Alberto Zoppi, che con il suo studio di consulenza legale ha affrontato diversi casi, denuncia il problema: "Le conseguenze per i ragazzi possono essere pesanti, perché la posta in palio oggi è sempre più alta"

LUGANO - "In Ticino il problema è ancora tabù, ma è una realtà che non si può più negare". Parola di Alberto Zoppi che, attraverso il suo studio di consulenza legale, si è occupato di diversi casi che raccontavano storie di mobbing all'interno delle scuole da parte di docenti sugli allievi.
Il Caffé, che lo ha intervistato, cita diversi episodi simbolici, tutti legati alle note. Qualche esempio. C’è stato l’allievo bocciato dal docente, padre della sua ex fidanzatina, per aver mollato la figlia poco prima degli esami. Oppure la liceale a cui era stata promessa una nota che le avrebbe garantito la promozione e poi le è stata negata. O ancora lo studente di scuola media-superiore che è stato bocciato da un docente che non condivideva il ruolo e le azioni politiche del padre.
Valutazioni arbitrarie che Alberto Zoppi è riuscito a ribaltare in sede di ricorso e che spingono il giurista ad alcune considerazioni forti: "Negli ultimi anni il mobbing a scuola (non inteso come bullismo, ma piuttosto come persecuzione di uno o più docenti verso uno o più allievi) ha assunto un ruolo molto importante, inserendosi in modo subdolo ma progressivo, sino a diventare una realtà che non si può più ignorare".
"Il motivo di tali atteggiamenti - secondo Zoppi - è spesso futile, legato a un semplice senso di antipatia nei confronti di un particolare studente. Ma le conseguenze per i ragazzi possono essere pesanti, perché la posta in palio oggi è sempre più alta".