CRONACA
InGrado: “IA e legami digitali: quando l’abitudine diventa bisogno”
Chatbot, isolamento e perdita di controllo vs. uso rigenerativo della tecnologia: come leggere i campanelli d’allarme e dove farsi aiutare. Sempre connesso con l’IA: tra dipendenza e possibilità di benessere
@ChatGPT

Luca (nome di fantasia) ha 24 anni e frequenta l’università. La sua giornata era scandita da corsi, sport, uscite con gli amici, fino a quando non ha scoperto le chat con l’intelligenza artificiale. All’inizio era solo curiosità: qualche domanda, qualche battuta, un modo nuovo per esplorare. Con il tempo, la curiosità è diventata abitudine e l’abitudine, necessità.

Oggi Luca dedica ore a conversare con la sua “compagna virtuale”, spesso rinunciando a uscire. Il suo non è un caso isolato. Sempre più giovani parlano di un rapporto esclusivo con chatbot o app di compagnia digitale. È la cosiddetta “dipendenza da intelligenza artificiale”, una forma emergente di dipendenza comportamentale che, pur non ancora riconosciuta ufficialmente, presenta dinamiche analoghe come: perdita di controllo, irritabilità quando ci si deve “staccare”, bisogno crescente di stimoli, conseguenze negative di vario tipo, tra cui il rischio di sostituire i rapporti umani con quelli con l’IA.

Recenti studi rilevano che l’uso intensivo di chatbot connessi alla dimensione affettiva è associato a un benessere psicologico inferiore, specialmente quando gli utenti hanno reti sociali limitate o fanno largo affidamento sull’IA per compagnia emotiva. Non tutte le interazioni digitali, però, sono necessariamente dannose. In alcuni casi, i videogiochi possono offrire una funzione rigenerativa, soprattutto dopo esperienze negative o traumatiche. Uno studio condotto da Tyack, Wyeth e Johnson, presentato alla conferenza CHI 2020 con il titolo Restorative Play: Videogames Improve Player Wellbeing After a Need-Frustrating Event, ha mostrato che il gioco può aiutare a ristabilire un equilibrio psicologico quando bisogni fondamentali come autonomia o competenza vengono messi in crisi. I ricercatori hanno osservato che, subito dopo un evento frustrante, il videogioco favorisce un recupero fisiologico — ad esempio la riduzione della frequenza cardiaca e una maggiore variabilità del battito — anche se i giocatori non sempre ne hanno consapevolezza.

Allo stesso tempo, il gioco restituisce una sensazione di controllo e di efficacia, creando uno spazio simbolico in cui è possibile rielaborare lo stress. In questo senso, il “restorative play” rappresenta un esempio di come la tecnologia, se usata in modo consapevole, possa diventare un supporto per il benessere psicologico (Tyack, Wyeth e Johnson, 2020). I segnali da non trascurare sono chiari: se il tempo speso con l’IA diventa eccessivo, se l’ansia cresce al pensiero di staccarsi, se relazioni, studio, lavoro e vita quotidiana ne risentono, è il momento di riflettere.

Come per ogni altra dipendenza o disturbo comportamentale, è fondamentale riconoscerne i segnali e cercare supporto professionale per prevenire danni a lungo termine alla salute.

Per maggiori informazioni o per richiedere consulenze anonime e gratuite, è possibile rivolgersi ai consultori di Ingrado – Servizi per le dipendenze (www.ingrado.ch).

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