POLITICA E POTERE
Accordo frontalieri, l'ultimatum è scaduto: domani per Berna e il Ticino è il giorno della verità
Vertice decisivo domani a tra la Consigliera Federale Widmer Schlumpf e la Deputazione ticinese alle Camere. Il presidente Regazzi: "Siamo alla deadline: pretendiamo qualcosa di concreto"

BERNA/BELLINZONA - L'ultimatum è scaduto. E ora, come si dice ai tavoli del casinò, rien ne va plus. Lo scorso 13 marzo, dopo un incontro tra la Deputazione ticinese alle Camere e la Consigliera Federale Eveline Widmer Schlumpf, il presidente dei parlamentari Fabio Regazzi aveva tracciato una deadline. Il Consigliere Nazionale PPD aveva dichiarato ai nostri microfoni: "Siamo disposti ad attendere fino a fine maggio, non oltre. A quel momento sul tavolo dovrà esserci un cambiamento che sia soddisfacente, non bastano più soluzioni ‘tanto per’. E ancora più chiaramente abbiamo fatto capire che non vengano a dirci arrivati che si rimanda ancora: accadesse, non saremo più disposti ad accettarlo e non sarebbe più gestibile di fronte alla popolazione ticinese”.

Nel frattempo, come detto, maggio è passato e da Berna e dal Ticino è passato anche il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano. Si pensava, o per meglio dire si sperava, che con Napolitano giungesse in Svizzera anche un pezzo di carta. Se non proprio una bozza di accordo, quantomeno una dichiarazioni di intenti che facesse intravvedere una prospettiva di risoluzione sui diversi contenziosi in ballo fra i due paese. Qualcosa di concreto, messo nero su bianco, in particolare sul nodo che più sta a cuore al Ticino: l'accordo sui ristorni dei frontalieri. Questo non è accaduto. Ed è l'unico dato di fatto. Dopodiché le versioni divergono tra chi dice, come il presidente del Governo ticinese Manuele Bertoli, che siamo a un passo dalla vetta, e chi invece sostiene che la cima della montagna la vediamo ancora con il cannocchiale.   

Ma l'ultimatum è scaduto. E i deputati ticinesi a Berna non vogliono certo perdere la faccia. E allora domani sarà il giorno della verità. O dentro o fuori. O sul tavolo verrà messa una proposta concreta sulla fiscalità dei frontalieri oppure il tavolo rischia seriamente di saltare. Nel tardo pomeriggio a Berna torneranno a sedersi allo stesso tavolo i nostri parlamentari e la Consigliera Federale. E Fabio Regazzi, come ci conferma al telefono, non ha intenzione di arretrare di un millimetro: "Siamo arrivati alla scadenza della deadline e non intendiamo concedere ulteriori proroghe. A Widmer Schlumpf avevamo spiegato molto bene la nostra posizione nel corso di quella riunione di marzo e lei ci aveva assicurato che entro la fine di maggio avrebbe portato risultati concreti nell'ambito delle trattative con l'Italia. Di conseguenza domani ci aspettiamo qualche soluzione concreta a favore del Ticino. E dico già che non ci accontenteremo dei classici "segnali positivi" o "passi avanti" nella trattativa".

Di più Fabio Regazzi non aggiunge. La vigilia di un incontro decisivo necessita del dovuto garbo istituzionale, della giusta pre tattica, e di un po' di silenzio. La posta in gioco, del resto, è altissima. Un'altra scadenza infatti si avvicina a grandi passi. Entro la fine di questo mese il Consiglio di Stato dovrà prendere una decisione sul blocco dei ristorni dei frontalieri. E il blocco è una delle preoccupazioni più pressanti sulle spalle delle Confederazione, intimorita dal fatto che la mossa ticinese possa buttare all'aria il tavolo di trattativa con l'Italia. Ma se da Berna non arriverà un segnale concreto, in Ticino tutti si sentiranno le mani libere. E quella preoccupazione è destinata con ogni probabilità realizzarsi.    

AELLE

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