Per Masoni, l’ex consigliera di Stato da poco presidente di TicinoModa, si tratta di un settore piena crescita che rappresenta un’opportunità professionale anche per i giovani ticinesi. “Ma il Cantone dovrà fare la sua parte a livello di formazione"

MENDRISIO – Le cifra parlano da sole: 90 milioni di gettito di imposte, tra comunali e cantonali, 10 miliardi di cifra d’affari, circa 4'500 addetti… La moda è un settore sempre più importante per il Ticino, ma in forma completamente diversa, decisamente più moderna, di come lo fu tradizionalmente in passato, quando era semplicemente industria tessile. Nei giorni scorsi l’ex consigliera di Stato Marina Masoni ha assunto la presidenza di TicinoModa (ex Associazione dei fabbricanti del ramo dell’abbigliamento), subentrando al presidente “storico” Franco Cavadini.
“Oggi – ha detto Masoni nel suo primo discorso - l’industria della moda – lo abbiamo constatato con soddisfazione e grande attenzione – è indicata sia dall’IRE sia dal BAK di Basilea come uno dei “metasettori” trainanti per l’economia ticinese. Chi avrebbe mai detto che la moda avrebbe sostituito in questo ruolo di motore economico cantonale la piazza finanziaria? Chi avrebbe mai detto che le aziende della moda, complessivamente considerate, oggi avrebbero dato al Cantone e ai Comuni un gettito fiscale superiore a quello delle banche? Sono risultati veramente straordinari. È vero: i cambiamenti intervenuti intorno a noi, sul mercato internazionale, hanno offerto al Ticino opportunità enormi, quasi uniche. È stata una costellazione economica assolutamente propizia. Ma è giusto ricordare e sottolineare che queste opportunità, date dagli sviluppi del mercato della moda sul piano europeo e mondiale, non necessariamente, non automaticamente dovevano planare sul nostro territorio. Potevano andare altrove. E invece sono arrivate qui”.
Anche grazie al costante lavoro di TicinoModa, ha aggiunto la neo presidente.
“Oggi purtroppo non sempre l’insediamento di un’impresa industriale, soprattutto se fortemente orientata alle esportazioni è visto di buon occhio. Il nostro nuovo consigliere di Stato Christian Vitta lo sa bene perché ha toccato con mano, quando era sindaco di Sant’Antonino, questo atteggiamento non positivo di una parte del mondo politico. Sarà quindi molto importante il dialogo istituzionale. Il fatto di avere come interlocutore privilegiato, a capo del Dipartimento delle finanze e dell’economia, un ministro che nel recente passato ha promosso, nel suo comune, lo sviluppo competitivo dell’industria della moda è per noi una garanzia”.
Masoni si riferiva all’arrivo a Sant’Antonino dello stabilimento Gucci.
“Una parte delle aziende nostre associate – spiega a liberatv - hanno ancora la produzione, altre gestiscono una ‘logistica complessa’, altre ancora hanno in Ticino la gestione dei marchi. Ma per favore smettiamola di parlare di capannoni e di aziende a basso valore aggiunto: pensiamo alle imposte, ai salari, alle attività indotte che hanno portato in Ticino. Queste aziende non sono ‘capannoni’, come le chiama qualcuno, sono stabilimenti che svolgono attività complesse”.
Un comparto in piena crescita che, secondo Masoni, rappresenta un’opportunità professionale anche per i giovani ticinesi. “Ma il Cantone dovrà fare la sua parte a livello di formazione, perché stiamo parlando di competenze che non sempre il nostro territorio può offrire. Come TicinoModa intendiamo dunque lavorare anche a livello di formazione, perché le aziende richiedono profili diversi e altamente specializzati”.
Masoni ribatte anche a chi ritiene che queste aziende si siano insediate in Ticino solo per poter far capo a manodopera frontaliera.
“Le aziende sono attirate dalle condizioni quadro generali: fisco, stabilità, e anche mercato del lavoro, certo, ma pure dalla vicinanza con il grande polo della moda di Milano. Bisognerà lavorare per continuare a garantire questa attrattività, consapevoli dell’effetto moltiplicatore determinato dalla nascita di un ‘polo della moda’, che crea competenze e attira nuove aziende”.
emmebi