Alla donna doveva essere rimosso un tumore e al posto del seno le resta un nodulo informe e profonde cicatrici. I fatti risalgono al 2010, per la Commissione di vigilanza non sussiste però nessuna violazione dei suoi diritti
LUGANO – Un altro caso di tumore al seno e la paziente che esce sfregiata dal tavolo operatorio. A rivelarlo è di nuovo il Caffè e torna il nome della Sant’Anna, che in questo caso però ha solo messo a disposizione la sala operatoria: il dottore, un chirurgo estetico, opera anche in altri istituti e quanto avvenuto alla donna non si può ricondurre a un errore medico, come fu nel caso della paziente a cui asportarono entrambe i seni.
La donna, oggi 60enne, era stata indirizzata alla clinica dal Centro di senologia di Bellinzona per la rimozione di un tumore di 1,6 centimetri (con relativa ricostruzione del seno). Ma, come mostrano le foto pubblicate dal domenicale, dalla sala operatoria è uscita senza aureola né capezzolo e con una protuberanza informe e dolorosa ricavata tirando un lembo del muscolo cutaneo dorsale che si muove quindi assieme al braccio. Sfregiata, appunto. “Così mi ha ridotta il chirurgo estetico”, commenta la donna parlando delle fitte, dei dolori e delle profonde cicatrici alla schiena. “Nessuno può dirmi che dico fandonie, sul mio corpo ho la prova”.
I fatti risalgono al 2010. In questi cinque anni la donna ha raccolto la documentazione che la riguardava e cercato aiuto presso altri specialisti. Proprio la speranza di trovare qualcuno che potesse rimediare al disastro, spiega, l’aveva portata a non denunciare il medico che l’aveva operata, di cui parla come un uomo privo di sensibilità. Un altro aspetto della vicenda che ferisce la donna. “Disturba la mancanza di rispetto. Il chirurgo non mi ha mai spiegato in modo dettagliato l'operazione. Né prima né dopo, né s'è mostrato dispiaciuto. Ha utilizzato termini vaghi, a volte espressioni brutali e battute. Contrariamente da quanto mi avevano spiegato al Centro di senologia, avrebbe svuotato il seno, riempito con tessuto prelevato da dietro, e rifatto areola e capezzolo”. E di fronte alle perplessità sollevate dalla paziente, il medico, racconta ancora, reagì male, chiudendo la questione con un “si fa come dico io”.
Nessun tentennamento nemmeno di fronte ai risultati dell’operazione. “Dico che ho dolori persistenti e mi risponde che anche a lui fa male un'ascella perché è caduto sciando”.
La donna ha anche scritto, nel 2011, alla Commissione di vigilanza sanitaria presentandole il suo caso. La risposta è giunta solo tre anni dopo, sollecitata dalla paziente, al chirurgo e con copia a lei. “Non sussistono violazioni dei diritti dei pazienti” il ‘verdetto’. Il medico, dal canto suo, non ritiene di essere incorso in errori medici e si rifiuta di coinvolgere la propria assicurazione responsabilità civile.
Dalle richieste agli altri specialisti, l’unico approccio professionale, spiega, le è arrivato da un medico di Zurigo. Ma in questo caso la stessa donna dovrebbe pagarsi i costi dell’operazione. “E non vedo perché devo continuare a sostenere spese. In tutta questa storia sono io la vittima”.
Alla donna, oltre alle cicatrici, rimangono quindi tanti interrogativi sul suo caso. “Perché il Centro di senologia a Bellinzona, pubblico quindi, mi manda in una clinica privata? Perché non mi opera anche un ginecologo? Perché è stata tolta la fascia pettorale? Perché mi è stato fatto credere che il tumore aveva toccato areola e capezzolo mentre il referto del Centro di senologia datato 2 novembre 2010 attesta il contrario?”
Il medico, contattato dal Caffè, spiega di non poter parlare del caso specifico in assenza id una autorizzazione scritta della paziente, ma si dice pronto “ad accogliere e ascoltare la signora, se ha necessità di migliorare il suo stato”.
“Ogni volta che un paziente non è contento del mio operato a me spiace molto – conclude il medico – . Ho sempre cercato di fare del mio meglio, tutto quello che tecnicamente mi è consentito, il che non significa per forza riuscire sempre ad ottenere buoni risultati”.
Il perché la donna sia stata affidata alle sue cure dal centro di senologia lo spiega, sempre al Caffè, la dottoressa Olivia Pagani, oncologa del Centro. Nel 2010, momento a cui risale la vicenda della paziente, all'interno dell'Ente ospedaliero cantonale non c'era ancora il servizio di chirurgia plastica. “Non esisteva proprio la specializzazione. L'Ente, quindi, prima faceva capo a due specialisti di riferimento. E la signora è stata visitata da uno di questi due professionisti che, a quel tempo, collaboravano con il nostro centro, oltre a lavorare anche nel settore privato”.
La dottoressa, che non può esprimersi sul caso specifico e rimanda quindi al medico per ottenere maggiori informazioni, spiega che da un anno a questa parte è disponibile anche all’Ente la specializzazione di chirurgia estetica. L’ente, dal 2014, ha quindi a disposizione “un proprio chirurgo estetico che segue anche tutti quei casi in cui dopo l'intervento è necessaria una ricostruzione”. Si tratta, aggiunge, del dottor Yves Harder – responsabile di chirurgia plastica e ricostruttiva all'ospedale Regionale di Lugano, Civico e Italiano –, “che nelle due sedi del Centro di senologia: l'ospedale Italiano di Lugano e il San Giovanni di Bellinzona”.