POLITICA E POTERE
"Il PPD segua Dadò, il patto di Medeglia può governare"
Intervista a a Marco Romano sulla bagarre in corso sul preventivo: "Questa volta le cose possono cambiare davvero ma i partiti devono resistere alle pressioni. Il fattore chiave è Rocco Cattaneo. Un errore emarginare il PS"

BELLINZONA – Marco Romano è di parte. Non è certo un osservatore neutrale della politica ticinese. È Consigliere Nazionale del PPD e, prima di ricoprire questa carica, è stato il segretario politico del partito sotto la presidenza di Giovanni Jelmini e prima ancora è stato collaboratore personale di Luigi Pedrazzini, quando sedeva in Governo.

Il suo non è dunque uno sguardo imparziale. Ma è uno sguardo competente, di uno che certe dinamiche le ha viste da dentro, da vicino e per anni.  Le ha vissute dalla parte del Consiglio di Stato e da quella del partito. Con lui abbiamo chiacchierato della bagarre politica in corso sul preventivo. 

Marco Romano, innanzitutto, un commento generale sulla bufera scatenatasi sul preventivo.

“A prima vista può sembrare la ripetizione del Can-can che, con intensità diversa, si ripropone di anno in anno sul preventivo. Se andiamo a leggere i giornali dell’anno scorso, come oggi, si diceva, si chiedeva, ci si lamentava, delle stesse cose. Ma questa volta la burrasca è un po’ più forte e c’è un grosso elemento di novità”

Quale?

“Sta succedendo che per la prima volta il Governo probabilmente non riuscirà ad imporsi sui partiti. Non credo che quest’anno si dirà “approviamo il preventivo, con qualche correzione”. Questa volta i partiti, anche grazie alla nuova presidente del PLR, che discute con PPD e Lega,  riusciranno a cambiare davvero il preventivo e a segnare una svolta politica della legislatura”.

Perché?

“C’è un nuovo PLR, questo è il fattore chiave e decisivo. I partiti non si sono rafforzati di per sé, ma uniti sono più forti. È una grossa differenza. Ricordo che come segretario del PPD nel passato c’erano enormi difficoltà a tessere maggioranze compatte e dunque forti e credibili. E poi credo che il Governo abbia fatto un errore tattico: l’anno scorso, subito dopo l’approvazione del criticatissimo preventivo 2012, doveva subito iniziare a lavorare sul 2013 e a intavolare le relative discussioni con le forze politiche. La sensazione, invece, è che, portato a caso il 2012, i ministri non hanno prodotto il nuovo documento fintanto che non andava fatto. Il Governo non ha colto l’allarme generale dei partiti e del Parlamento che pure era stato roboante un anno fa”.

Lei vede partiti più forti. E il Governo?

“Il Consiglio di Stato è nuovo per tre-quinti, e forse ce lo dimentichiamo troppo spesso. In questo momento non si presenta ancora come squadra, assolutamente. E i due ministri di esperienza, Marco Borradori e Laura Sadis, non mi sembra che abbiano in mano la situazione. In un contesto come quello attuale il ministro delle finanze dovrebbe dettare la partita e il presidente del Governo con lei. Vedo ottime personalità, bravi solisti, ma manca il gioco di squadra e l’apporto dei leader”. 

Lunedì comincerà un’altra settimana chiave per l’esame del preventivo e le trattative politiche connesse. Cosa si aspetta?

“In questi giorni comincerà ad arrivare la pressione vera sui partiti. Cominceranno ad incombere le scadenze per l’approvazione del documento. L’importante è che le forze politiche vadano fino in fondo, a questo punto. La mia sensazione e il mio auspicio è che reggano alle pressioni. Se dovessero fare il contrario, davvero finirebbe come tutti gli anni. E non sarebbe una bella figura”

Dal gruppo PPD, che conosce bene, cosa si aspetta? 

“La cosa fondamentale è che il gruppo parlamentare segua Fiorenzo Dadò, che ha avuto parecchio coraggio in questa vicenda. Sarebbe un errore se i nostri parlamentari si smarcassero per il quieto vivere pensando di mettere a posto le cose nel 2014. Bisogna essere conseguenti, stavolta. Nel PPD e nelle altre forze politiche è un po’ mancata questa determinazione nel passato”. 

E perché dovrebbe esserci stavolta?

“Nel passato, per un moderato come il sottoscritto, era frustrante l’analisi del preventivo. Perché non c’erano mai le maggioranze per realizzare cambiamenti concreti. Adesso ci sono i numeri per realizzare qualcosa, finalmente. È un’occasione che non va sprecata” 

E del patto di Medeglia cosa mi dice?

“È un asse che può funzionare, se il PPD sarà conseguente, se la Lega si dimostrerà seria e affidabile, e se il PLR manterrà l’approccio attuale. Può avere un futuro molto interessante per governare il Paese sui temi chiave. Può offrire delle garanzie di stabilità. Ma attenzione a non emarginare il PS, sarebbe un errore tattico e politco. E sui temi specifici il patto di Medeglia non deve essere monolitico, la geometria variabile tra i partiti deve restare. È salutare per la democrazia”.

Però non sembra altrettanto salutare questa distanza tra i partiti di Governo e i loro Consiglieri di Stato.

“E invece è estremamente salutare e per nulla pericolosa. Finalmente c’è chiarezza nei ruoli, questo confronto è positivo. Nel PPD è tradizione che ciò avvenga. Sono contento che ora anche gli altri stanno sperimentando questo metodo”.

Per finire, prima ha detto: non bisogna emarginare i socialisti. Mi spiega meglio.

“Al PS bisogna chiedere chiarezza. L’opposizione dura e pura contro il patto di Medeglia, andrebbe bene se loro dicessero che le finanze vanno bene così. Ma non lo dicono. Al contrario anche i socialisti affermano di voler contribuire al risanamento. Loro per primi sanno benissimo che non si può fare solo con l’aumento delle entrare. Non passerebbe in Parlamento e nel Paese. Hanno proposto di vendere un immobile della cassa pensioni o di rivalutare le stime immobiliari, che è un aumento delle imposte indiretto, celato. Dicano pure come intendono intervenire sulla spesa. Facciano proposte. Oppure confermino che la loro linea politica prevede solo l'aumento delle imposte. Ma dicano da che parte stanno e cosa vogliono fare per il Paese”. 

AELLE

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