IL FEDERALISTA
Svizzera, 10 milioni di abitanti posson bastare?
Il Federalista mette a duello i Consiglieri Nazionali Piero Marchesi e Jon Pult sull'iniziativa popolare dell'UDC che vuol frenare l'immigrazione

articolo a cura della redazione de ilfederalista.ch

«No a una Svizzera da 10 milioni!», recita un’ iniziativa popolare sulla quale gli svizzeri saranno prossimamente chiamati a votare e che sta già facendo scorrere fiumi di inchiostro e di parole. 

Come attuarla? Tornando a quote sui lavoratori immigrati, peraltro incompatibili gli accordi con siglati tra Svizzera e UE (sgraditi, infatti, agli iniziativisti). La Sonntagszeitung suggeriva 10 proposte per frenare l’immigrazione senza rompere con Bruxelles. Con una conseguenza, però, in filigrana: il rallentamento della crescita economica della Svizzera.

Abbiamo provato a sottoporre alcuni suggerimenti del domenicale a due consiglieri nazionali, agli antipodi sul tema: Piero Marchesi (UDC) e Jon Pult (PS).

Partiamo da un dato: da decenni la Svizzera punta sull’attrazione di aziende straniere. Rallentare questo processo, magari alzando le imposte sulle persone giuridiche, è una strada percorribile per frenare la domanda di manodopera estera?

Jon Pult
Le cause dell’immigrazione sono due: lo sviluppo economico crea un fabbisogno costante di lavoratori; intanto, la popolazione invecchia, nascono pochi figli. Con la libera circolazione è il mercato del lavoro a decidere chi arriva. Se la maggioranza volesse meno immigrazione, dovrebbe accettare anche meno crescita, questo è certo. L’iniziativa UDC propone di governare il fenomeno migratorio attraverso una maggior burocrazia, ma la Brexit dimostra che abolita la libera circolazione, l’immigrazione non cala, diviene solo meno efficiente.

Piero Marchesi
C’è una premessa erronea: si dà per scontato che l’immigrazione porti solo benefici, ma non è così. Anzitutto, solo il 50% circa degli immigrati arriva nel nostro Paese per lavoro, l’altro 50% è richiedente asilo o arriva attraverso ricongiungimento familiare. Molti richiedenti, anche dopo una risposta contraria, restano: oltre 25mila persone sono in Svizzera come sans papier.
È giusto chiedersi se le aziende straniere creino posti di lavoro dignitosi per i residenti. Prima della libera circolazione, nei primi anni 2000, c’erano contingenti e preferenza indigena: se servivano dieci muratori e non si trovavano, si assumeva all’estero. Eppure l’economia cresceva e il PIL pro capite era tra i più alti. Di recente il PIL totale è cresciuto, ma quello pro capite è stagnante: la crescita reale è stata annullata dall’immigrazione. La nostra iniziativa non mira a frenare lo sviluppo, ma a renderlo sostenibile, limitando traffico, treni affollati, scarsità di alloggi, pressione sul sociale.

Jon Pult
In realtà gli esperti sono divisi sul nodo del PIL pro capite, e la maggioranza degli economisti autorevoli esclude che l’immigrazione abbia ridotto la ricchezza reale. La spiegazione è demografica: da 15–20 anni i baby boomer vanno in pensione. Centinaia di migliaia di lavoratori qualificati smettono di produrre ricchezza, aumentando la quota di inattivi. Senza immigrazione sarebbe peggio: meno lavoratori e più pensionati. L’argomento degli avversari non regge né empiricamente né teoricamente.

Stiamo sul nodo demografico: senza immigrazione dovremo lavorare di più tutti? Meno lavoro part-time, e pensione più tardi?

Jon Pult
Lavorare di più e ritardare la pensione ridurrebbero il bisogno di immigrati, ma serve consenso. Certamente io sostengo già oggi maggiori incentivi al lavoro femminile, senza obblighi beninteso. Quanto all’età pensionabile, un anno fa il 75% degli elettori ha respinto l’innalzamento: la maggioranza preferisce più immigrazione piuttosto che lavorare fino a 70 anni. Io stesso sono fortemente contrario all’idea.

Marchesi
La natalità cala ovunque in Europa e non si può compensare tutto con immigrazione illimitata: dopo oltre vent’anni di libera circolazione si parla ancora di penuria di manodopera. Se entra tanta gente e la carenza resta, il problema è altrove. L’IWP di Zurigo indica che solo il 19–20% degli immigrati copre settori realmente carenti o impieghi qualificati; molti arrivano senza reale necessità e parte di loro finisce a carico dello Stato sociale.
Sarà necessario innalzare l'età del pensionamento?

Secondo il domenicale del “Tagi”, lo Stato offrirebbe sempre più impieghi, a condizioni più vantaggiose del privato, sottraendo manodopera al privato stesso che, di conseguenza, va importata.

Marchesi
Concordo. In Ticino abbiamo lanciato un’iniziativa “Stop all’aumento dei dipendenti cantonali”. In molti settori pubblici, in particolare a livello di Confederazione, salari e benefit sono superiori del 20–25%: è vera propria concorrenza sleale nei confronti del privato. Proponiamo di applicare il Codice delle obbligazioni anche al pubblico - con eccezioni, per magistratura, polizia e così via.

Pult
Ma “Stato” significa ospedali, scuole, case di cura, polizia. Garantire condizioni dignitose assicura qualità e lavoratori qualificati in settori essenziali; e spinge spesso il privato a migliorare la sua offerta.

E che dire dell’idea di fare leva sull’introduzione di salari minimi?

Marchesi
Non è una risposta. Nei Cantoni di frontiera hanno favorito soprattutto i frontalieri, non i residenti. Per migliorare salari e occupazione dei cittadini occorre limitare i flussi in ingresso.

Pult
I salari minimi, sì, ma per garantire dignità in un Paese dai prezzi alti. Non penso riducano l’immigrazione, salvo forse nei settori con salari molto modesti.

Ultima leva: la clausola di salvaguardia (ovvero la scappatoia che permette alla Svizzera di limitare temporaneamente la libera circolazione delle persone nel caso in cui l’immigrazione dall’UE/AELS comporti gravi problemi economici o sociali).

Pult
Non è fondamentale poiché, come detto, i flussi sono regolati dal mercato. Nella nuova versione dei cosiddetti “Bilaterali 3”, tuttavia, è più seria e permette interventi in caso di problemi economici o sociali secondo criteri fissati nella legge interna. Preferisco la libera circolazione con misure di accompagnamento a protezione dei salari, ma accetto la clausola per realismo politico.

Marchesi
Anzitutto, non sono “bilaterali”, quelli su cui si tratta. Sono accordi che imporrebbero oltre 20mila pagine di diritto europeo da un giorno all’altro, che il nostro Paese dovrebbe adottare in modo automatico. La clausola, peraltro, esiste già e consente misure temporanee tramite un comitato Svizzera–UE. Negli ultimi vent’anni ci sarebbero state le condizioni per applicarla 7–8 volte, ma non è mai successo. Avevo presentato a suo tempo una mozione affinché il Governo convocasse tale Comitato: fu votata solo dall’UDC. Dunque è uno specchietto per allodole, perché la politica non ha il coraggio di attivarla. Né ora né, tantomeno, se sciaguratamente dovessimo dire di sì all’accordo di sottomissione con l’UE.

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