Il commento dell’inaspettato risultato cantonale: per i contrari la prova che i cittadini non seguono più proposte radicali e ideologiche, per gli iniziativisti un risultato dettato dai potenti mezzi finanziari dei fautori del no

BELLINZONA – In Ticino la cassa unica ha raccolto ben il 55% dei no. Una percentuale che rende questo risultato non solo inaspettato, ma anche sorprendente, come lo hanno definito il consigliere nazionale Marco Romano e il ministro della sanità Paolo Beltraminelli, raggiunti per un commento. Il Partito Socialista, nel proprio comunicato, si sofferma invece sul dato contrario: un cambiamento radicale del sistema è stato chiesto dal 40% degli svizzeri e da una percentuale ancora più alta in Ticino.
Marco Romano: “La maggioranza dei cittadini ha dimostrato di capire che tra il bianco e il nero c’è anche il grigio”
“Riconosco agli iniziativisti un merito: che senza di loro probabilmente non sarebbe passata in Parlamento la legge sulla vigilanza sulle casse malati”.
Per il resto – aggiunge lapidario il consigliere nazionale – “sono schifato da certi modi che hanno contraddistinto la campagna contro chi come me si opponeva alla cassa unica con assurdi attacchi personali. La maggioranza del popolo svizzero ha dimostrato di non condividere iniziative eccessive come questa lanciata dal partito socialista e di capire che tra il bianco e il nero c’è anche il grigio. In Ticino il risultato è stato sorprendente ma dimostra che anche i nostri concittadini non accettano più proposte ideologiche come era quella per una cassa unica”.
Paolo Beltraminelli: “Il sistema non è perfetto, ma il cittadino svizzero ha detto in modo chiaro che non bisogna buttar via il bambino con l’acqua sporca”
“Sapendo che è un cavallo di battaglia da sempre di Lega e socialisti, appoggiato anche in questa occasione dai Verdi e da Franco Denti, il presidente dell’ordine dei medici, è davvero sorprendente questo no, perché appunto sono state molte le personalità che si sono esposte a favore del progetto. Dal canto mio ero contrario, ripeto, non perché credo che tutto funzioni, ma perché questa iniziativa non affrontava il vero problema: ossia l’aumento crescente dei costi della salute”.
Un problema che, ricorda il ministro della sanità, è dato dall’invecchiamento della popolazione e dai molti costi che ne derivano per la cura di anziani e malattie croniche, un sistema di costi che viene ora affrontato chiamando alla cassa giovani, assicurati e cantoni. “Bisognerà trovare un sistema che finanzi queste spese crescenti in altro modo, il messaggio per Berna è che bisogna assolutamente studiare una nuova forma di previdenza sociale, che nel caso delle cure delle malattie croniche possa contare ad esempio, come già ora è per l’AVS, su una parte di quei contributi che vengono attinti dai guadagni delle case da gioco”.
Per Beltraminelli quindi “una nuova cassa pubblica sarebbe stato solo un modo per cambiare il sistema assicurativo, ma non per risolvere il problema vero”. Certo, aggiunge, “nel sistema attuale non tutto funziona, ma come sappiamo il Parlamento si sta ora dotando di nuovi strumenti di controllo e che permettano di correggere i premi quando in eccesso. Speriamo che questo funzioni. In ogni caso, con il voto di oggi, il cittadino svizzero ha detto in modo chiaro che non bisogna buttar via il bambino con l’acqua sporca”.
Il PS: "Le ragioni del no? Molteplici, ma la principale va cercata nelle imponenti risorse economiche messe in campo dagli assicuratori per influenzare il voto"
Nella nota diramata dopo a scrutini terminati, i socialisti si concentrano sul rovescio della medaglia. “Quasi il 40% dei votanti svizzeri ha chiesto un cambiamento radicale del sistema di assicurazione malattia. In Ticino la percentuale è anche superiore”.
Per il PS quindi, anche se il popolo ha detto No alla cassa malati pubblica, “l’iniziativa ha comunque reso evidenti i problemi legati alla concorrenza fra le casse malati, alla quale sarà urgente porre dei correttivi. Il risultato ottenuto dall’iniziativa, specie in Romandia, dove i consiglieri di Stato responsabili della sanità si sono spesi a favore della campagna, mostra che la popolazione vuole che si metta finalmente fine all’esplosione dei premi e alle differenze di trattamento fra gli assicurati”.
Il PS passa poi anche a una analisi delle ragioni del no: “Sono molteplici, ma la principale va cercata nelle imponenti risorse economiche messe in campo dagli assicuratori per influenzare il voto attraverso la propaganda: 5 milioni di franchi, cioè 20 volte la cifra a disposizione degli iniziativisti. 5 milioni di franchi, oltretutto, in gran parte presi dai premi degli assicurati tramite le assicurazioni complementari, compresi coloro che invece la cassa pubblica l’avrebbero voluta. 5 milioni di franchi per diffondere menzogne belle e buone. Per esempio che la qualità delle cure sarebbe peggiorata. Oppure che non ci sarebbe più stata la libertà di scelta del medico… quando proprio gli strenui nemici della cassa pubblica a Palazzo federale pochi giorni fa hanno votato proprio contro la libertà di scelta del medico! O ancora la frottola secondo la quale un’assicurazione pubblica sarebbe stata lenta, costosa, inefficiente. Quando l’AVS e la SUVA funzionano bene e sono sotto il controllo della collettività. In compenso, proprio grazie all’iniziativa, è stato possibile avere finalmente una legge sulla sorveglianza che permetterà di controllare un po’ meglio le casse malati”.
Per quanto riguarda il Ticino, conclude la nota, “la campagna è stata essenzialmente condotta dal Partito Socialista e dalle associazioni di consumatori e di operatori sanitari. Chi in passato ha fatto grandi proclami a favore della cassa unica in quest’occasione non si è speso particolarmente e si è lasciato influenzare dai contrari all’iniziativa. Ci sarà un legame con le grandi inserzioni a pagamento su “il Mattino della domenica”?”