CRONACA
A Locarno va in scena il "Forum economico". Albertoni, Modenini e Lucibello: "Basta criminalizzare chi fa impresa". "Politica dirigista che rifiuta il dialogo". "Scollamento tra realtà dei fatti e percezione"
Tre figure di primo piano del mondo economico ticinese hanno spiegato il loro punto di vista martedì sera nell’ambito di una serata organizzata dal Rotary Club di Locarno. Il confronto è stato moderato da Michele Dedini
LOCARNO – Non un dibattito, ma un confronto. Tre figure di primo piano del mondo economico ticinese hanno spiegato il loro punto di vista martedì sera nell’ambito di una serata organizzata all’albergo Belvedere dal Rotary Club di Locarno: Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio, Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi, ed Enzo Lucibello, presidente della DISTI, l’associazione che riunisce i grandi distributori. Il confronto è stato moderato da Michele Dedini, presidente del Rotaty locarnese e dell’ASSEA, l’Associazione economia e ambiente.

I relatori hanno parlato di economia, di politica, di prospettive di sviluppo… E non poteva mancare un ricorrente accenno al voto di domenica scorsa sulla tassa di collegamento. Il messaggio unanime è stato: basta criminalizzare e penalizzare chi fa impresa, chi crea quella ricchezza senza la quale lo Stato non avrebbe le risorse necessarie a garantire i servizi e il sistema sociale che mezzo mondo ci invidia.

Ecco alcuni passaggi salienti degli interventi.

Albertoni
- “Non so se c’è uno scollamento tra l’economia e la politica, tra l’economia e la società. Di sicuro c’è uno scollamento tra la percezione delle cose e la realtà di fatti. In Ticino siamo molto bravi a criticare tutto, a dipingere situazioni catastrofiche. Non mi riferisco al tasso di disoccupazione, che è sempre molto controverso, ma agli indicatori che dimostrano che abbiamo un’economia dinamica e diversificata. Dobbiamo decidere se parlare di realtà o di percezione. Certo, in alcuni settori economici assistiamo a un rallentamento, ma non così grave come alcuni ritengono”.

Modenini
- “Le nostre aziende esportano oltre l’’80 per cento della produzione e sono quindi confrontate con la concorrenza internazionale. Quel che mi preoccupa, dopo tre crisi vissute a distanza di pochi anni, è la capacità di investire ancora sul territorio. Anche perché sempre più spesso le decisioni vengono prese da direzioni centrali che non hanno sede in Ticino. Dal punto di vista dell’occupazione stiamo meglio di altre regioni svizzere, e questo anche perchè – so che è un discorso che parte dell’opinione pubblica non accetta – abbiamo un costo del lavoro più competitivo grazie alla manodopera frontaliera. Ma mi preoccupa il fatto che sul fronte della produttività siamo al di sotto della media nazionale e anche su quello della capacità innovativa”.

Lucibello
- “Il commercio è l’unico settore che non può delocalizzare, che è legato per forza di cose al territorio. Ecco perché è importante difenderlo e non demonizzarlo come va di moda fare da più parti politiche. Il cambio franco-euro ci ha messo in ginocchio. Se una qualsiasi fabbrichetta licenzia cinque operai assistiamo a un can can mediatico. Ma se la grande distribuzione perde duecento posti di lavoro non fa notizia. La vera concorrenza per noi commercianti, piccoli e grandi, viene da oltre confine, dove i salari sono un terzo dei nostri, e dove affitti e oneri sociali sono nettamente più bassi. Ci si chiede di abbassare i prezzi, ma noi dobbiamo fare i conti con i costi fissi e con i dazi, per esempio quelli che tutelano il settore agricolo svizzero. Non posso certo obbligare la gente a far la spesa in Ticino. Posso solo invitare, raccomandare…”.

Albertoni
- “Ci hanno riempito per anni la testa di slogan contro l’economia: troppi capannoni, aziende che inquinano, che generano traffico, che assumono frontalieri e devastano il territorio. Oggi in Ticino fare un discorso in favore e a sostegno dell’economia è diventato quasi impossibile”.

Modenini
- “In Ticino solo il 25% del traffico è generato da persone che si recano al lavoro. Il rimanente è legato ad altri fattori. Ma si è riusciti a demonizzare quella parte di persone che usano l’auto per lavoro”.

Lucibello
- “Diamo valore agli imprenditori che rischiano il proprio patrimonio per creare posti di lavoro e ricchezza. Smettiamo di criminalizzarli. Certo, chi lavora per lo Stato non si preoccupa, perché ha lo stipendio assicurato e sa che se alla fine i soldi non bastano la politica introdurrà nuove tasse o aumenterà quelle che già ci sono. Cosa ha fatto la politica negli ultimi vent’anni per risolvere i problemi viari e per potenziare la rete di traporti pubblici? Il Ticino ha ancora potenzialità di crescita, ma oggi paga una pianificazione territoriale assolutamente inadeguata”.

Albertoni
- “Come si può interloquire con una politica schizofrenica, che la domenica sostiene la tassa sui posteggi e il lunedì chiede di ridurre le aliquote fiscali sulla sostanza?”

Lucibello
- “In Ticino c’è ormai una politica dirigista, non c’è possibilità di dialogo. Secondo voi il problema principale che abbiamo sono i posteggi? Ma la tattica è chiara: si sta sviando l’attenzione dai veri problemi parlando solo di posteggi e di frontalieri”.

Albertoni
- “Il futuro non sarà facile per l’economia se non riusciremo a creare condizioni quadro favorevoli allo sviluppo, anche in vista della prossima Riforma delle imprese, un tema molto complesso, che potrebbe però indurre diverse aziende a trasferire la propria sede in altri cantoni o all’estero se non troveremo soluzioni fiscali sostenibili”.

emmebi

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