Il parroco di Chiasso in un’intervista commenta il recente atto vandalico avvenuto nella cappella dell’ospedale Civico a Lugano: “Spostiamo l’attenzione sull’uomo”

CHIASSO - È di stamattina la notizia della profanazione della cappella dell’Ospedale Regionale di Lugano, dove sono state rinvenute scritte oltraggiose nei confronti della religione e un Cristo del ‘400 danneggiato.
Ne parliamo con Don Gianfranco Feliciani, parroco di Chiasso, che con parole mai banali invita a non dare troppo peso a questioni così materiali.
Don Feliciani, come giudica quanto avvenuto durante le vacanze natalizie alla cappella del Civico?
“Guardi, c’è una sorta di esagerazione tra il nostro stracciarci le vesti appena profanano una chiesa e la nostra quasi indifferenza quando vediamo che viene oltraggiato e profanato l’uomo, la persona umana. Penso che rompere un Cristo di legno sia meno grave che licenziare un essere umano in malomodo, o privarlo dei suoi diritti, sbeffeggiarlo, o ancora tenere alla larga un profugo o disprezzare qualcuno per il colore della pelle.
Certo sono segnali molto brutti, però non perdiamoci troppo nelle questioni materiali. Piuttosto chiediamoci il significato di tali gesti, il perché si arriva a profanare un luogo sacro.”
Lei una risposta se l’è data?
“Credo che sia perché così si arriva a profanare la vera immagine di Dio, che non è una statua, ma è l’uomo. Queste cose ad ogni modo non ci devono stupire più di quel tanto…”
Sta dunque dicendo che non bisogna dare troppo peso alla questione?
“Fatti di questo genere sono semplicemente il frutto di una società che adora il denaro, il piacere a tutti i costi, … è poi chiaro che l’essere umano venga calpestato ed
eliminato. Non dobbiamo dunque esagerare più del dovuto l’accaduto, certo però sono davvero brutti segnali, che ci dicono come e quanto la persona umana sia oggigiorno calpestata e profanata”.
Profanazioni di questo tipo sono frequenti?
“Sono un po’ sempre accadute e ogni tanto si sente di qualche episodio. Personalmente ricordo quando ero stato chiamato in causa per la profanazione di alcuni cimiteri nel Mendrisiotto, in quanto conoscevo indirettamente l’autore. Non so dire se ci sia un crescendo di fatti del genere, d’altronde vengono profanati e attaccati anche simboli civili come le scuole, i municipi, i luoghi pubblici… “
Crede che le cose possano dunque venire accomunate?
“Certo, possiamo metterci anche il bullismo, la violenza negli stadi, il razzismo, l’intolleranza e tanto altro. Questi atti sono la manifestazione di un disagio sociale. Profanare una statua non è proprio come rompere una lampadina: siamo in presenza di un disagio che dobbiamo ascoltare, affrontare e comprendere.
D’altra parte in una società che come già detto adora il denaro e schiaccia l’uomo non possiamo pretendere di avere ordine, pulizia, ecologia e rispetto; in qualche modo è ‘normale’ che saltino fuori questi eccessi.
Se il corpo è malato da qualche parte la febbre salta fuori.”
dielle