POLITICA E POTERE
Bignasca: "Devo lavorare, lascerò il Gran Consiglio"
Il capogruppo della Lega annuncia l'addio dopo 21 anni: "Ho la responsabilità sociale di 56 famiglie, presto lascerò la politica. Il mio erede è Michele Foletti"

LUGANO - Lo chiamo ed è in cantiere, come ogni mattina. Voglio sapere cosa pensa  lui e la Lega dell'accordo sul risanamento della Cassa pensione dello Stato. "Le posso dire quello che penso io. Il gruppo deciderà domani sera", mi risponde Attilio Bignasca. 

Poi mi viene in mente che l'ultima volta che ci siamo visti in Gran Consiglio, mi ha detto che, insomma, dopo 21 anni di Gran Consiglio, era un po' stufo. 

Gli chiedo se era una boutade di quel giorno lì, o se ha una volontà concreta di lasciare: "La volontà c'è, eccome. Dobbiamo solo decidere quando. È più che probabile che quando Michele Foletti finirà il suo anno di presidenza parlamentare, a dipendenza di come vanno le cose a Lugano, potrò lasciare il Gran Consiglio, finalmente".

Perché?

"Sono stufo, è sempre la stessa minestra. E poi devo dedicarmi alle ditte, finché ce la faccio. Ho la responsabilità sociale verso 56 famiglie. Mio fratello da quando è entrato in Municipio non se ne occupa più. E poi in generale non ne vuole più sapere. È stufo e lo capisco. Consideri anche che l'anno prossimo sono 70…"

Ma se è sempre la solita minestra perché non ha lasciato prima?

"Perché qualcuno che si assume questo compito ci vuole. Per organizzare il gruppo, per dare un minimo appoggio ai Consiglieri di Stato. Anche se il Gran Consiglio non conta nulla".

Come?

"Ma sì, non conta nulla. Il lavoro si fa in Commissione, non in aula. Nel plenum non si sposta un voto neanche a morire. L'ultimo che c'è riuscito è stato il povero Buffi con l'università".

Cosa ricorda dei suoi esordi nel '91?

"Mi ricordo che per i primi quattro anni ho studiato. Poi ho cominciato a fare il parlamentare".

E il peso della Lega è molto cambiato negli anni...

"All'inizio eravamo dei predicatori nel deserto. Poi piano piano hanno cominciato ad ascoltarci. Gli altri partiti hanno capito che la nostra opposizione non era fine a se stessa. Anche se non lo ammetteranno mai. Dicevano, e dicono ancora, che non abbiamo gli uomini. Sa cosa gli rispondo?" 

Dica.

"Ma se si ritira la Sadis chi fa il Consigliere di Stato nel PLR? Chi ha il carisma per fare il ministro?"

Dice così perché lei ha un debole per Laura Sadis…

"Ma va. Lei è una zuccona, glielo dico sempre. Prima esce con i provvedimenti e poi cerca il consenso. Mentre dovrebbe fare esattamente il contrario".

Torniamo a lei che ha fatto tante battaglie politiche in Parlamento. Qual è stata la più difficile?

"La battaglia più dura è stata quella contro Giovanni Frapolli, il così detto Nevegate. Ma anche sul problema della Logistica ho dovuto lottare per anni, contro chi, come Bobbià e Ghisletta, per ragioni diverse, dicevano che era tutto a posto".

E la sconfitta che le brucia di più?

"Ma sa, abbiamo fatto talmente tante battaglie, che non saprei dirle. Alla fine ti abitui a vincere e a perdere, velocemente. E a buttarti subito sul prossimo dossier"

Qual è il collega che ha apprezzato di più?

"Prima le dico quello che più mi ha fatto tribolare: Rodolfo Pantani. Quello che ho apprezzato di più, invece, è stato Giorgio Salvadè".  

Il suo erede è Michele Foletti?

"Sì, senza dubbio" 

Lei è il teorico del doppio binario leghista: ha sempre voluto fare una netta distinzione tra il Movimento e il Mattino. Cosa pensa del servizio di Falò?

"Il servizio di Falò è stato scandaloso, anche se non l'ho visto". 

Ma se non l'ha visto come fa a dire che è scandaloso?

"Per il solo fatto che dedicano una trasmissione al Mattino: è un problema del Canton Ticino? Non scherziamo! È stata una trasmissione per fare pubblicità a gente che non è mai stata eletta. Però non me ne preoccupo, anzi".

Perché?

"Perché alla fine ci fanno pubblicità anche a noi"

Scusi, però. Ma una trasmissione non ha il diritto di fare un documentario su quello che vuole? "Certo. Anche il Mattino però ha la libertà di scrivere quello che vuole"

Torniamo al doppio binario, alla distinzione tra la Lega e il giornale.

"È vero, esiste questa distinzione. Io  scrivo sul Mattino raramente,  proprio perché ritengo importante sottolineare questa separazione. La Lega deve mantenere un certo atteggiamento istituzionale, la stampa fa quello che vuole".

E del rapporto con suo fratello che mi dice?

"Il rapporto con mio fratello dura da 56 anni. E ha sempre funzionato. Ognuno fa le sue cose. Quando abbiamo tempo, il sabato pomeriggio, ci scambiamo qualche idea. Anche se lui continua a vedere le cose prima di tutti. Poi sa, quando io sono andato in Africa per lavoro, lui ha continuato a gestire le cose per entrambi qua in Ticino. E questa è una cosa che ci ha molto legati".

Senta, ma io la chiamavo per sapere cosa pensa dell'accordo raggiunto per la riforma della Cassa penione?

"È una soluzione vergognosa. Stiamo prendendo impegni per mezzo secolo. Se il gruppo accetterà farò un rapporto di minoranza. E se perderemo, forse, referendum". AELLE

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