Gli hacker sono riusciti a bloccare i dati informatici delle tre ditte, facendo poi sapere che li avrebbero liberati solo in cambio del versamento di un riscatto. Una pratica di estorsione via web sempre più diffusa

LUGANO – Tre aziende ticinesi sono state vittime di un attacco hacker. A darne notizia il Caffè, gli hacker sono riusciti a bloccare i dati informatici delle tre ditte, facendo poi sapere che li avrebbero liberato solo in cambio del versamento di un riscatto.
Stando sempre a quanto riporta il domenicale, i tre imprenditori colpiti sarebbero tutti molto conosciuti in Ticino. Uno di loro, di fronte alla ‘paralisi’ causata dall’attacco, ha deciso di pagare subito la somma richiesta e in pochi minuti si è visto riconsegnare ‘le chiavi’ del proprio sistema informatico e ha potuto riprendere a lavorare. Gli altri due invece non hanno ceduto al ricatto e si sono salvate grazie al back up, ossia le copie dei dati fatte in precedenza.
Questi tentativi di estorsione via web stanno prendendo sempre più piede, come spiega l’esperto informatico Paolo Attivissimo al Caffè. La pratica viene chiamata "ransomware", ed è paragonabile a un sequestro lampo con riscatto immediato: i sistemi delle aziende vengono messi fuori uso introducendo, spesso con l’invio di un file pdf spacciato per una fattura, sofisticati virus in grado di criptare con complicatissime password tutti i file. In questo modo i dati dell’azienda si trovano ancora nel sistema ma risultano di fatto inaccessibili.
A questo punto arriva via mail la prima richiesta di riscatto, solitamente, spiega ancora Attivissimo, “gli hacker partono da una cifra bassa, circa 300 franchi. Poi più passa il tempo e più la richiesta aumenta sino a raggiungere nel giro di due, tre giorni importi notevoli”. I ‘sequestratori’ contano sul fatto che pagare il riscatto è comunque meno oneroso e più veloce che rivolgersi ad esperti informatici per la bonifica del proprio sistema.