Intervista al ministro socialista: "Capisco gli statali ma il momento è difficile. Sosterrò il preventivo a una condizione: nessun intervento fiscale"

di Italo Carrasco
Ministro alla manifestazione dei dipendenti pubbici di settimana scorsa c’erano molti docenti. Cosa ha pensato?“Capisco questa reazione per quanto riguarda il contributo di risanamento del 2% perché è un provvedimento problematico nella misura in cui viene meno al contratto di base tra datore di lavoro e dipendente. Si chiede in sostanza di fare lo stesso lavoro per un salario inferiore. Questo provvedimento però va inserito in un contesto difficile, una situazione finanziaria che sarà ancora più difficile dove si chiederanno sacrifici un po’a tutti. Ho discusso parecchio di questa questione all’interno del Governo e mi sono detto pronto - anche se parecchio contro voglia - a sostenerlo a una condizione”.
Quale?“Avere, al momento in cui si uscirà col preventivo, un altro messaggio che riguarda l’iniziativa fiscale della Lega, nel quale diciamo che non possiamo permettercela in nessun modo, tanto meno in forma di controprogetto. Sarebbe una spesa folle. Quindi condiziono il mio sì al contributo di solidarietà del 2% a carico dei dipendenti pubblici a un “no” senza se e senza ma a qualsiasi sgravio fiscale”.
Quindi si aspetta un no secco anche dai suoi colleghi?“Andiamo a chiedere sacrifici al personale, chiediamo ai comuni di darci una mano (anche per un ragionamento di flussi e competenze squilibrati che si sono accumulate negli anni a favore dei comuni rispetto al Cantone), andiamo a chiedere qualche sacrificio agli enti esterni venendo meno ai contratti di prestazione che sono in essere, andremo a chiedere sacrifici ai cittadini per quanto riguarda i premi di Cassa malati. Se chiediamo tutto questo e nel contempo affacciamo l’idea di sgravi fiscali, credo che nessuna di queste persone alle quali vengono chiesti sacrifici sarà più d’accordo, ammesso che oggi lo siano. E chi già era contrario lo sarà ancora di più. Non si possono chiedere sacrifici e allo stesso tempo fare regali di pacchetti che costano parecchie decine di milioni. Gli sgravi fiscali da pochi milioni non li vede nessuno. Per vedere qualcosa ci vogliono pacchetti da 30-40-50-60 milioni. Io ad esempio devo portare una riforma da pochi milioni e devo sudare sette camice. Non sono disposto a fare questo sforzo per pochi milioni quando dall’altra parte si paventano operazioni grosse dieci volte tanto”.
Mettiamo che a qualcuno dovesse venire in mente di aumentare le entrate attraverso le tasse?“Dico che per ora è importante incominciare a non diminuirle. Almeno questo lo possiamo fare e decidere. E io questo mi aspetto. A queste condizioni penso che si possano chiedere sacrifici e far passare un momento che é difficile per tutti. Se accumuliamo 200 milionidi debito ogni anno, in un quadriennio fanno 800 milioni. Se questa è la prospettiva prima di ragionare sull’aumento delle imposte bisogna decidere di non abbassarle”.
Senza dimenticare il grosso problema della Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato?“La questione della Cassa pensioni è stata ferma per troppi anni. E la responsabilità è di chi c’era prima di Laura Sadis alla guida del Dipartimento finanze ed economia che non ha mai affrontato la questione. La pensione è un grande contenitore dove non si può togliere più acqua di quanto non se ne metta se no il livello si abbassa e si arriva a un punto critico. Io sono sempre stato fautore del modello di un’AVS rafforzata che è molto più flessibile e semplice: si incassano i soldi quest’anno e si spendono quest’anno. Ma ormai la situazione é quella che é. L’impegno del Governo sarà importante. Si spenderanno decine di milioni per 40 anni, ogni anno, a carico del Cantone come datore di lavoro ed è giusto che sia così per risanare la Cassa, e dall’altra parte ci saranno sacrifici da parte dei lavoratori. Purtroppo è il sistema che lo chiede”.
Il Consiglio di Stato, rispondendo alla consultazione sulla modifica del Codice penale riguardante l’espulsione dei criminali stranieri, ha dato preavviso favorevole alla seconda variante (l’iniziativa promossa e vinta in votazione popolare dall’UDC, ndr) e non a quella del Consiglio Federale. Quindi ha vinto la Lega?“Si tratta di una consultazione che poi verrà sottoposta dal Consiglio federale alle Camere federali le quali dovranno ancora discuterne e poi approvarla. Per cui il cammino è ancora molto lungo. Credo che se un’iniziativa popolare è stata accolta anche se contro il mio parere e quello di molti questa debba essere applicata. Nel caso dell’espulsione dei criminali stranieri le varianti non erano molto distanti. C’era un punto importante sul quale mi sono battuto molto. Ovvero l’idea che per entrare nell¹ottica di un'espulsione automatica, cioè non più discutibile, fosse necessaria una pena di una certa misura. Una pena di 6 mesi quindi mi sembra abbastanza congrua”.
Il suo collega Norman Gobbi recentemente ha detto che urge sospendere gli accordi bilaterali per dare una risposta alla crescente disoccupazione giovanile e alla pressione esercitata dai frontalieri che penalizzerebbero i lavoratori indigeni. Cosa ne pensa?“Credo, se l’ho capita correttamente, che sia difficilmente realizzabile per non dire irrealizzabile. La realtà è che se oggi c’è un problema in Ticino di competizione tra lavoratori residenti ed esteri è perché i salari proposti ed accettati dai lavoratori esteri sono troppo bassi. Questa è una questione che la sinistra ha sempre sottolineato. Come cantone non abbiamo nessun interesse ad avere sul nostro territorio delle aziende che pagano salari troppo bassi”.
Perché?“Per due ragioni. La prima è che se abbiamo gente che arriva da fuori che accetta questi salari avremo disoccupati residenti. La seconda ragione è che se ad accettare i bassi salari sono i residenti questi devono far capo alla socialità per campare. Alla fine i sussidi li pagano i contribuenti. Quindi la questione dei salari minimi, salari che devono essere dignitosi per vivere in Svizzera, è un problema che dobbiamo affrontare internamente”.
Secondo lei c’é la volontà di farlo?“Il fatto é che in questo Paese c’è una destra che non ha nessuna intenzione di farlo. Una destra che vuole il panino ma non vuole pagare il soldino. Il panino di poter commerciare con l’estero senza adeguare i salari. Basti pensare a tutta la discussione che c’è stata per i salari minimi in alcuni settori industriali con il coinvolgimento della Commissione tripartita e le associazioni economiche. Dobbiamo capire che questo è un problema che non riguarda solo i lavoratori ma tutta la società. Perché quello che non pagano i salari lo paga il sistema sociale e quindi i contribuenti”.