CRONACA
Fine dell'era Celestini, Sciarini: "Ha avuto fin troppo tempo". E su Jacobacci: "È la sua grande e ultima occasione"
Il caporedattore sport di TeleTicino sul cambio d'allenatore dei bianconeri: "È il momento giusto per cambiare. Jacobacci ha potenziale e ama affrontare le sfide difficili"
(Keystone - ATS / Ti-Press / Alessandro Crinari)

LUGANO/BELLINZONA – Il cambio d’allenatore in casa FC Lugano era nell’aria. Malgrado il temporeggiare di circostanza del presidente Angelo Renzetti nel post-partita contro il San Gallo, il ribaltone se lo aspettavano tutti. O quasi tutti. Fabio Celestini è stato esonerato ieri e al suo posto è arrivato Maurizio Jacobacci, “prelevato” dal Bellinzona con cui aveva una clausola nel contratto in caso di chiamata da una Super League. A essere spiazzati dalla scelta a sorpresa sono in parecchi: sia i sostenitori bianconeri sia quelli granata.

Del momento delicato del Lugano, della scelta di Renzetti di cambiare allenatore e tanto altro ne abbiamo parlato con il caporedattore sport di TeleTicino Luca Sciarini.

Luca, il cambio era nell’aria. È il momento giusto o si è aspettato troppo?

“Per me è il momento giusto perché nonostante il Lugano abbia raccolto poco sul campo dava sempre l’impressione di poter svoltare da un momento all’altro. C’erano dei momenti durante la partita in cui tutti pensavano ‘sì, questa squadra si è sbloccata’. E invece immancabilmente la partita dopo si tornava ai soliti difetti: squadra con poche idee, troppo passiva e lenta. Tre indizi alla fine fanno una prova. Renzetti, pensando al suo carattere, ha dato fin troppo tempo a Celestini. Ha capito la gravità della situazione e ha deciso di cambiare”.

Cosa paga Celestini?

“La mancata evoluzione del gioco senza dubbio e il non essere riuscito a integrare i nuovi acquisti. Bisognerà capire se è stato lui a non far rendere gli acquisti o se è stata proprio la campagna estiva a essere insufficiente. Ma questo ce lo dirà soltanto la gestione Jacobacci. Io ho il forte sospetto che la verità stia un po’ nel mezzo. È un po’ come la situazione del Milan: se cambi allenatore, ma i giocatori sono quelli…”.

E Jacobacci può essere il profilo giusto per risollevare il Lugano?

“La scelta di assumere Jacobacci, per quanto riguarda la piazza, è una scelta rischiosa. Perché se dovesse andare male Renzetti si tirerebbe addosso le ire di tutti. È anche vero che Jacobacci che ha fatto bene e ha carattere. È sicuramente arrivato al dentro o fuori della sua carriera. È la sua grande e probabilmente ultima occasione. Io credo che Jacobacci abbia potenziale e ami lavorare e affrontare queste sfide difficili. Lo trovo più adattato a lavorare in una realtà come Lugano che a Bellinzona. Adesso bisognerà vedere come metterà in campo la squadra e soprattutto che cambio mentale avranno i giocatori”.

Il Bellinzona adesso è senza allenatore. Su chi dovrebbe puntare in questo momento?

“Calcolando che ormai il sogno promozione è svanito e mancando solo tre partite alla fine del girone d’andata può pensare di prendersi un po’ di tempo e fare la scelta durante l’inverno. Perché deve essere non solo l’allenatore che porta la squadra fino a giugno, ma anche quello a cui sarà affidato il compito di centrare il salto di categoria il prossimo anno.

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