POLITICA E POTERE
Mafia in Svizzera, Merlini contro il Consiglio Federale: visto che servono misure più efficaci?
Dopo il grido dall'allarme del Procuratore generale del Ministero pubblico federale Michael Lauber, il Consigliere Nazionale torna a chiedere leggi più severe per contrastare la criminalità organizzata

BERNA - Il  Procuratore  generale  del  Ministero  pubblico  federale  Michael  Lauber  ha  confermato   ieri   sulla   NZZ   am   Sonntag   le   preoccupazioni   espresse   dal   Consigliere   nazionale   PLR  Giovanni  Merlini  circa  il  perseguimento  efficace  delle  organizzazioni  criminali  in   Svizzera.   Nella   scorsa   sessione   autunnale   il   deputato   PLR   aveva infatti  interpellato   il   Consiglio   federale   sulle   difficoltà   pratiche   nell’applicazione   dell’art.   260ter   del   Codice   penale   svizzero,   domandando   in   particolare   se   non   ritenesse   necessaria   l’adozione   di   norme   di   punibilità   dei   reati   associativi,   analoghe   a   quelle   in   vigore   negli   Stati   a   noi   confinanti,   in   modo   da   agevolare   l’attività   investigativa   e   represiva   delle   nostre   autorità   penali   inquirenti.  

Nella   sua   risposta   il   Consiglio   federale   aveva   dichiarato   di   ritenere   che   "il   diritto   penale   materiale   vigente   sia   sufficiente   e   adeguato,  anche  in  confronto  ad  altri  Stati  confinanti  (...),  permettendo  di  perseguire   e   punire   anche   i   cosiddetti   reati   associativi   commessi   nell’ambito   di   un’organizzazione   criminale".  

"Peccato - scrive Merlini in una nota -  che   invece   le   cose   stanno   diversamente   secondo  Lauber:  la  semplice  appartenenza  ad  un’organizzazione  criminale  non  basta   per   fondare   la   punibilità   di   un   suo   singolo   membro   e   pertanto   il   Procuratore   capo   del   Ministero   federale   ha   comunicato   di   aver   deciso   già   nel   corso   del   2012   che   sarebbero  state  avviate  inchieste  per  partecipazione  ad  un’organizzazione  criminale   unicamente   in   caso   di   fondati   indizi   circa   l’esistenza   di   concrete   azioni   di   sostegno   da  parte  di  un  presunto  membro.       Il  grido  di  allarme  di  Lauber  in  merito  all’impossibilità  pratica  di  applicazione  dell’art.   260ter   del   CPS   (che   pone   requisiti   soggettivi   e   oggettivi   da   dimostrare   troppo   elevati)   non   fa   altro   che   riprendere   le   lamentele   di   numerosi   magistrati   svizzeri,   i   quali   da   anni   segnalano   i   problemi   probatori   e   le   difficoltà   nel   perseguimento   delle   organizzazioni  criminali  in  CH.  La   Commissione   giuridica   del   Consiglio   degli   Stati   si   sta   occupando   di   un’iniziativa   parlamentare  tendente  ad  alleviare  i  requisiti  di  punibilità  della  norma  in  questione:     Giovanni  Merlini,  che  siede  nella  Commissione  giuridica  del  Consiglio  nazionale,  avrà   quindi  occasione  di  seguire  da  vicino  l’iter  della  proposta  di  modifica  dell’art.  260  ter   CPS".  

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