CRONACA
Dodicenne malato di cancro, il PS: "È giunta l'ora di una cassa malati pubblica"
La solidarietà della popolazione che ha permesso di raccogliere i fondi per il trattamento del dodicenne va salutata, ma non può e non dev’essere considerata una soluzione che richiede risposte politiche anche dai partiti più vicini alle Casse malati

BELLINZONA – Il Partito Socialista si oppone con decisione alla sanità a due velocità generata dal cinismo e dalle pratiche delle Cassa Malati, evidenziate dal caso del dodicenne ticinese colpito da tumore cui è stato rifiutato il rimborso di un farmaco salvavita. Sanità a due velocità generata anche dalle blacklist, di cui il Gruppo PS ha chiesto l’eliminazione con un’iniziativa parlamentare.

La solidarietà della popolazione che ha permesso di raccogliere i fondi per il trattamento del dodicenne va salutata, ma non può e non dev’essere considerata una soluzione che richiede risposte politiche anche dai partiti più vicini alle Casse malati. Oltre a iniziative in favore della popolazione, già ampiamente tartassata dai premi cassa malati, il PS ribadisce la necessità di una cassa malati pubblica che impedirebbe questo genere di casi e una sanità disumana a due velocità.

Il caso del bambino dodicenne colpito da un tumore cui è stato rifiutato il rimborso di un trattamento farmacologico volto a ridurre il rischio di recidiva, sollevato dal primario di oncologia pediatrica dell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona Pierluigi Brazzola, è allarmante.

Il Partito Socialista ritiene che non sia accettabile che una cassa malati respinga il rimborso di un trattamento salvavita prescritto da medici specialisti, riconosciuto dall’Agenzia europea del farmaco (EMEA) a causa del mancato investimento in Svizzera della casa farmaceutica per accreditare il farmaco nel nostro Paese, un mercato ritenuto poco interessante dal punto di vista commerciale ma che conta molte vittime di tumore infantile.  Inaccettabile anche la risposta burocratica fornita da Santésuisse, che si accontenta di affermare che non conosce il caso specifico, ritenendo che la Cassa malati abbia avuto le proprie ragioni nel respingere il rimborso di un farmaco prescritto da specialisti di prim'ordine.

Questo caso, una preoccupante punta dell’iceberg di numerosi altri casi in cui le casse malati rifiutano il rimborso a trattamenti ritenuti necessari dal corpo medico, dimostra come il cinismo delle Casse Malati dirette da manager che ricevono stipendi spropositati generi una sanità a due velocità in cui solo chi ha i mezzi finanziari può accedere a cure e a trattamenti da cui può dipendere anche la vita dei pazienti. È quanto avviene ad esempio con le blacklist, di cui il Gruppo socialista in Parlamento ha chiesto l’eliminazione con un’iniziativa parlamentare e che hanno causato la mancata cura di una persona ammalata di AIDS in seguito deceduta.

La grande solidarietà dimostrata dalla popolazione ticinese che ha permesso di raccogliere i fondi necessari al trattamento del dodicenne colpito da un tumore, così come la disponibilità della Lega contro il cancro, vanno certamente salutate ma non possono e non devono affatto essere considerate una soluzione a un problema cui va data una risposta politica anche dai partiti più vicini alle casse malati o che ricevono dei finanziamenti dalle stesse.

In questo senso, oltre a denunciare il peso delle lobby delle Casse malati in Parlamento e all’iniziativa volta a ridurre il peso dei premi cassa malati al 10% del reddito disponibile che verrà lanciata il prossimo autunno, il PS sarà attivo insieme alle altre forze dell’area rosso-verde nelle manifestazioni in favore di una sanità accessibile organizzate dopo l’estate e ribadisce la necessità di una cassa malati pubblica la quale impedirebbe questo genere di casi e una sanità disumana a due velocità, in cui le persone con più mezzi finanziari sono curate meglio rispetto a chi è meno fortunato. 

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