La confisca di 5.6 milioni al clan della camorra allegerisce il deficit cantonale di 5.6 milioni di franchi. Il procuratore Moreno Capella spiega com'è andata

BELLINZONA – È di ieri la notizia della confisca straordinaria ad opera del Ministero pubblico di fondi depositati in Ticino, che vanno a migliorare leggermente il disavanzo cantonale a preventivo 2014. Il procuratore Moreno Capella spiega oggi sulle pagine del Corriere del Ticino i retroscena dell’entrata straordinaria.
L’importo, 5.6 milioni di franchi, è il risultato di un accordo tra Italia e Svizzera relativo alla ripartizione di beni riconducibili alla camorra. I soldi, come spiega il procuratore pubblico, erano depositati presso una filiale luganese di una banca di Ginevra, in tutto si parla di 13.7 milioni di franchi che si sospettava provenissero dalle attività illegali del clan dei casalesi, e in particolare riconduncibili alle figlie di Ciro Giordano, identificato come uno dei responsabili delle attività di riciclaggio e di finanziamento a diverse organizzazioni camorristiche per i casalesi tra il 1988 e il 1995.
Il procedimento è stato lungo e complesso: tutto è cominciato infatti già nell’aprile del 2001 quando Moreno Capella bloccò i fondi in seguito a una domanda di assistenza giudiziaria internazionale del Tribunale di Santa Maria di Capua Vetere (Caserta).
Il procedimento si concluse con la confisca definitiva del denaro il 23 gennaio 2007, dopo che la sentenza fu confermata dalla Corte di appello di Napoli nel 2005.
“Due anni più tardi il Ministero di giustizia italiano chiese a Berna la trasmissione dei proventi. La Procura ticinese ordinò quindi il passaggio dei capitali domandando al contempo alla Confederazione di negoziare con le autorità italiane un accordo di ripartizione dei proventi.” Spiega il procuratore pubblico Capella.