Solo fra il 2012 e il 2013 i contratti interinali sono aumentati del 20%, spesso a scapito di frontalieri e residenti stranieri. Preoccupante anche il diffuso ricorso a pratiche per aggirare l’applicazione dei CCL

BELLINZONA – Il mondo del lavoro ticinese, sempre più sotto pressione, è confrontato non solo con la crescente disoccupazione e i casi di dumping, ma anche con la proliferazione delle agenzie interinali private che dura ormai da un paio di decenni (20% di contratti interinali in più solo fra il 2012 e il 2013). Proliferazione confermata anche dai dati raccolti dall’Ufficio di Statistica (USTAT), per questi i Verdi ritengono “sia necessario contrastare e studiare con più precisione questo fenomeno che, come affermato nel 2007 dal CdS, rischia in talune situazioni di trasformarsi in precariato”.
L’interrogazione, firmata da Elena Bacchetta, Michela Delcò Petralli, Francesco Maggi e Sergio Savoia, apre illustrando la situazione attuale. I dati ricavati dall’USTAT nell’affrontare la questione – scrivono riferendosi a uno studio del maggio 2013– “delineano un trend in deciso aumento: in Ticino il numero di lavoratori ingaggiati dalle agenzie di collocamento temporaneo è passato dalle 4520 unità del 2000 alle 10880 unità del 2011. Questa importante espansione è attribuibile quasi esclusivamente all'aumento dei lavoratori stranieri (passati da 2009 alle 8272 unità), mentre la forza di lavoro svizzera impiegata dalle agenzie interinale rimane sostanzialmente stabile con valori fluttuati tra le 2500 e le 3000 unità”.
Ancora più preoccupante, rilevano ancora, il ricorso a mezzi per aggirare i contratti collettivi di lavoro: “La commissione tripartita ha evidenziato inoltre la pratica di "scorporare" l'agenzia interinale esistente in due o più entità differenti per eludere l'obbligo di rispetto del CCL nazionale introdotto da gennaio 2012, per le società con una massa salariale del personale collocato inferiore ai 1'200'000 franchi”.
Il quadro che ne emerge è perciò senza dubbio preoccupante, aggiungono i Verdi, sottolineando come “nel dibattito attuale sul lavoro non sia accordata la dovuta attenzione agli effetti che queste agenzie hanno sul mercato del lavoro in termini di dumping e precarizzazione”. I firmatario chiedono quindi al Consiglio di Stato:
“Nel 2007 il CdS ha affermato l’esistenza di una correlazione tra libera circolazione e proliferazione di agenzie interinali private (in risposta a una precedente interrogazione sul tema). A sei anni di distanza e a fronte di un ulteriore aumento dei lavoratori assunti dalle agenzie interinali, il CdS ha intenzione di prendere provvedimenti? Quali?”
A fronte dell’aumento delle agenzie di collocamento private, i controlli sono stati potenziati in maniera adeguata?
È stata provata l’esistenza di un fenomeno di sostituzione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato con rapporti di lavoro precari a tempo determinato?
C’è una relazione tra la presenza crescente di personale assunto tramite agenzie di collocamento e il dumping salariale?
Come si spiega il CdS la rapida diffusione di agenzie di collocamento privato a scapito delle agenzie di collocamento pubblico? È possibile privilegiare le agenzie di collocamento cantonali rispetto a quelle private?
Il Consiglio di Stato non ritiene opportuno realizzare uno studio esaustivo sul fenomeno delle agenzie in collocamento, che da ormai vent'anni conoscono un vero e proprio boom?
Dal momento che le agenzie di collocamento sottostanno a disposizione federali, il delegato cantonale per i rapporti confederali ha già esposto la questione al Consiglio Federale? In caso di risposta negativa, non si ritiene opportuno affrontare la problematica?”