A “60 minuti” non ci sono imputati, accusatori o giudici che emettono sentenze finali. Facciamo approfondimento senza la pretesa di risolvere i problemi, tanto meno in un’ora. Il dibattito sulla scuola non inizia e non finisce in una trasmissione televisiva. Ieri sono state espresse critiche politiche, non personali”.

IC

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