La deputata: "La politica, per chi fa televisione o radio, deve essere lasciata fuori dalla porta. Ma non è così, non è mai stato così, e certe scelte si pagano"
LUGANO – Sull’ultimo numero di Opinione Liberale, la deputata del PLR Maristella Polli, torna sul tema RSI. E lancia nuovi siluri all’azienda per cui ha lavorato per molti anni.
di Maristella Polli *
Non si placano le discussioni, le critiche, le polemiche attorno alla RSI! Collaboratori delusi, amareggiati che non capiscono gli atteggiamenti della Direzione e che, soprattutto, hanno paura di parlare, di esprimere il loro malcontento perché le minacce di licenziamento possono essere sempre presenti. È di questi giorni la notizia della decisione di procedere alle ristrutturazioni logistiche dell’azienda di Comano, dove la SSR investirà sui 60 milioni.
Ora, è vero che il budget per la logistica non ha niente a che vedere con i finanziamenti di programmazione, ma può sembrare fuori luogo confermare una decisione di queste dimensioni in un momento di sconforto e di difficoltà nei rapporti tra collaboratori e vertici della RSI. Si ricordi che il pubblico amico si sta assottigliando e la futura presa di posizione nei confronti del servizio pubblico potrebbe riservarci altre dolenti note!
E pensare che tutti, o quasi, negli anni passati, hanno sempre valorizzato il lavoro svolto dalla RSI, ma la decadenza della qualità dei programmi, la sempre minor attenzione al territorio di riferimento, che non è solo il Ticino e il Grigioni italiano ma tutta l’italofonia in Svizzera, hanno cancellato questa fedeltà.
Nel 2002, dopo tanti tentennamenti, si riuscì a mappare il pubblico di riferimento con una ricerca durata ben 6 mesi (gli autori: la sottoscritta e il professor Alessio Petralli) proprio per riconquistare quelle fette di telespettatori Oltre Gottardo che si erano perse nei decenni.
I direttori Ratti e Balestra confermarono la loro intenzione di metter in atto finalmente una politica di espansione e di coinvolgimento dell’intero territorio elvetico. Ma, purtroppo, le cose non andarono a finire così. E ancora oggi rimpiango la perdita di un pubblico potenziale italofono che avrebbe sicuramente contribuito alla valorizzazione della RSI.
I giornali ticinesi non lesinano critiche molto aspre alla dirigenza attuale che, bisogna ammetterlo, non fa niente per cercare di recuperare la credibilità indispensabile ad un buon andamento aziendale.
A Berna, alla direzione generale e nel comitato centrale, siamo rappresentati proporzionalmente in minoranza e le nostre consorelle ginevrine e zurighesi se la ridono se noi litighiamo e ci esponiamo a decisioni negative sul nostro operato e sulle nostre strutture.
Parliamo di logistica ma non sappiamo ancora oggi quanti saremo fra 5 anni e quel che più lascia perplessi è che la situazione all’interno dell’azienda non si sblocca. Non sono certo le prese di posizione dei vari articoli redazionali a poter influire sul cambiamento ma fanno capire a tutti che bisogna rinnovare, cercare soluzioni alternative, mostrarsi umanamente disponibili nei vertici della RSI per poter recuperare fiducia e credibilità.
Per quanto concerne la qualità dei programmi ho sempre sostenuto, e lo faccio tutt’ora, che se professionisti seri realizzano trasmissioni di qualità problemi non ne sorgono, al massimo si possono criticare o lodare, ma se chi li realizza non ha una formazione adeguata, non è stato preparato al ruolo che gli è stato assegnato, allora sono guai: la qualità sarà difficile elevarla.
Facciamo attenzione al nostro pubblico che non vive solo di informazione, sport e quiz ma che vive una realtà sempre più difficile da gestire. Non si deve considerare la propria idea redazionale come depositaria della verità ed essere di parte ogni volta che si esprime un giudizio. Il servizio pubblico deve informare in modo corretto la popolazione e non deve essere tendenzioso.
La politica, per chi fa televisione o radio, deve essere lasciata fuori dalla porta. Ma non è così, non è mai stato così e ancora oggi si pagano le conseguenze di scelte forse politiche ma non di certo valide. RSI, parte del vostro mondo: ma è proprio vero?
* deputata in Gran Consiglio