CRONACA
Bignasca e società editrice condannati: il Pretore ordina la pubblicazione della sentenza su tutti i media
Il dispositivo della condanna per diffamazione a danno del project manager di Comsa dovrà essere pubblicato su tutti i giornali e portali ticinesi

LUGANO - Il presidente della Lega Giuliano Bignasca e il figlio Boris sono stati condannati dal pretore di Lugano Francesco Trezzini per violazione della personalità a danno di Francesco Ricci, project manager della Comsa (impresa spagnola repsonsabile della costruzione del LAC) perché pesantemente diffamato dal Mattino e 10 Minuti. In sè non è questa la novità. Come riporta oggi il Caffé, il fatto del tutto nuovo - che potrebbe fare giurisprudenza - è che il pretore ha ordinato la pubblicazione del dispositivo su tutti i quotidiani ticinesi, i portali nonchè la versione cartecea del Mattino e quella online. Non solo. Trezzini ha ritienuto responsabili anche la società tipografica Rotostampa Ticino e il suo presidente Flavio Spiess, e la società editrice Meutel 2000.

La denuncia in sede penale e civile (per quest'ultima il Pretore non ha accolto la richiesta di un risarcimento di 20mila franchi) nasce da un atricolo pubblicato dal trisetitmanale 10 Minuti, firmato da Boris Bignasca, nel quale si accostava Francesco Ricci ad ambienti della 'ndrangheta attivi in Lombardia. Il nome del project manager Comsa compariva nei documenti di un indagine milanese . In realtà - come ricorda il pretore - nelle carte dell'indagine, non c'è traccia di un coinvolgimento di Ricci in attività illegali o, peggio, mafiose. "Sarebbe bastato leggere con media attenzione l'ordinanza del Gip - sottolinea la sentenza - per concludere che i rimproveri mossi si rivelano essere contrari al vero".

Per simili attacchi, precisa la sentenza, non si può invocare il dovere d'informazione e la libertà di stampa: "Un conto è il diritto d'informare i lettori sul cantiere Lac e di criticarne anche fortemente la sua organizzazione, un altro conto è affermare che il responsabile del consorzio che vi lavora è coinvolto in un'inchiesta per mafia". 

Il pretore ha quindi deciso la pubblicazione della sentenza su tutti i media ticinesi perché "La gravità della lesione della personalità è tale che occorre divulgare ampliamente il dispositivo, onde poter raggiungere con una certa capillarità il pubblico che ha letto gli articoli".

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