Il 18enne, davanti alla corte del Tribunale dei minorenni, dà un'altra versione e dice di non essere l'assassino di Arno Garatti

MENDRISIO - Il compito di un giudice non è mai facile. Ancora meno se l'imputato durante il dibattimento fornisce per l'ennesima volta un'altra versione dei fatti. È quello che è successo oggi davanti al Tribunale dei Minorenni, riunito a Mendrisio dove si sta svolgendo il processo a carico del giovane serbo figliastro di Arno Garatti, il 46enne ucciso a colpi d’accetta in una palazzina di via Daro 8 a Bellinzona il 1° luglio dell’anno scorso.
Come si legge in un comunicato del Tribunale, "l'imputato accusato di essere l'autore materiale del delitto e imputato dei reati di assassinio, turbamento della pace dei defunti, infrazione alla legge sugli stranieri e circolazione con veicolo a motore senza licenza di condurre, al momento della ricostruzione dei fatti egli ha fornito una nuova versione, chiedendo che i reati di cui accusato vengano derubricati riconoscendo solo una complicità in omicidio, favoreggiamento e sviamento della giustizia. In sostanza egli ha negato di essere l'autore materiale dei fatti che gli sono addebitati, ascrivendoli ad una terza persona di cui egli non ha fornito nessuna indicazione".
Dal suo arresto al dibattimento tenutosi oggi, l'imputato ha fornito una trentina di versioni diverse dei fatti.
La sentenza è attesa per domani pomeriggio.