Tre casi riaprono il dibattito sulle ingiurie attraverso il più popolare dei social network. L'avvocato luganese e il Consigliere comunale PPD presi di mira. E sulla pagina del Diavolo si legge: "Boris sei una m...e adesso denunciami"

LUGANO - Gli insulti in politica non sono certo una novità di questo tempo. Gli eccessi verbali, in questo come in tanti altri ambiti delle realzioni umane, nel dibattito tra i protagonisti di una disputa disputa, e tra i rispettivi tifosi, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Per carità, nessun giustificazionismo verso chi esagera. D'altra parte la legge regola bene i confini da tenere nei comportamenti verbali.E alla legge tutti si devono attenere. Ma, detto questo, nel ragionamento non è saggio neppure cedere all'affascinante quanto semplicistica ipocrisia del fatto nuovo nei nuovi tempi barbari e bui.
Si potrebbe anche disquisire sulla "qualità" dell'insulto, magari scomodando Arthur Schopenhauer e la sua magnifica raccolta di aforismi "L'arte di insultare" (Adelphi, da leggere), ma pure questo sarebbe un eccesso al contrario: non v'è sufficiente spessore nelle ingiurie che andiamo a raccontare.
E forse le invettive oltraggiose del grande filosofo tedesco, risulerebbero oltre che eccessivamente sublimi, anche piuttosto impolverate, purtroppo, da un punto di vista comunicativo, nell'ambito che vogliamo trattare.
Il caso di Paolo Bernasconi
Gli insulti via Facebook. Negli ultimi giorni sono tornati alla ribalta della cronaca con tre casi piuttosto rilevanti. Il primo riguarda l'avvocato Paolo Bernasconi che ha chiesto e ottenuto dal pretore di Lugano Francesco Trezzini, "la cancellazione immediata da Facebook e dal sito del Mattinonline, nonché da ogni archivio e sito informatico collegato, di tutti i commenti lesivi della sua personalità". In questo caso, dunque, l'insulto non proveniva da uno dei contendenti dell'arena, ma da alcuni tifosi, che, commentando un articolo, hanno ceduto all'ingiuria.
Vi è poi l'aspetto del controllo dei commenti sui blog dei siti e delle pagine Facebook riconducibili ai media e non è certo un problema nuovo in Ticino. Un problema che direttamente o indirettamente ha toccato un po' tutti, noi compresi. Così come non sono una novità i problemi creati dai post offensivi sulle pagine private. Recentemente, tanto per citare un altro esempio, ha suscitato un polverone il commento anti-leghista dell'animatore di Rete 3 Alessio Arigoni. Che poi si è scusato.
Il Diavolo: "Boris Bignasca sei una m..."
Il secondo caso, sfuggito alle cronache, ma piuttosto rilevante, riguarda la pagine Facebook del Diavolo. Nel post, che commenta la sentenza che ha condannato il direttore di Confronti Marco Cagnotti "Per le 10 domande a Boris Bignasca", si insulta il direttore del Mattinonline, chiamando addirittura la querela: "Cagnotti condannato dal giudice Siro Quadri, in forza PPD.Non certo un leone (uuuu! attenzione a quel che si dice se no fioccano denunce!) Una difesa ineccepibile, un pubblico favorevole, ma come dico sempre io, cane non mangia cane. Confermata la vergognosa sentenza, per la querela di uno che ha fatto dell'insulto il suo pane quotidiano. Boris, sei proprio una merda, e adesso denunciami. così io poi dico che hai ragione, mi danno la multa me tu rimani una merda".
Il "vaffa" a Fonio
Infine, le cronache riferiscono questa mattina un altro episodio. Protagonista Ruggero Pantani, dipendente comunale a Chiasso e fratello della municipale Roberta che, manco a dirlo su Facebook, ha inveito contro il Consigliere Comunale PPD Giorgio Fonio: "Grazie Giorgio Fonio! grazie a te (e alla banda di morti viventi del P$ e radialchic) a Chiasso si pagheranno più imposte. Grazie Fonio&co ne avevamo proprio bisogno di questo ennesimo aumento. Cordialmente vaff…!”.
Scriveva Schopenhauer...
Forse, nonostante tutto, vale la pena chiudere citando ugualmente Schopenhauer e i suoi insulti: "Le altre parti del mondo hanno le scimmie; l'Europa ha i francesi. La cosa si compensa", scriveva da fiero tedesco. Ma forse, più calzante, è quest'altra stoccata: "Tutti i giornalisti sono, per via del mestiere che fanno, degli allarmisti: è il loro modo di rendersi interessanti. Essi somigliano in ciò a dei botoli che, appena sentono un rumore, si mettono ad abbaiare forte. Bisogna perciò badare ai loro squilli d'allarme solo quel tanto che non guasti la digestione".
AELLE