La gran consigliera commenta il suo rapporto con il coordinatore dei Verdi dopo la recente rottura: “Se ci parliamo ancora? …a volte ci urliamo anche addosso!”

BELLINZONA – “Se ci parliamo ancora? …a volte ci urliamo anche addosso!”, così la gran consigliera dei Verdi Greta Gysin commenta, scherzando, il suo rapporto con il coordinatore Sergio Savoia in una intervista pubblicata oggi dal Corriere del Ticino.
Sabato 5 aprile i Verdi ticinesi si riuniranno in assemblea per “decidere cosa fare da grandi”, frase con cui Savoia, nel corso dell’ultima riunione, aveva invitato ad andare verso il processo di rinnovamento del partito. I Verdi stanno ampliando i loro orizzonti, l’hanno dimostrato, e oltre al mero cambio di nome (escluso peraltro dalla Gysin: “Non avrebbe senso. Non vogliamo essere un partito completamente diverso, ma uno in continua evoluzione”) sono molti gli aspetti da definire. È in questo contesto che la deputata ha parlato del presente e del futuro del suo partito e ampio spazio non poteva che prenderlo anche il deterioramento del suo rapporto con Sergio Savoia.
A tal proposito, la Gysin chiarisce subito che “i rapporti con Savoia non sono così disastrosi come sono stati dipinti negli ultimi tempi. Abbiamo, questo sì, delle divergenze di opinione”. Ma non nasconde però di non trovarsi sempre perfettamente a suo agio con i modi di fare del coordinatore e non solo politicamente. “Abbiamo due modi di lavorare molto differenti. Io penso di essere più pacata nei modi, ma pure più attenta a quello che è il gruppo nel suo complesso. Lui invece è un trascinatore e quindi fa di più per conto suo”.
Se c’è una cosa che Gysin rimprovera a Savoia infatti è proprio l’essere “troppo impulsivo e solitario nella sua azione”: “Ogni tanto si dimentica di avere dietro di sé un gruppo e non tiene abbastanza conto delle opinioni altrui”.
E proprio questa indole ‘condottiera’ di Savoia, potrebbe essere alla base di quello che Gysin identifica come l’attuale punto debole del suo partito: “Quello più evidente è che siamo un partito fortemente incentrato su una persona sola, Sergio Savoia, e questo non è un segnale di salute. Non perché gli manchino competenze e qualità, ma perché è evidente che una persona non può parlare da sola con tutto l’elettorato. Dobbiamo dare più spazio anche alle altre facce dei Verdi”.
Nonostante lo scorno con il coordinatore, che quest’ultimo ha sancito anche con l’eliminazione della collega di partito dagli amici di Facebook (“Non è grave, ne ho altri 4’800”, scherza Gysin), la deputata si sente ancora a suo agio nei Verdi ed intenzionata a continuare a farne parte: “È l’unico partito per cui io abbia mai votato e sono dieci anni che vi milito attivamente. Non sempre mi trovo a mio agio con certi modi di fare e posizioni e di questo non ho mai fatto mistero. I Verdi rimangono però il mio partito”.