Dalla fiaba di Esopo alla volpe ingabbiata alla Migros di Mendrisio, con qualche riflessione sulla furbizia che a volte gioca brutti scherzi

MENDRISIO – Banalmente, si potrebbe dire che ha sbagliato strada, che se ne stava andando al FoxTown e si è ritrovata alla Migros di Piazzale alla Valle. O si potrebbe raccontare che si è materializzata da un cartellone del centro commerciale di Silvio Tarchini.
Si potrebbe quasi pensare che non è un caso se quella piccola volpe, ieri pomeriggio, ha scorrazzato per le vie di Mendrisio per finire poi a ingabbiarsi da sola in un carrello della spesa, come un’aragosta nella nassa. Finché l’hanno salvata e rimessa in libertà gli uomini della Protezione animali di Bellinzona.
Si dice “furbo come una volpe”, non per nulla il Foxtown ha preso questo animale a proprio simbolo. Ma, come tutti i carnivori selvatici, la sua astuzia è una virtù istintiva sviluppata da un lato per salvare la pelle, dall’altro per predare. Si potrebbe infatti tranquillamente dire la stessa cosa della lince o del lupo.
La presunta furbizia della volpe affonda però nel remoto passato, quando ancora la storia si mescolava con la mitologia. Nel cinquecento avanti Cristo, Esopo scrisse la famosissima favola “la volpe e l’uva”, poi ripresa cinque secoli dopo dal romano Fedro e sintetizzata nella frase: “nondum matura est, nolo acerbam sumere”, cioè: “non è ancora matura, non voglio mangiarla acerba”.
La volpe vorrebbe mangiare i grappoli d’uva, ma nonostante i grandi balzi che compie non riesce a raggiungerli. Allora rinuncia e dice: tanto non è matura. La morale è: “è facile disprezzare quello che non si riesce a ottenere”. Il successo della favola fu tale che nel Seicento Jean de La Fontaine ne propose una nuova versione. Ieri abbiamo avuto la prova che anche i furbi a volte si ingabbiano con le proprie mani.
emmebi