CRONACA
Reto Ceschi: “Alla guida della informazione alla RSI con indipendenza, qualità e fair play”
Il nuovo responsabile del dipartimento informazione parla della nomina che ricoprirà dal primo giugno: “Il mio compito sarà mantenere il livello attuale e migliorare il correggibile, e so di poter contare su un team di qualità”

LUGANO – Reto Ceschi, mercoledì mattina lei è stato nominato come successore di Maurizio Canetta. Dal primo giugno sarà quindi il nuovo responsabile dell’informazione RSI, come ha accolto la decisione del Consiglio di amministrazione?
“Con molta soddisfazione. Non si studia, non si costruisce la propria carriera con lo scopo di diventare responsabile dell’informazione, se accade quindi, se qualcuno viene ritenuto all’altezza di questa mansione, non può che calarsi umilmente in questo ruolo. Cosa che farò a partire da giugno”.

Come intende impostare la sua guida del dipartimento?
“Per parlare di programmi precisi è ancora presto. In generale però, visti i risultati attuali, davvero buoni, potrei dirmi quasi preoccupato di assumere la carica di responsabile di un dipartimento che va bene. Il mio compito sarà quindi quello di cercare di mantenere il livello attuale e, se possibile, migliorare il correggibile e in questo posso contare su tante colleghe e tanti colleghi di qualità che già fanno parte del dipartimento. Il prossimo futuro sarà un periodo di grandi cambiamenti – dal primo giugno ci sarà anche un nuovo direttore! –, bisognerà quindi garantire i successi ottenuti e la qualità del lavoro svolto finora consolidandoli e lavorando sui punti ancora migliorabili. In vista ci sono sempre nuove sfide, il mondo dei media cambia velocemente e, come si dice, “bisogna essere sul pezzo”.

Continueremo a vederla alla conduzione di 60 minuti e Democrazia diretta?
“Sì. In che misura è ancora da valutare, sarà un aspetto certamente da discutere. Ma continuerò ad occuparmi, magari non da solo, dei dibattiti televisivi e della campagna per le elezioni 2015. Idealmente quindi, rimarrò in video anche in futuro. In realtà è un aspetto che non è stato neanche messo in discussione: guidare il dipartimento anche ‘in azione’, mantenendo cioè un ruolo giornalistico, fa parte dei compiti del responsabile”.

La sua esperienza alla RSI comincia nell’87, quando entra in azienda come praticante redattore al Quotidiano. Ventisette anni dopo, come ripercorre la sua carriera alla RSI? Quali i momenti che più l’hanno colpita?
“Ho avuto la possibilità di svolgere un lavoro molto bello, che mi ha offerto tantissime opportunità e occasioni. Alcune le ho colte bene, con altre avrei potuto fare meglio. Però ho avuto tantissimo da questi anni e ho ancora la voglia e le energie per impegnarmi e lavorare in un ruolo che sarà diverso da quelli avuti finora, portando con me l’esperienza fatta e comportandomi secondo i principi che mi hanno accompagnato in questi anni. Per essere professionale, sempre, tre sono i concetti fondamentali: indipendenza, che per non rimanere una parola vuota ha bisogno di preparazione e competenza, altrimenti si è solo deboli; qualità del prodotto offerto e fair play. Nessuna preferenza o approccio pregiudiziale quindi, ma la determinazione a muoversi con correttezza dentro un quadro complesso e senza concedere privilegi”.

Il riferimento è ora alle pressioni politiche.
“Sì, questo è spesso un argomento di discussione. Io penso che ognuno fa il proprio mestiere. C’è chi fa le pressioni, chi manifesta le proprie critiche, che, giuste o meno, rimangono un diritto legittimo, e c’è chi, professionista dell’informazione nel settore pubblico, sa muoversi con correttezza grazie al rispetto di quei tre criteri fondamentali appena citati: indipendenza, qualità e fair play”.

Infine, come vede il mondo del giornalismo oggi?
“Siamo in una fase di grandi cambiamenti. Perciò mi sento come qualcuno che deve garantire il presente, dimostrandosi capace di gestire la quotidianità e portando in porto al meglio i progetti a medio termine. Ma con anche, allo stesso tempo, la capacità di guardare a un futuro pieno di incognite. Questa è la difficoltà odierna: saper mantenere questo duplice sguardo. Ed è la sfida che affronterò da giugno, forte dell’esperienza maturata, che dovrebbe consentirmi di svolgere questa doppia missione al meglio. Almeno è quello che mi auguro!”

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