CRONACA
Caso Ponte Rosso-Columberg: firmato decreto d'abbandono
Lo ha deciso il procuratore pubblico Nicola Respini. Ma l'Associazione Ponte Rosso che da anni si batte per far luce sulle cause che portarono una frana ad uccidere Laura Columberg non ci sta

BIASCA - Era il 3 ottobre del 2006. Sulla strada cantonale che porta alla Valle di Blenio, in zona Ponte Rosso sul riale Vallone, piove parecchio. Tanto che una frana scende a valle. In quel momento, sul ponte a bordo della sua auto, transita Laura Columberg. Il materiale e in particolare un masso staccatosi 400 metri più in alto travolge la signora Columberg che perderà la vita. 

Una fatalità legata alla furia della natura dicono in molti. Ma da allora c'é chi a questa giustificazione non crede. È l'associazione Ponte Rosso che non ha mai smesso di chiedere giustizia per quella che definisce una tragedia annunciata. L'associazione da anni punta il dito contro la pianificazione della zona che non avrebbero mai tenuto in conto i pericoli di quel riale. 

Oggi, a 6 anni di distanza, il procuratore pubblico Nicola Respini, titolare del dossier, il 4 dicembre scorso ha firmato un decreto d'abbandono per il reato di omicidio colposo nei confronti di ignoti. "Eventuali istanze probatorie possono essere presentate entro il 4 gennaio" scrive nel decreto Respini. 

Un decisione bollata dall'Associazione Ponte Rossono come "vergognosa". "Giustizia con menzogna fa rima con vergona" si legge in una presa di posizione sul sito dell'associazione per la quale il decreto di abbandono è "un oltreggio ai morti e ai vivi". Poi l'attacco diretto al procuratore pubblico Nicola Respini: "La nostra associazione si attiverà a documentare perché, un procuratore che in nome della giustizia si ostina a seminare vento, non dovrebbe svolgere una funzione istituzionale di tale importanza". 

Ma l'associazione Ponte Rosso non mola nemmeno dal profilo giudiziario. Il legale dell'associazione, l'avvocato Emanuele Verda, chiede al Ministero pubblico una proroga alla fine di gennaio per presentare elementi probatori. "Il mio mandante potrà così finalmente leggere per esteso e comprendere i motivi per i quali le prove saranno da lei (pp Nicola Respini, ndr) ritenute ancora una vota riguardare fatti irrilevanti o manifesti o ancora già noti all'autorità penale, non certo già comprovati sotto il profilo giuridico" scrive l'avvocato Verda. 

Inoltre il legale chiede al procuratore come mai in sei anni non abbia mai preso in considerazione l'opportunità di indagare per il reato inondazione-franamento, "ciò che con quanto già agli atti (perizia) sarebbe già sufficiente a promuovere l'accusa e portare l'incartamento a processo".

ItaCa

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