CRONACA
Strage di Lampedusa, Don Feliciani: "Un dramma che mette il dito sulla nostra indifferenza"
Sull'isola continua senza sosta il recupero dei corpi delle vittime: si teme purtroppo che saranno circa 300. Il parroco di Chiasso si unisce al Papa: "Vergogna!"

LAMPEDUSA - L'ultimo aggiornamento del bollettino di morte di Lampedusa dice che sono stati recuperati 111 morti e che un centinaio di cadaveri giace ancora sul fondo del mare, impigliati tra le lamiere del barcone naufragato. Purtroppo le stime peggiori fatte ieri, considerato il numero dei dispersi, sembrano avverarsi. Si parla di 300 morti: uomini, donne e bambini.

Le operazioni di recupero sono riprese all'alba. E i sacchi mortuari continuano a riempire senza sosta l'hangar dell'aeroporto di Lampedusa. Una tragedia, quella consumatasi ieri sulle coste dell'isola siciliana, che continua a suscitare commozione e indignazione. Come quella del Papa che ieri, con un istintibo grido di dolore durante una messa, ha detto: "Vergogna! Questa è una vergogna!". 

Parole che scuotono, quelle del pontefice. Parole riprese dal parroco di Chiasso Don Gianfranco Feliciani: “La prima cosa che mi viene in mente, riguardo a questa infinita tragedia, è il commento di Papa Francesco, ossia che la prima parola spontanea è “vergogna”. Sono persone disperate che chiedono aiuto, ma trovano un'Europa piuttosto assente e indifferente. La popolazione di Lampedusa è impegnatissima, ma non si può certo lasciare sola Lampedusa e lo Stato italiano per trovare una soluzione a questo problema. Lampedusa è la porta di questo Continente e noi dobbiamo aprire cuore e mani e raccogliere questi rifugiati, che vengono da paesi in guerra e segnati dalla fame. È veramente una tragedia che mette il dito sulla nostra indifferenza, il “terzo mondo” è anche nostro”. 

E continua, “adesso che siamo confrontati anche noi con la crisi economica, certo poca cosa in confronto al dramma dei paesi in guerra, sentiamo questa preoccupazione e questa ansia che attanagliano tante famiglie, può farci capire cosa significano la fame e la solitudine di tanta gente che da decenni soffre la miseria più nera, la carestia. Alla base di tutto ci sono sempre egoismo e ingiustizia, perchè la terra di per sé é ricca e c'é posto e c'é pane per tutti, ma non quando il cuore si chiude. Basta pensare al dramma dello sfruttamento dei frontalieri, di quelli pagati in nero: ieri ho conosciuto un signore che viene pagato 1200 franchi al mese, come si può trattare la gente così? Idolatria del denaro, per i soldi si passa sopra anche alle anime”.

 

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