Pizolli, della Cantonale, spiega i dettagli della truffa con protagonisti i due deputati: “È un tipico caso di phishing: i truffatori si appropriano dei dati di una persona per impadronirsi del suo account e ottenere soldi da terzi”

LUGANO – “Ho scoperto che era già da tre giorni che mi deviavano le mail e avevano messo mano al mio profilo modificandolo. E non mi ero accorto di nulla. Da questa mattina poi sono cominciate ad arrivare le chiamate da parte di amici e conoscenti che mi chiedevano se fossi davvero a Barcellona, ma io son qui a Lugano e non mi sono mai mosso”.
Così, racconta, il deputato Gerri Beretta Piccoli si è accorto che il proprio account era stato preso di mira (vedi articolo allegato). Come ciò sia successo, rimane però un mistero: “Io non sono decisamente un esperto, anzi. E anche il mio ‘mago del computer’, che mi ha aiutato a risolvere la situazione, non è riuscito a capirlo. Mi ha detto però che sul mio profilo è stato fatto un lavoro da certosino”.
Infatti, spiega Beretta Piccoli, oltre ad aver modificato tutte le risposte alle domande di sicurezza, gli hacker hanno cambiato il numero di telefono, che compare anche in calce alle mail, con uno molto simile, differente per una sola cifra. “Mi è toccato rifare un nuovo account mail e per fortuna sono riuscito ad avvisare tutti che si trattava di una truffa e di non inviare denaro”. E appena in tempo tocca aggiungere: “Uno solo dei miei contatti, ho saputo, stava già per mandarmi mille franchi. Ma nessuno c’è cascato fino in fondo inviando davvero il denaro”.
Infine, chiediamo a Beretta Piccoli se ha pensato di denunciare l’accaduto: “Per la denuncia contro ignoti vedremo, sentirò Alex (ndr. Pedrazzini, l’altro deputato il cui indirizzo di posta è stato preso di mira dai truffatori) che essendo anche avvocato mi saprà dire se è il caso o meno. Nel frattempo io ho già segnalato l’accaduto alla Polizia, che mi ha detto che sono a conoscenza del problema e di cambiare account”.
Pizolli: “Uno dei casi di truffa via web più ricorrenti”
Infatti, contattato da Liberatv, Renato Pizolli, portavoce della Polizia cantonale, spiega che segnalazioni di questo tipo sono una costante: “All’interno delle truffe via web, ci sono alcuni tipi sempre presenti. E questa della falsa richiesta di aiuto è una di quelle ‘dalla prima ora’, che si ripresenta in maniera abbastanza ricorrente”.
Nel caso dei due deputati, si chiedeva di inviare il denaro in Spagna, ma non è detto che i truffatori operassero da lì: “È verosimile però. Questo tipo di raggiro rientra nella famiglia di truffe chiamata ‘nigeriana’ e da questo capiamo già quale ne è uno dei principali centri di attività. Ma ‘in gioco’ ci sono anche altre nazioni e la Spagna non è nuova a questo tipo di attività. Molto ricorrente lì, nell’ambito della truffa nigeriana, è quella della finta vincita alla lotteria, per cui si chiede alla vittima un anticipo per sbloccare il versamento del premio. E quando qualcuno comincia a inviare una somma, all’inizio modesta, si continua a provare con ulteriori richieste. Qui il sistema è un pelino più sofisticato, perché si chiedono soldi per conto di qualcun altro a un terzo, ma il meccanismo alla base è del tutto simile”.
Si tratta in sostanza, spiega ancora Pizolli, di un tipico caso di ‘phishing’ in cui i truffatori si appropriano prima dei dati di una persona utilizzandoli per impadronirsi del suo account o della sua identità per ottenere poi, in questo caso, soldi da terzi. E i modi per cascarci sono molti: “Non si tratta di avere una password troppo semplice. Il più delle volte i truffatori riescono a ottenere dati sensibili inviando mail del tutto simili a quelle di società serie, per esempio il provider su cui abbiamo il nostro indirizzo, una compagnia telefonica o una grossa banca, e chiedendo alle vittime di fornire o confermare i propri dati per questioni di sicurezza. Oppure, in altri casi, riceviamo mail che ci invitano, per x ragioni, ad aprire un link e in questo modo attiviamo programmi nocivi che danno accesso al nostro computer”.
Ci sono poi anche molti altri metodi, i meccanismi di raggiro via web si evolvono velocemente e diventano sempre più sofisticati, aggiunge, “ma questi sono i più diffusi e pericolosi perché i più efficaci”. Il consiglio di Pizolli per evitare problemi è quindi quello di non fornire mai i propri dati e non cliccare mai link di mail che non sembrano chiare e meglio ancora non aprire del tutto le mail di cui non si conosce il mittente. “In sostanza, per evitare brutte sorprese è sempre meglio non rispondere. Poi può anche capitare che qualcuno riesca ad aver accesso al nostro pc senza che per forza si siano commesse delle imprudenze, ma ecco che se si tiene questo tipo di comportamento si è comunque già aumentato di un pochino il proprio grado di sicurezza”.
E proprio la prevenzione e la maggiore attenzione da parte delle potenziali vittime rimane l’arma migliore contro questo genere di truffe. Anche perché, come ormai ben si sa, è difficile, se non quasi impossibile, risalire agli autori di questi raggiri: “Agiscono dall’estero e sanno far perdere le loro tracce confondendo le acque. Si nascondono dietro a una rete di pc che utilizzano in remoto senza che i veri proprietari se ne accorgano. Oppure si appoggiano su identità fasulle, con mail e numeri di telefono costruiti su dati e documenti rubati ad altri. Le richieste di denaro inoltre vengono sempre fatte per via rogatoriale da altre nazioni in modo da render ancor più difficile rintracciare i soldi e gli autori della truffa”
Ma quanti, cerchiamo di capire infine con Pizolli, i casi che si registrano in Ticino? Quantificare in maniera esatta, spiega, è difficile: “Noi riceviamo perlopiù segnalazioni da parte di persone che si ritrovano l’account bloccato e conoscenti che li contattano per aver chiarimenti sulla loro richiesta di aiuto. Di denunce invece non ce ne sono molte, solo in rari casi alcune persone arrivano effettivamente a versare del denaro, ma si tratta spesso di piccole somme. Le segnalazioni riguardano quindi più che altro il fastidio e la difficoltà nel ritrovarsi con il proprio account bloccato e i propri contatti in mano a sconosciuti e malintenzionati”.
Dati precisi, conclude, non ce ne sono: “Non teniamo una statistica separata, queste segnalazioni rientrano tutte nella voce più generale di ‘truffe’. In ogni caso le segnalazioni legate in generale al fenomeno del phishing sono nell’ordine delle centinaia all’anno: un numero costante che non registra picchi. Molte di queste poi restano appunto solo segnalazioni perché le persone non subiscono un danno economico. Anche per questo molti decidono di non informare nemmeno la Polizia dell’accaduto. Rimane infatti una scelta soggettiva, ma per noi come Polizia una segnalazione può comunque rivelarsi importante perché ci permette quantomeno di monitorare e conoscere il fenomeno e capire se ci sono evoluzioni”.