Lugano, il presidente del Comitato di organizzazione: è un evento popolare e sportivo non un'occasione per Vip o presunti tali di mettersi in mostra. "Diamo a Cesare quel che è di Cesare"

LUGANO – “A qualche giorno dall’ottantaduesima Traversata del lago ho riletto con attenzione tutto quanto è stato scritto in merito a questo stupendo evento popolare, ma purtroppo non ho letto cosa esso rappresenta e con quale spirito si affrontano i 2500 metri che separano Caprino da Lugano. Ritengo quindi importante dare a Cesare quel che è di Cesare”.
Mauro Antonini, comandante delle Guardie di confine e candidato al Consiglio di Stato, esprime la propria amarezza, in veste di presidente del comitato organizzatore della traversata, per certi riflessi che l’evento ha avuto sui media.
Lo fa in un opinione pubblicata oggi dal Corriere del Ticino, che riportiamo. Chiaro, la traversata di domenica ha visto i riflettori puntati soprattutto sulla “prima volta” del sindaco Marco Borradori. Ma ecco le parole di Antonini.
“Domenica mattina ho visto arrivare i primi iscritti, quelli più mattinieri, ancora un po’ assonnati, ma con il sorriso sulle labbra. Più il tempo passava e sempre più persone, in modo ordinato e rispettoso, s’indirizzavano ai punti di registrazione e distribuzione del materiale.
È sempre una bella atmosfera: dai più giovani desiderosi di farsi una schiumeggiante nuotata, ai nuotatori con più esperienza, riflessivi e ponderati, ma anch’essi impazienti di attraversare il nostro lago e di riguadagnare il versante luganese. Alcuni hanno abbandonato a riva la loro sedia a rotelle e assieme ad essa il pensiero ricorrente di quel giorno che ha cambiato loro la vita, volenterosi di riuscire ad attraversare il lago assieme a tutti gli altri.
Si incontrano volti noti, meno noti e sconosciuti, si condividono paure, pensieri, strategie, si ride e si scherza, tutti pronti a condividere allo stesso modo questo attimo di vita: questa è la vera anima della Traversata del lago di Lugano, non i VIP o presunti tali.
Sparato il colpo di partenza da un’atletica madrina, tutti in acqua. Poi, bracciata dopo bracciata, ecco i primi arrivi, quindi il momento in cui la partecipante più anziana, raggiante, esce dall’acqua e gioiosa saluta il pubblico, dopo aver onorato il suo impegno e lo spirito della manifestazione. Man mano arrivavano tutti, felici, commossi, orgogliosi di aver raggiunto il proprio personale obiettivo: esserci, aver partecipato.
C’erano anche i più piccoli: bambini tra i sei e i tredici anni, anch’essi fieri della loro minitraversata; vederli in acqua con le loro boette è stato bello ed emozionante.
Sarebbe stato bello poter leggere l’esperienza vissuta da chi, diversamente abile, ha nuotato sul dorso a forza di braccia, leggere i sentimenti di chi, talmente infreddolito, accudito dai samaritani non riusciva nemmeno a bere, da solo, un sorso di brodo caldo. Ascoltare le impressioni della signora classe 1936, che con caparbietà ha raggiunto il Lido di Lugano. Leggere negli occhi la soddisfazione dei bimbi che hanno nuotato nel lago per 250 metri. Ascoltare chi con tenacia ha superato la prestazione dell’anno precedente, vivere l’ambiente degli addetti alla cucina che si sono prodigati a preparare un piatto di pasta al popolo della Traversata. Tutto ciò non è stato né scritto né detto. Peccato.
La Traversata popolare del lago non deve diventare l’ennesima vetrina di chi ha bisogno d’esser visto: è fatta invece per la gente, per coloro che hanno avuto il coraggio, la costanza e la voglia di misurarsi con se stessi, senza secondi fini. Domenica sono stati loro i veri protagonisti della manifestazione”.