"Inutile", "autoreferenziale", "uno spreco di carta, tempo e soldi": bordate di critiche in aula contro la Commissione che dopo due anni ha concluso il mandato. Ma il presidente Caimi e gli altri commissari non ci stanno: "Orgogliosi del nostro lavoro"

BELLINZONA - Chi si aspettava che ancora una volta finisse sul banco degli imputati la Sezione della Logistica, è rimasto profondamente deluso. Perché in Gran Consiglio non è andato in scena il "processo" a questo settore dello Stato messo sotto inchiesta parlamentare, ma proprio la Commissione chiamata ad indagare e il rapporto prodotto dai commissari dopo due anni di lavoro.
"Inutile", "autoreferenziale", "incapace", "uno spreco di carta, tempo e soldi": sono questi solo alcuni degli aggettivi utilizzati oggi in aula per descrivere il lavoro della Commissione. Un lavoro contenuto in un copioso rapporto, per altro oggetto di scherno da parte di alcuni deputati, per un eccesso di allegati e fotografie. A difesa dei commissari, oltre a loro stessi, solo la Consigliera di Stato Laura Sadis e, con una certa timidezza, la capogruppo del PS Pelin Kandemir Bordoli. Insomma, del merito del rapporto si è discusso poco o nulla. Il bilancio del Parlamento è stato tutto incentrato sulla domanda: è stata utile o inutile questa Commissione? Ma andiamo con ordine.
Le prime stoccate firmate Vitta
Ad aprire il festival delle critiche è stato Christian Vitta. Il capogruppo PLR, in un intervento molto severo, ha puntato il dito contro l'incapacità della Commissione di darsi delle priorità e, di conseguenza, di perdersi in aspetti secondari. "Pur continuando a cercare la pistola fumante non l'hanno trovata!", ha detto Vitta che ha pure rilevato come la prematura uscita dalla Commissione di due membri, Sergio Savoia e Marco Chiesa, ha inevitabilmente creato un problema di autorevolezza al gremio. Il capogruppo liberale radicale ha infine posto l'accento sul fatto che la Commissione abbia trascurato le responsabilità politiche, legate ad eventuali manchevolezze o problemi, privilegiando gli aspetti tecnici.
Bignasca: "Non si sono mai fatti la domanda più importante"
Dopo Vitta ha preso la parola il coordinatore della Lega Attilio Bignasca. Un intervento particolarmente atteso perché dalle sue rivelazioni sul caso CHIT era cominciato tutto. "Per trovare la pistola fumante - ha detto Bignasca - bisognava farsi una semplice domanda che la Commissione non si è mai fatta: chi ci ha guadagnato dai problemi e dalle disfunzioni alla Logistica? Questa è stata un'inchiesta improvvisata. Abbiamo visto tanta carta...Inoltre, personalmente, la Commissione mi ha fatto una grave offesa: dopo 52 anni di lavoro sui cantieri sono stato convocato dai commissari quando il rapporto era già stato scritto. Si aveva forse paura di quello che avevo da dire? Aggiungo un'ultima cosa: Io tutto quello che ho fatto per chiarire il caso CHIT l'ho fatto a mie spese e fuori dall'orario di lavoro, cosa che non può dire il presidente Caimi...".
Dadò e il risarcimento di Massimo Martignoni
Molto prudente l'intervento del capogruppo PPD Fiorenzo Dadò che ha innanzitutto affondato sul siluramento dell'ex direttore della Logistica Massimo Martignoni: "Il caso Martignoni è stato messo via senza il prete. Il fatto che quel direttore sia stato silurato con una grossa valigia di bigliettoni di risarcimento è una cosa di poco conto? Ma sto personaggio era o no colpevole di qualcosa? E se sì di cosa?". Poi, Dadò, ha parlato della Commissione: "Il lavoro è stato impegnativo e ha prodotto delle proposte concrete. Che al Governo piacciano poco queste considerazioni si può capire, ma gli indirizzi dati dalla Commissione non si potranno certo ignorare. Detto questo, noi che non abbiamo seguito i lavori non possiamo giudicare".
Kandemir Bordoli: "Finalmente avviato il processo di riorganizzazione"
Positivo il giudizio sul lavoro commissionale da parte della capogruppo socialista Pelin Kandemi Bordoli: "Il rapporto della Commissione ha potuto appurare che nessuno alla Logistica ha operato violando le regole per un tornaconto personale. Restano evidenti gli altri problemi messi in luce dal rapporto commissionale. Problemi che andranno corretti per una gestione trasparente e oculata delle risorse pubbliche. In questo senso è stato finalmente avviato un processo di riorganizzazione della Logistica".
Lo show di Sergio Savoia
A questo punto ha preso parola uno degli ex membri della Commissione, Sergio Savoia, che non ha lesinato critiche: "La pistola fumante non è stata trovata perché non la si è voluta cercare dove andava cercata. Con la metodologia usata dal presidente Caimi non sarebbe stato trovato neanche un cannone fumante. Il vuoto formalismo e la pedanteria fine a se stessa sono la cifra principale del presidente. L'addio mio e di Marco Chiesa è stato sottovalutato, bollandolo come un incidente di percorso, in modo da non voler cogliere il segnale politico che avevamo lanciato. La Sezione della Logistica è fondamentale perché gestisce una vagonata di milioni. I partiti storici hanno usato per anni questo settore dello Stato per fini elettorali, distribuendo lavori. Lo sapevano anche i pali del telegrafo che funzionava così. Ma il livello politico non lo si è voluto affrontare se non, svogliatamente, alla fine. La Commissione ha lavorato al ritmo della deriva dei continenti. Il risultato è un gigantesco spreco di carta, di tempo e di soldi, 380'000 franchi per la precisione. Ha seguito il ritmo del suo presidente incapace di produrre nulla di utile ma in compenso nel più lungo tempo possibile. Io non accetto i commenti di chi dice che era inutile questa Commissione, dico semplicemente che questa Commissione, gestita come è stata gestita, si è rivelata inutile".
Chiesa: "Questo rapporto è la fiera del qualunquismo"
Sulla stessa lunghezza d'onda, anche l'intervento dell'altro fuoriuscito dalla Commissione, il capogruppo dell'UDC Marco Chiesa: "Il rapporto finale della Commissione è inconsistente. Abbiamo di fronte a noi un esercizio non riuscito. Siamo di fronte alla fiera del qualunquismo. Peccato, è stata un'occasione persa".
La difesa di Laura Sadis e la spiegazione sul risarcimento a Martignoni
A difesa dei commissari è scesa in campo la Consigliera di Stato Laura Sadis: "Questo rapporto pone un freno alle speculazioni. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto il buon lavoro svolto dalla Commissione, sottolineando la convergenza su molti elementi per una risoluzione positiva dei problemi. Mi auguro che ora possano essere spazzato via quel clima di sospetto che aleggia da anni. E mia auguro pure che dal Gran Consiglio oggi esca un messaggio di fiducia verso questo settore dello Stato e i suoi dipendenti". Sadis è anche tornata sul risarcimento dell'ex direttore Massimo Martignoni, criticato da Fiorenzo Dadò. Se Martignoni fosse stato licenziato senza che fosse stata riscontrata alcuna colpa secondo la legge gli sarebbero spettati oltre 450'000 franchi. Il suo avvocato aveva inizialmente fatto una proposta di transazione di 300'000 franchi. Ci accordammo per una cifra di 260'000 franchi lordi. Di conseguenza nessuna arrendevolezza e nessuna indiretta ammissione di colpa da parte dello Stato, ha sottolineato la direttrice del DFE.
Caimi: "Orgogliosi del nostro lavoro"
E dopo il fiume di critiche, finalmente ha preso la parola il beraglio preferito degli avversari della Commissione: il presidente Carlo Luigi Caimi. "Il presidente di un Commissione deve essere simpatico? Non necessariamente. Soprattutto non necessariamente a chi fin dall'inizio ha cercato di mettere in difficoltà il nostro lavoro. E non ha mai accettato, questa è la verità, il fatto che il Parlamento abbia scelto me come presidente di questa Commissione", ha detto Caimi rispondendo indirettamente a Savoia che, quando si costitutì il gremio, era l'avversario del deputato PPD per la presidenza.
"La Commissione - ha aggiunto Caimi - è orgogliosa del lavoro che ha fatto. Siamo molto soddisfatti. Nessuna occasione persa, dunque: con i mezzi a disposizione non si poteva fare di più".
L'amarezza di Brivio e il giudizio di Badasci
Dopo Caimi sono intervenuti in sequenza gli altri membri della Commissione, che hanno difeso a spada tratta il loro lavoro. A cominciare da Saverio Lurati: "L'unico apprezzamento, oltre che dal mio gruppo, è venuto dalla Consigliera di Stata. I colleghi di Commissione di PPD, PLR e Lega sono stati mollati dai loro gruppi. La mia paura, a fronte di questo, è che forse qualcuno ha qualcosa da nascondere, ha degli scheletri nell'armadio, che non sono stati segnalati alla Commisisone. Il risultato del nostro lavoro è da apprezzare. Se verranno attuate le nostre proposte lo Stato potrà finalmente fare il committente come si deve e il Parlamento controllare come si deve. Se vi sembra poco...".
Molto amaro il commento del commissario PLR Nicola Brivio: "Dopo tutte le critiche che ho sentito oggi sembra quasi che l'abbiamo voluta solo noi questa Commissione.... Spero che in futuro si possano affrontare i problemi nel merito, con maggiore professionalità e meno personalismi, di quanto purtroppo avvenuto oggi".
Infine, il membro della Lega Fabio Badasci: "Trovo che sia stato fatto un buon lavoro. Io sono rimasto nella Commissione perché ho sempre creduto in quel che stavamo facendo. Potevo abbandonare la nave e venire qui oggi a fare il ganassa, ma responsabilmente ho preferito proseguire ad impegnarmi portando la mia esperienza di artigiano". Sulla mancata pistola fumante e gli interrogati mancati, il giudizio di Badasci è stato tanto fulminante quanto rivelatore: "A parole tutti sanno tutto, poi però quando li interroghi nessuno sa più nulla con precisione: questa è la verità".
AELLE