Gli elementi di cronaca si sono mescolati ai commenti politici, i dati reali alle illazioni e al gossip. E gli ingredienti – sesso e politica – sono perfetti per creare una miscela esplosiva

di Marco Bazzi
BELLINZONA - Sul caso Lumino’s in queste concitate settimane si è detto, scritto e ipotizzato di tutto e di più, e si è creata una gran confusione, anche perché, oggettivamente, il caso è complesso. Gli elementi di cronaca si sono mescolati ai commenti politici, i dati reali alle illazioni e al gossip. E gli ingredienti – sesso e politica – sono perfetti per creare una miscela esplosiva. O uno scandalo.
La malattia di Michele Barra
In questo quadro – istituzionalmente molto delicato - si è innestato l’improvviso aggravamento della malattia del consigliere di Stato Michele Barra, che da otto giorni, da mercoledì 9 ottobre, è ricoverato all’ospedale San Giovanni di Bellinzona.
Le cure mediche a cui in casi del genere un paziente viene sottoposto e la pressione psicologica legata alla malattia condizionano evidentemente anche la sua capacità lavorativa e le sue energie. Per questo Barra ha deciso ieri di chiedere un congedo e di rinunciare temporaneamente a esercitare il ruolo di ministro.
Intanto la Lega sta già pensando alla sua successione. Attilio Bignasca gioca a nascondino e rilancia i nomi di Michele Foletti e Lorenzo Quadri (entrambi municipali di Lugano e il secondo anche consigliere nazionale). Ma tutte le indiscrezioni che filtrano da via Monte Boglia indicano che in pole position c’è il giudice Claudio Zali, che sarebbe già in Governo se, a fine aprile, Barra avesse rinunciato a rivendicare la carica. Carica a cui aveva “diritto democratico”, essendo stato in lista per il Consiglio di Stato nel 2011. Bignasca dice di avere in testa anche un quarto nome, ma per ora lo tiene per sé. È ipotizzabile che la situazione vada a chiarirsi entro un paio di settimane, un mese al massimo.
Il piano giudiziario: l’autore e le vittime
Sul piano giudiziario, il sostituto procuratore generale Antonio Perugini prosegue l’inchiesta aperta contro il 48enne Luigi Girardi, direttore del Lumino’s, accusato di coazione ed estorsione (tentate), e di “violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di presa d'immagini e la registra¬zione clandestina di conversazioni”.
E deve essere chiaro per tutti che l’unico indagato allo stato attuale delle cose è Girardi. E che lo scandalo sta in quelle registrazioni e non in chi le ha subite. Le “vittime” possono essere accusate di aver agito con leggerezza, o di comportamenti inopportuni. Ma di null’altro.
Quante persone siano state filmate e registrate da questo individuo non si sa con certezza. Si parla di altri politici e funzionari. Si dice che circoli una “black list”. Ma sono illazioni. Gli unici che conoscono i dettagli sono gli inquirenti. Che per ovvi motivi in questo momento non parlano.
La “trappola” di Girardi
Di sicuro Girardi ha teso una trappola al direttore dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, Vinicio Malfanti, l’alto funzionario filmato al Lumino’s. Alcuni organi di stampa hanno reso noto tra ieri e oggi il suo nome, per cui non ha più senso a questo punto nasconderlo.
Quel filmato è stato mostrato da Girardi al ministro Barra al termine dell’incontro che i due hanno avuto quest’estate a Palazzo per discutere il futuro del Lumino’s, destinato a chiudere essendo fuori zona edificabile.
Barra ha reagito duramente: “Lei mi fa schifo”, ha detto a Girardi, e ha abbandonato la riunione. Riunione alla quale c’era anche il deputato leghista Silvano Bergonzoli, che aveva fatto da tramite per organizzare l’incontro.
Su richiesta di chi, Bergonzoli non l’ha mai detto pubblicamente. Ma l’ha senza dubbio raccontato al procuratore Perugini quando è stato interrogato come persona informata dei fatti. La logica deduzione è che Bergonzoli abbia proposto a Barra di incontrare Girardi su sollecitazione del suo ex collega in Gran Consiglio, e compagno di tante interrogazioni, Luciano Poli, che amministra la società di Girardi.
Nulla di male, per carità. Nulla che giustifichi segreti. Anche se le dichiarazioni fornite in questi giorni da Bergonzoli a più media sono state prese con estremo fastidio nell’ambiente leghista, anche alla luce delle condizioni di salute di Barra.
Il comportamento del funzionario
Tornando a Malfanti, è bene ribadire che, nel procedimento penale, è vittima e non autore di presunti reati. Nei suoi confronti il Governo ha comunque aperto un’inchiesta disciplinare affidata all’ex giudice Agnese Balestra Bianchi e al cancelliere Gianpiero Gianella.
Malfanti ha spiegato la sua posizione nei giorni scorsi in un’intervista anonima a liberatv. Ha detto di non essere mai andato al Lumino’s in orari di lavoro e di non aver mai bevuto gli 82 gin tonic indicati su una fattura da 4'200 franchi che Girardi gli contesta di non aver pagato.
Ma secondo alcuni c’è un problema di opportunità, che non ha nulla a che vedere con giudizi morali: il funzionario ha infatti frequentato un postribolo di cui si era occupato professionalmente. Anche se le sue decisioni amministrative paiono irreprensibili, sempre allo stato attuale dei fatti.
Dopo l’incontro con Girardi, Barra ha parlato del filmato con Malfanti, ed entrambi hanno deciso di non denunciare il direttore del Lumino’s. Contavamo sulla sua ragionevolezza e speravamo che non avrebbe mai usato quel filmato, ha spiegato in sostanza Barra quando la notizia è diventata di dominio pubblico. Anche perché a Girardi era stato spiegato che, dal profilo amministrativo, per il Lumino’s c’era poco da fare, in quanto la legge non ammette postriboli “fuori zona”.
Ma in seguito (non è chiaro quando) Barra è stato avvertito dal Ministero pubblico che Girardi aveva registrato anche l’incontro avuto con lui a Palazzo. E a quel punto è scattata la denuncia del ministro e del funzionario contro il direttore del Lumino’s.
La date da chiarire
Tutta questa vicenda, però, è poco chiara per un semplice motivo. Un motivo di date. Girardi venne arrestato la prima volta lunedì 29 luglio, giorno del blitz di polizia al Lumino’s, e rimase in carcere un paio di giorni. Dev’essere stato in quell’occasione che gli inquirenti esaminarono il suo cellulare e scoprirono le registrazioni illegali. A meno che vi sia stato un successivo blitz da parte della polizia di cui non si è avuto notizia.
Ma la logica porta a pensare che la scoperta delle malefatte di Girardi risalga proprio alla fine di luglio. Dunque, sempre per logica, l’incontro tra Barra, Bergonzoli e Girardi va collocato prima del suo arresto, dunque nel mese di luglio e non di agosto come si è finora pensato.
Anche se è difficile situare la data esatta di un incontro a distanza di tre mesi, e la precisione può apparire un semplice dettaglio, in un caso come questo – istituzionalmente sensibile – sarebbe opportuno che, senza violare alcun segreto istruttorio, il Governo o il Dipartimento del territorio chiarissero la cronologia dei fatti. Con l’aiuto di un’agenda non dovrebbe essere un’impresa impossibile.
Un altro elemento da chiarire riguarda il numero degli incontri avvenuti in estate tra il ministro Barra e il direttore del Lumino’s. Citando una fonte vicina all’inchiesta, il Caffè ha parlato di almeno due altri incontri, in un bar. Barra ha detto di non ricordare bene, ma non ha escluso di aver incontrato in un’altra occasione Girardi.
Ora, è chiaro che il ministro in questo momento ha altri problemi a cui pensare, e una battaglia per la vita da giocare. Ma la sua malattia non può cancellare il caso istituzionale che si è aperto dopo l’arresto di Girardi. Sono due piani completamente diversi.
Anche perché c’è un altro elemento poco comprensibile: la lettera (rivelata martedì da LaRegione) che Michele Barra scrive ai colleghi il 23 settembre, con allegato un parere (tendenzialmente scettico) di Malfanti. Una lettera in cui si proponeva di valutare la possibilità di autorizzare l’esercizio della prostituzione anche in postriboli fuori zona edificabile. Il Lumino’s non è l’unico – come ha precisato ieri il Governo rispondendo all’interrogazione urgente dei socialisti - che potrebbe beneficiare di un cambiamento legislativo in tal senso, ma è comunque tra quelli che ne trarrebbero vantaggio.
Risulta poco comprensibile il motivo per cui Barra abbia deciso di scrivere la lettera in quel momento. Anche qui c’è un problema di cronologia da chiarire per evitare che serpeggino sospetti. La domanda fondamentale è: di quali fatti è a conoscenza Barra il 23 di settembre? È già stato informato dal Ministero di essere stato registrato? E ha già sporto denuncia contro Girardi? La risposte a queste domande permetterebbero di decifrare meglio la decisione del ministro di scrivere ai colleghi.