Tentato omicidio, incendio intenzionale e diffamazione. Pesante condanna per l’ex municipale Lega-UDC. Il giudice Pagnamenta: “Ha agito per rabbia e con un movente egoistico”. La procuratrice Fumagalli aveva chiesto nove anni

LUGANO - Cinque anni e sei mesi di carcere. Si è concluso con una pesante condanna il processo a Vladimiro Bernardi, ex municipale Lega-UDC di Bissone, giudicato alle Assise criminali per i fatti avvenuti a Melano il 29 novembre e il 3 dicembre dello scorso anno e per la diffamazione nei confronti del sindaco Andrea Incerti.
La Corte, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, ha riconosciuto Bernardi colpevole dei reati principali contestati: tentato omicidio nella forma del dolo eventuale, incendio intenzionale e diffamazione. Oltre alla pena detentiva di cinque anni e mezzo, sono state inflitte 90 aliquote giornaliere da 65 franchi, sospese per due anni, ed è stato disposto un trattamento ambulatoriale per la turba psichiatrica accertata dalla perizia.
La procuratrice pubblica Anna Fumagalli aveva chiesto nove anni di carcere, mentre la difesa, affidata all’avvocata Sandra Xavier, si era battuta per il proscioglimento.
Al centro del processo, innanzitutto, il violento confronto del 29 novembre con un inquilino moroso di uno stabile di proprietà di Bernardi a Melano. Secondo la ricostruzione accolta dalla Corte, l’ex municipale si recò sul posto per riavere le chiavi dell’appartamento. Ne nacque una colluttazione durante la quale Bernardi cercò anche di far sbattere la testa dell’uomo contro lo spigolo di un gradino.
È questo comportamento, e non semplicemente la presa al collo della vittima, ad aver portato i giudici a ravvisare il tentato omicidio per dolo eventuale. Per Pagnamenta ci furono “intensità e reiterazione”: Bernardi era determinato a recuperare le chiavi e tentò di colpire la testa dell’inquilino contro lo spigolo, senza riuscirci perché l’uomo riuscì a proteggersi con un braccio.
Durissimo il giudizio della Corte sull’attendibilità dell’imputato. “La credibilità di Bernardi è stata pari a zero”, ha affermato Pagnamenta, sottolineando i numerosi cambiamenti di versione durante l’inchiesta. Le dichiarazioni dell’inquilino, pur contenendo alcune incongruenze giudicate marginali, hanno invece trovato riscontro negli atti.
Alla vittima, patrocinata dall’avvocato Marco Frigerio, è stato riconosciuto un risarcimento di 10 mila franchi per torto morale.
Il secondo capitolo riguarda l’incendio scoppiato il 3 dicembre nel garage dello stesso stabile. Anche su questo punto la Corte ha ritenuto provata la responsabilità di Bernardi. L’inquilino, sospettato inizialmente dall’imputato, al momento dell’incendio si trovava in Polizia e disponeva quindi, ha osservato Pagnamenta, di un “alibi di ferro”.
Secondo i giudici, Bernardi aveva invece pianificato il proprio comportamento cercando di sottrarsi preventivamente ai sospetti. Significativa, per la Corte, la circostanza che si fosse recato a Melano senza il telefono cellulare, così da evitare che la sua posizione potesse essere ricostruita dagli inquirenti.
“Ha agito per rabbia e con un movente egoistico”, ha spiegato Pagnamenta. La colpa è stata definita grave perché, con l’aggressione, Bernardi ha messo in pericolo “il bene giuridico maggiormente protetto, la vita di una persona”, mentre con l’incendio ha danneggiato una proprietà e messo in pericolo l’incolumità pubblica.
Ma nella sentenza c’è anche un ultimo capitolo che riporta direttamente alle tormentate vicende politiche di Bissone.
La Corte ha infatti riconosciuto Bernardi colpevole anche di diffamazione nei confronti del sindaco Andrea Incerti, patrocinato dall’avvocato Mauro Ermani. L’ex municipale ha ammesso di essere l’autore degli articoli pubblicati sul Mattino della Domenica al centro della querela.
Anche su questo punto Pagnamenta è stato netto. Poco importa, ha osservato, che determinate vicende fossero già conosciute dagli abitanti di Bissone: per gli altri lettori quegli scritti potevano infatti lasciare intendere che il sindaco proferisse minacce e fosse coinvolto in vicende a sfondo sessuale.
Si chiude così, almeno sul piano del processo di primo grado, un’altra pagina di una lunga e tormentata stagione che da anni accompagna la vita politica e istituzionale di Bissone.