Questa mattina il Consiglio degli Stati, così come già il nazionale, ha respinto l’iniziativa per l’abbassamento dell’Iva nella ristorazione. Abbiamo sentito Gabriele Beltrami, segretario cantonale di Gastroticino, che non ha gradito la decisione di Berna

BERNA/LUGANO – “Siamo molto delusi. Quella dell’Iva è una discriminazione ingiusta che va risolta.” È questo in sintesi il pensiero di GastroTicino, espresso dal segretario cantonale Gabriele Beltrami, sulla doppia bocciatura alle camere federali dell’inziativa di Gastrosuisse "Basta con l'IVA discriminatoria per la ristorazione", che chiedeva l’abbassamento dell’Iva nella ristorazione al 2,5%, come già avviene per la vendita di alimenti e per le prestazioni take away (leggi articolo correlato).
Una discriminazione, quella rispetto ai take away, che proprio non va giù all’associazione di categoria ticinese, come ci spiega Beltrami.
Gabriele Beltrami, un primo commento sull’esito della bocciatura dell'iniziativa anche agli Stati?
“Siamo molto delusi, quando è nata l’Iva negli anni ’90 la ristorazione era stata categorizzata nei ‘beni di lusso’, ma oggi non lo è più, anzi è una necessità per la maggioranza della popolazione che sul mezzogiorno devono andare al ristorante a mangiare. Ora si andrà a votare presumibilmente a settembre, dunque ci attiveremo a livello nazionale per una campagna che miri a far conoscere e capire alla popolazione quello che si chiedeva nell’iniziativa. Alla Abbiamo raccolto più di 120'000 firme per far sì che la ristorazione sia inserita nel tasso di Iva più basso, operazione in favore dei clienti, ai quali proveremo a spiegarlo.”
Perché crede che entrambe le camere non abbiano voluto accettare l’iniziativa?
“A Berna hanno giustificato il no asserendo che con questa iniziativa si perderebbero circa 700-750 milioni di gettito fiscale, in quanto la ristorazione è il più grande contribuente Iva a livello nazionale. Noi lo capiamo e riconosciamo il problema, ciò nonostante reputiamo scorretto che ad esempio lo stesso panino acquistato da noi è tassato all’8%, ma se lo si compra da un take away la percentuale scende al 2.5%. Questa è una discriminazione ingiusta che vorremmo risolvere.”
In merito al ‘buco’ fiscale che si verrebbe a creare voi avete proposto qualche compensazione o non è prevista dal testo sottoposto?
“No, noi abbiamo solo richiesto il riconoscimento dell’evidente discriminazione vigente e il relativo correttivo, poi è chiaro che se mancano 750 milioni qualche intervento va fatto, ma era compito del Consiglio federale fare una proposta in questo senso, ma purtroppo non è stata fatta e pertanto le camere hanno respinto l’iniziativa.”
La proposta è stata fatta per una reale necessità, ovvero crisi nel settore, oppure solamente per eliminare la disparità di trattamento?
“Innanzitutto sicuramente per eliminare la discriminazione e la disparità a favore del cliente. Dopodiché bisogna dire che la ristorazione negli ultimi anni ha sopportato tantissimi aumenti, come l’aumento del costo della merce o dei costi del personale, in seguito all’introduzione di un contratto collettivo all’avanguardia, ma al contempo i prezzi non sono aumentati di pari passo. Basti pensare ad esempio al caffè, che in Ticino si trova ancora a 1,80/2 franchi. Speriamo davvero che l’iniziativa venga approvata in votazione, perché altrimenti ci vedremmo costretti a prendere dei correttivi sui prezzi di vendita…”
Che tradotto vuol dire un aumento dei prezzi.
“Sì, purtroppo è così. Noi non vorremmo farlo anche perché siamo in un periodo di crisi, non solo per noi, ma anche per il cliente, che è il nostro bene più prezioso.”
Ma come sta la ristorazione ticinese? È davvero un periodo così nero?
“È vero, la ristorazione ticinese è in difficoltà, ma anche perché siamo tanti, sicuramente troppi: abbiamo un ristorante ogni 120 abitanti, quando in Svizzera la media è di quasi 270 abitanti, dunque più del doppio.”
Un’ultima cosa: credete che riuscirete a portare a casa il risultato nella votazione?
“Sarà difficile, comunque noi lavoreremo con tutte le forze a livello nazionale per convincere la popolazione sulla bontà della proposta, che va a favore di tutti.”
dielle