Il ricordo del Divo Giulio del presidente del PPD, dell'ex Consigliere Nazionale Gianfranco Cotti e dell'ex Consigliere di Stato Luigi Pedrazzini

ROMA/LUGANO - A 94 anni Giulio Andreotti ha lasciato questo mondo con la sua lunga storia, di politica, di potere e di segreti. Il Divo Giulio si è spento poco dopo mezzogiorno nella sua residenza romana. Andreotti, nonostante il titolo di Senatore a vita, i sette incarichi alla guida del Governo, e gli altrettanti mandati da ministro nei più svariati dicasteri, non ha voluto i funerali di Stato. L'estremo saluto si svolgerà domani a Roma in forma privata.
Un personaggio che ha attraversato la Storia repubblicana d'Italia a partire dalla scrittura della Costituzione. Il giovane Andreotti, infatti, fece parte del gremio che, dopo la seconda guerra mondiale e il fascismo, scrisse la Carta su cui ancora oggi si fonda la democrazia italiana.
Ha attraversato da protagonista la storia del suo Paese, nelle zone di luce e nelle zone 'dombra. Dalle grandi stragi irrisolte, ai rapporti con Cosa Nostra, all'omicidio di Aldo Moro, ai grandi scandali bancari e criminali: da Michele Sindona a Guido Calvi. In parte i Tribunali gli hanno dato ragione, in parte non è stato possibile stabilire una verità, e in parte sarà la Storia ad esprime un giudizio.
In ogni caso, è stato protagonista assoluto dell'Italia post bellica. L'Italia della ricostruzione e del boom economico. Ed è stata una figura di assoluto rilievo anche a livello internazionale.
Nonostante fosse di carattere schivo e riservato è stato un'icona mediatica. Un personaggio sui cui molti hanno indagato con libri e film. Innumerevoli i soprannomi che gli sono stati affibbiati: "Divo Giulio", "Belzebù", "Molok", "la Sfinge", "il Gobbo" , "il Papa Nero", "La Volpe" e "L'indecifrabile", tra gli altri. Dotato di un'ironia tanto fine quanto pungente restano celebri alcuni suoi aforismi. "Il potere logora chi non ce l'ha", su tutti.
Ecco come lo ricordano tre democristiani ticinesi di spicco.
Giovanni Jelmini (presidente PPD): "Quella sera che venne a cena a casa mia"
"Ho conosciuto personalmente Giulio Andreotti quando mio padre era membro dell'unione parlamentare mondiale per la svizzera e lui lo era per l'Italia. Un giorno si trovava a Lugano per un evento e la sera venne a cena a casa mia. Io ero ancora studente all'Università di Friborgo e mi colpì moltissimo la sua cultura e la sua intelligenza. Aveva una conoscenza della Svizzera, della sua storia e delle sue istituzioni, quasi maggiore a quella di uno studente di diritto come ero io. Durante quella cena fui impressionato dalla sua capacità di discutere di qualsiasi argomento: di politica, di società, di storia, e di sport. Con una lucidità di pensiero e un'arguzia fuori dal comune. Fui molto colpito anche dalla sua modestia e dalla sua famigerata ironia: una qualità quest'ultima che anch'io cerco di coltivare perché aiuta a vivere meglio.
Come politico ha avuto una carriera incredibile, e forse impensabile oggi, resa possibile grazie anche a una scuola di politica che ai tempi c'era sia all'interno della Democrazia Cristiana che all'interno del Partito Comunista. E che sarebbe interessante, adeguandola, riprendere oggi . Sulle zone d'ombra, o le zone grigie, mi è difficile esprimermi. Credo però sia importante contestualizzare i tempi in cui certi fatti sono avvenuti. Saranno gli storici a tracciare un giudizio. E forse chissà un giorno verrà fuori anche la famigerata scatola nera di Andreotti…".
Gianfranco Cotti (Ex Consigliere Nazionale PPD): "Quando mi fulminò con una battuta sui suoi libri"
"L'ho conosciuto ai tempi in cui mi occupavo di politica federale. Eravamo entrambi, io per la Svizzera e lui per l'Italia, membri dell'Unione interparlamentare mondiale. Ricordo che un giorno gli chiesi dove trovasse il tempo per scrivere tutti i suoi libri e lui con arguzia, e con un luccichio negli occhi, mi rispose: "E tu dove trovi il tempo per leggerli?". Andreotti è stato un leader nel suo Paese, nel suo partito e anche a livello Europeo. Era un uomo che sapeva calarsi nella realtà fino in fondo e lo si evince molto bene dai suoi libri. Era un politico eccellente e anche quando la sua personalità è stata adombrata da pesanti accuse, ha sempre reagito in modo pacato, con la calma di chi stava dalla parte della verità. La sua verità, ovviamente. Non credo comunque che una persona del suo livello abbia potuto lasciarsi trascinare in vicende come quelle di cui è stato accusato. Ricorderò sempre il suo senso dell'umorismo ma anche il suo profondo senso di pietos cristiana".
Luigi Pedrazzini (ex Consigliere di Stato PPD): "Ha gestito situazioni complesse"
"È stato un politico influente, molto intelligente e anche capace di gestire situazioni complesse. Si è "sporcato le mani" ma difficilmente si poteva fare diversamente nell'Italia del dopoguerra. Era difficile agire senza correre il rischio di cadere nei sospetti. D'altro canto quando gli sono state mosse delle accuse, Giulio Andreotti le ha affrontate senza cercare delle scorciatoie. Ha affrontato i tribunali senza sollevare pregiudizi contro i giudici. È stato più un uomo di governo che di partito, aveva la sua corrente ma era piuttosto un punto di riferimento istituzionale. Facendo un bilancio complessivo credo che alla fine il saldo sia stato positivo".