BELLINZONA - Gli ultra ticinesi raccolgono le firme contro il "Concordato intercantonale sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive". A dare l'annuncio del referendum contro la decisione varata dal Gran Consiglio qualche settimana fa sono i Bellinzona Boys 2005 che, con una nota stampa, spiegano le loro motivazioni. Dovranno raccogliere 7'000 firme entro ile 7 giugno."Come spesso capita quando si parla di misure contro la violenza negli stadi - si legge nel comunicato - anche in parlamento la discussione è filata in modo liscio e la decisione è stata decisamente chiara, poiché non si è approfondito molto cosa sia e cosa significhi realmente l’attuazione di tale Concordato. Negli ultimi anni il tifo organizzato ed i gruppi ultras sono diventati sinonimo di quanto peggio la nostra società possa offrire. Agli occhi dell’opinione pubblica, questa visione giustifica delle misure repressive che poco hanno a che fare con una società democratica e con uno Stato di Diritto. Questo Concordato continua il percorso di criminalizzazione del tifoso, senza che si sia mai cercato di capire cosa sia veramente il mondo del tifo"."In Ticino - prosegue la nota - non si ci limita però solo al controllo sulle manifestazioni sportive: si è infatti deciso di allargare le misure previste dal Concordato anche a manifestazioni extra-sportive. Ecco dunque che i carnevali, le feste di paese (come, ad esempio, le varie sagre dell’uva), i mercati e via dicendo, vengono sottoposti a forme di controllo che difficilmente una visione razionale e realista della realtà potrebbe concepire. Tutto questo per reprimere la violenza, la quale è semplicemente un sintomo di una società che porta in sé problemi mai affrontati e che ancora oggi si cerca di nascondere dietro ai gruppi che si recano allo stadio per sostenere la propria squadra"."Con questo Concordato - scrivono ancora i Bellinzona Boys - vengono minate le fondamenta dello Stato di Diritto in cui viviamo, il quale dovrebbe garantire un controllo sugli abusi effettuati dalle forze dell’ordine. Ma quando si parla di stadio questo principio non vale più. La polizia ha il potere di fermare con la forza, e trattenere in stato d’arresto per ore un tifoso, solamente a causa di un presunto sospetto che egli possa essere coinvolto in atti violenti; tutto ciò pure senza nessuna prova a sostegno. Questo potere viene inoltre dato anche agli agenti di sicurezza privati: lo Stato demanda l’esercizio della forza coercitiva, di cui dovrebbe mantenere il monopolio assoluto, ad agenzie private, venendo meno al suo compito di evitare abusi!"."Un cittadino - si legge ancora nel comunicato - può dunque essere accusato e condannato a una pena restrittiva che gli vieti l’ingresso agli stadi, semplicemente stando alla testimonianza di un poliziotto o di un agente di sicurezza privato, il quale però non ha nessun dovere di identificarsi. Oppure ci si può basare su immagini registrate con impianti di videosorveglianza interni agli stadi, i quali si sono dimostrati poco adeguati a questo fine, come dimostra la recente vicenda di Ambrì, dove è stato inizialmente accusato e condannato a non poter assistere a nessuna manifestazione sportiva per anni un ragazzo che, la sera dei fatti incriminati, non era nemmeno in Svizzera (essendo state messe sotto pressione, le autorità hanno poi fatto un passo indietro)"."Le restrizioni - si conclude la nota - dirette per i club di calcio e hockey previste dal Concordato sono a dir poco esagerate. Con le norme appena accettate dal Gran Consiglio ogni squadra dovrebbe infatti richiedere l’autorizzazione alle autorità per ogni partita di campionato o di coppa, misura che andrebbe a pesare finanziariamente sulle squadre, confrontate con una burocrazia troppo elevata. In un periodo in cui la situazione economica di molti club ticinesi non è prettamente rosea, una misura tale non sarà certamente d’aiuto".