CRONACA
Zurigo, bufera sulla mostra sul sesso a pagamento: "Nasconde violenza e tratta"
Il Landesmuseum dà voce alle sex worker in una videoinstallazione. Ma 15 organizzazioni insorgono: "Manca tutto il lato oscuro"

ZURIGO – Nuovo caso al Museo Nazionale di Zurigo. Dopo le polemiche delle scorse settimane, questa volta a far discutere è "Sexarbeit - Erfahrungen Schweiz", l'installazione video che racconta il lavoro sessuale in Svizzera attraverso le testimonianze dirette di chi lo pratica.

Il progetto, visibile fino al 1° novembre e poi di nuovo da gennaio ad aprile 2027, raccoglie undici interviste a delle professioniste del sesso: c'è chi racconta di essere arrivata a questa scelta per necessità economica, chi invece rivendica la libertà e la flessibilità che il mestiere garantisce. Un lavoro nato non a caso in collaborazione con il collettivo delle sex worker svizzere, coinvolto fin dalla fase di ideazione.

Proprio qui, però, si è aperto lo scontro. Un gruppo di 15 organizzazioni ha attaccato duramente il museo, accusandolo di aver costruito un racconto parziale, che lascia fuori dalla scena violenza, sfruttamento e tratta di esseri umani - fenomeni che secondo i critici restano tutt'altro che marginali in questo settore.
Il museo, dal canto suo, difende l'impostazione della mostra: l'obiettivo dichiarato è dare finalmente voce diretta a chi il lavoro sessuale lo vive ogni giorno, senza ridurlo - come accaduto spesso in passato - a un tema trattato solo dall'esterno, con gli addetti ai lavori relegati a semplice oggetto di osservazione.

Resta il fatto che la mostra arriva in un momento in cui il dibattito sulla prostituzione in Svizzera è più acceso che mai, tra chi chiede più tutele per chi la esercita e chi invece continua a spingere per un divieto totale dell'acquisto di prestazioni sessuali.

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