CRONACA
Gulliver, Lillipuziani e Giganti: condannato Mazzoleni, naufrago sull'isola della Giustizia
Chiuso in Pretura penale un altro capitolo della lunga storia del day ospital psichiatrico. Una vicenda giudiziaria che coinvolse personaggi eccellenti. Una storia che richiama i "Viaggi" di Swift

di Marco Bazzi

BELLINZONA – È una di quelle storie che si fatica a ricostruire. Per il numero di personaggi coinvolti, la complessità della trama e, come sempre più spesso accade, il lungo tempo trascorso. Di quella storia, oggi in Pretura penale è stato scritto l’ennesimo capito. È la storia del day ospital psichiatrico denominato Gulliver, che aveva sede a Lugano.

L’unico accusato superstite, l’infermiere Andrea Mazzoleni, naufrago come il dottor Lemuel Gulliver del romanzo di Swift – naufrago sull’isola della Giustizia – è stato condannato per truffa.

Ma si badi bene ai numeri della sentenza pronunciata oggi, martedì 16 luglio, dal giudice Siro Quadri dopo un giorno e mezzo di processo, e si noti l’assenza, in aula e in sentenza, di Lillipuziani, Giganti e Yahoos, i popoli che Gulliver incontra nei suoi Viaggi.

L’inchiesta scattò sei anni fa, nella torrida estate del 2007. Con un blitz sbandierato in grande stile, quasi si fosse sgomitato un clan di mafiosi. Comunicati stampa, fiumi d’inchiostro, reazioni indignate… Si diceva che gli inquirenti avessero scoperchiato il pentolone della più grande truffa alle casse malati dopo quella delle cliniche Realini. Di una delle quali - l'Alabardia -, ironia della sorte, Mazzoleni fu anche portavoce.

La bufera giudiziaria scatenatasi su Gulliver sfiorò lo psichiatra Graziano Martignoni, uno dei più reputati specialisti ticinesi, e travolse sua moglie Franca, la segretaria del day ospital, e il dottor Orlando Del Don. Quest’ultimo ancora non era deputato UDC in Gran Consiglio, ma era pure lui uno psichiatra di fama e con Martignoni condivideva la direzione medica del day ospital.

Una bufera con tanto di tintinnio di manette, scattate ai polsi del solito Mazzoleni. Poi, pian piano, passato il clamore, nel silenzio, l’inchiesta iniziò a sgonfiarsi. Come spesso accade.

I numeri son presto detti. Sono i numeri sanciti oggi in Pretura penale dal giudice Quadri. Il decreto d'accusa contro Mazzoleni - difeso dall'avvocato Stefano Ferrari - firmato nel 2012 dal procuratore Moreno Capella, ultimo magistrato in ordine di tempo a occuparsi del caso, ipotizzava una truffa riferita a 320 prestazioni di cura psichiatrica fatturate ma non erogate, per un ammontare di circa 33mila franchi.

La pena proposta era pecuniaria: 90 aliquote giornaliere da 240 franchi l’una, già dedotti i 27 giorni che Mazzoleni trascorse in carcere.

Nel frattempo, gli altri indagati, Orlando Del Don, Franca Martignoni e la segretaria di Gulliver (entrambe subentrate a Mazzoleni nella gestione amministrativa del day ospital), sono stati prosciolti.

Ma la sentenza di oggi pone nuove domande ed evidenzia ampie zone grigie nell’inchiesta. Delle 320 fatturazioni illecite indicate dalla pubblica accusa, solo 68 – si parla di ‘sedute mancate’ - sono state attribuite dal giudice a Mazzoleni, per un totale di 7’300 franchi. Dal che la pena è stata ridotta a 60 aliquote. Va da sè che per le restanti 252 fatture qualcun altro dovrebbe portare la responsabilità penale.

Se il giudice Quadri ritiene che, come ha detto in sentenza, per le fatture non considerate nella condanna di Mazzoleni, altri erano garanti, la Procura potrebbe decidere – ma il condizionale è d’obbligo – di riaprire il procedimento. Ci vorrebbe un fatto nuovo, come impone il Codice penale, e l’unico fatto nuovo è questa sentenza. Intanto, l'avvocato Ferrari si riserva la facoltà di ricorrere.

 

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