Racconto, analisi e scenari di una battaglia che scriverà il futuro della legislatura. Tutti i partiti si giocano tanto. Ecco perché

BELLINZONA – Per la politica cantonale quella appena trascorsa è certamente una settimana che segnerà il corso della legislatura. L’infuocata battaglia scatenatasi sul preventivo 2013 ha tutte le caratteristiche per segnare una svolta e cominciare a scrivere finalmente la storia di questo quadriennio politico. Vediamo perché.
Ecco il preventivo
Il Consiglio di Stato all’unanimità, meglio sempre ricordarlo, martedì presenta il preventivo. "Sacrifici per tutti tranne che per i più deboli", questo il messaggio al Paese. Quel giorno le frequenze di radio politica dicono che, bene o male, al netto dei fumogeni e delle polemiche di routine, c’è sostanzialmente un tacito accordo tra partiti di Governo e ministri. D’altra parte, questo è un fatto ed è normale, le forze politiche dialogano con i loro Consiglieri di Stato. Che il preventivo non era sto granché, i presidenti di partito lo sapevano da un po’. E dunque tutto lascia pensare che il messaggio passi in parlamento senza l’entusiasmo di nessuno, ma con i voti (perlomeno non voti contrari) dei quattro partiti rappresentati in Governo. Naturalmente dopo il solito maquillage della Commissione della Gestione. Solitamente peggiorativo per il deficit.
Il cortocircuito
Invece succede qualcosa. Qualcosa di diverso dal solito. Una sorta di cortocircuito che produce la situazione attuale. Dopo le dure critiche dei giornali, ecco le interviste al Corriere del Ticino del capogruppo PPD Fiorenzo Dadò e del Presidente del PLR Rocco Cattaneo. Così non va, preventivo da rifare, il succo delle dichiarazioni. Strano, vero. Due partiti storicamente moderati e filogovernativi lanciano molotov che neanche i barricaderi. Ma vabbé, anche qui sembra più un esercizio di tattica che di sostanza. Pensiamo tutti: Rocco Catteneo fa l’esordio sulla scena politica e un graffio lo deve pur lasciare e Fiorenzo Dadò vuol sottolineare il peso del suo partito che, ricordiamocelo sempre, è l’unico vero ago della bilancia di questa legislatura.
Scoppia l’incendio
Ma il fuoco si accende e divampa in poche ore. Siamo a venerdì. Le dichiarazioni di Dadò e Cattaneo giungono alla vigilia della tavola rotonda dei partiti di Governo. Il PS, già poco entusiasta dei tagli allo stipendio degli statali e ai sussidi di cassa malati, proposte contenute nel messaggio governativo, coglie la palla al balzo e si chiama fuori. Niente incontro. Non solo: carica questo gesto, già di per sé significativo e di rottura, con parole al vetriolo. Attacca a testa bassa agli altri partiti apostrofandoli come “verginelle”. Perché lo sapevate da mesi, dice il presidente Lurati, che il preventivo sarebbe stato così. E aggiunge: “O saltano i tagli sugli statali e le casse malati, oppure ve lo votate voi il preventivo”.
La cena di Medeglia
Venerdì pomeriggio, come previsto, si svolge il vertice a Medeglia. Presenti PLR, PPD e Lega. Al termine della chiacchierata, a sorpresa, i presidenti se ne escono con una proposta unitaria: il deficit del preventivo va tagliato di altri 50 milioni, per passare così da 200 a 150 milioni di rosso. Insomma, Governo rifai i compiti. Dieci giorni di tempo, dicono Cattaneo, Jelmini e Bignasca ai cronisti. Segue la cena.
La reazione del PS
A questo facciamo una premessa, perché non vorremmo essere tacciati di dietrologia. Ogni forza politica ha nelle intenzioni e negli obbiettivi il bene generale del Paese. Ma ha altrettanto a cuore le sorti di casa sua. Ok?
Bene, per i socialisti il patto di Medeglia, politicamente è un terno a Lotto. Ma ci arriviamo dopo. È sabato mattina quando il Consigliere di Stato Manuele Betoli parla di “politica stucchevole”. Mentre Lurati rilancia: “Non un franco di più di tagli, altrimenti opposizione con ogni mezzo”. Leggi referendum.
Laura Sadis dice sì
Sabato pomeriggio nuovo colpo di scena. Dopo una mattinata di riflessione sul Monte Tamaro, il gruppo parlamentare e la Consigliera di Stato PLR, danno luce verde al patto stipulato la sera prima con Lega e PPD. Ma Laura Sadis, saggiamente, avvisa tutti: “Se bisogna risparmiare 50 milioni si dovranno prendere misure incisive in settori chiave dello Stato: socialità, formazione, giustizia e polizia”. Ahia, tagli da far male. E Rocco Cattaneo si premura di dire ai soci di Medeglia: cari Nano e Giovanni adesso fate lo stesso con i vostri parlamentari e ministri. In sostanza il presidente del PLR dice questo: nessuno provi a smarcarsi oppure anche noi faremo come vogliamo. E poi vi arrangiate a sistemare le cose con una Santa Alleanza a due. Quella originale, secondo Gabriele Gendotti.
L’asse reggerà?
Ecco, appunto, questa è la domanda che si fanno tutti. E a leggere l’ultima edizione del Mattino si capisce perché. Giuliano Bignasca conferma lealtà al patto di Medeglia, propone dieci voci dove tagliare la spesa, ma…ma “niente tagli sulle spalle della gente e a danno dell’economia”, scrive. E se non fosse chiaro, più precisamente, ribadisce: “avviso ai naviganti: i sussidi di cassa malati non si toccano”. E già così l’asse scricchiola. Ricordate le parole di Laura Sadis? In effetti è questo il punto centrale su cui si giocherà la partita: in pochi immaginano la Lega avallare tagli pesanti nei settori che da sempre stanno a cuore all’ala sociale del Movimento, Giuliano Bignasca in testa.
La Grande elezione
In tutto questo non va dimenticato che ad aprile dell’anno prossimo si voterà a Lugano e Mendrisio. Si tratta indubbiamente di elezioni con un respiro cantonale. Basti considerare le pesantissime implicazioni politiche di PLR e Lega con il voto luganese. Non va dimenticato poi che Mendrisio e Lugano con tutti gli altri comuni sono chiamati alla cassa con un aggravio di 20 milioni, scritto dal Consiglio di Stato nel preventivo. E dagli enti locali è già arrivato un “no” grande come un palazzo, Lugano in testa. Non vanno dunque ancora dati per acquisiti questi 20 milioni. Che se dovessero saltare si aggiungerebbero ai 50 di Medeglia. Senza contare il taglio del 2% sui salari degli statali. Anche lì, con i docenti sul piedi di guerra, la partita è apertissima. E può succedere di tutto. Il referendum lo possono lanciare anche i sindacati…
L'analisi della posizione dei partiti
Lega: è il partito potenzialmente più esposto alle difficoltà. La base leghista, già inquieta per le difficoltà programmatiche in Governo, a cominciare dagli sgravi, mal digerirebbe tagli draconiani nei settori più sensibili. È il tratto politico più evidente che distingue la Lega da un partito di destra. Il Movimento, se patto deve essere, ha l’obbligo di portare a casa qualcosa di leghista, e di pesante, da vendere all’elettorato. Altrimenti meglio sfilarsi per tempo e tenersi il preventivo così com’è. Servirà tutta l’abilità, l’estro e la furbizia del presidente Giuliano Bignasca, oltre alla mediazione dei colonnelli, per non farsi mettere nell’angolo.
PLR: la posizione unitaria espressa sabato pomeriggio al Tamaro, consente al PLR di stanare i suoi avversari: le finanze le volete sistemare davvero sì o no? Bene, dimostratecelo con i fatti. Può essere una buona tattica. E se qualcuno si tirerà indietro, i liberali radicali avranno gioco facile nel dare la colpa a partner inaffidabili. C’è un elemento però a cui prestare attenzione: il PLR non ha i crosomi per fare l’opposizione e ha il ministro delle finanze. Smarcarsi con una posizione autonoma sul preventivo richiederebbe una determinazione e una capacità politica e comunicativa notevole. Bisogna tenerne conto.
PPD: i democristiani sono nella posizione di chi può decidere senza il peso di troppa responsabilità. Che è sempre una bella posizione. Devono solo fare attenzione a non farsi rappresentare troppo come gli alleati della Lega. Operazione per altro perfettamente riuscita fin qui. Inoltre, se bisognerà tagliare nel sociale, occhio che il ministro è loro. E le battaglie sulla socialità fanno sempre male a chi deve difendere posizioni impopolari.
PS : Saverio Lurati, che ha alle spalle anni di trattive sindacali, ha fatto un piccolo capolavoro. Ora il PS è il partito di Governo all’opposizione, storicamente il ruolo della Lega. Più PLR, PPD e leghisti vanno avanti così, più i socialisti avranno gioco facile nella bagarre. Ci sono tutti i presupposti perché torni a sinistra la belle époque dei tempi di Marina Masoni. D’altra parte Manuele Bertoli l’ha sempre onestamente riconosciuto: una delle ragioni del calo elettorale dei socialisti è stata la caduta dell'ex Consigliera di Stato liberale. Ovvero, la mancanza di un grande avversario. Quindi per il PS tutto facile: rapporti di minoranza e referendum. La base felice, chi è contro i tagli avrà un punto di riferimento, e c’hai anche il ministro della scuola. Cosa vuoi di più? Un gioco da ragazzi.
Le opposizioni
UDC e Verdi si trovano in una strana condizione: possono diventare molto importanti nel dibattito oppure possono scomparire dalla scena. In gran parte dipende da loro: se sapranno trovare posizioni e proposte originali, avranno un peso. Serve creatività, coraggio e lavoro per restare in partita. Pensare di cavarsela facendo l’opposizione al Governo, questa volta, è del tutto illusorio. Se l’asse di Medeglia regge, quel ruolo è del PS. Se cade, è di tutti. L’UDC ha un leggero spazio in più rispetto ai Verdi: perché può attaccare da destra e ha già messo sul tavolo qualche carta a sostegno, vedi proposte in ambito fiscale. Ma non basta. Stavolta serve di più, molto di più.
Come andrà a finire?
E chi lo sa. I pronostici mai come oggi sono un esercizio velleitario. Quello che si può azzardare è che forse il preventivo proposto dal Governo non è poi così morto e sepolto come sembra in questo momento. Vuoi vedere che alla fine si ritorna tutti lì?
AELLE