Il ministro leghista replica alle accuse del deputato PLR e spiega il motivo dei tanti permessi B rilasciati alle lucciole

BELLINZONA – “Giorgio Galusero mi sembra un combattente americano nel Vietnam, dove sono morti più soldati per fuoco amico che per fuoco nemico”. Così il ministro Norman Gobbi replica all’interrogazione presentata oggi dal deputato del PLR sul tema dei “permessi facili” concessi dal Dipartimento istituzioni a prostitute (leggi l’articolo correlato).
Galusero sbaglia nettamente bersaglio, aggiunge il ministro leghista, e per colpire un avversario politico lancia il suo siluro contro il Dipartimento dell’economia diretto dalla consigliere di Stato del suo partito.
Perché tutti quei permessi B (di dimora) concessi a prostitute dell’est dal Dipartimento di Gobbi?, chiede in sostanza Galusero.
E Gobbi spiega: “In Ticino le prostitute sono quasi tutte indipendenti, e non assunte da saloni per massaggi o da club erotici come avviene nella maggior parte degli altri cantoni, per cui l’Ufficio manodopera estera non ammetteva che si notificassero on line ottenendo un permesso L. Per questo sono stati concessi i permessi B finiti nel mirino di Galusero”.
Per inciso, il permesso di dimora temporanea “L” non autorizza l’esercizio di un’attività lucrativa indipendente in Svizzera. Ma a un certo punto Berna si è accorta che qualcosa non andava e ha chiesto spiegazioni al Cantone.
Così, il Consiglio di Stato ha deciso di modificare la procedura adottata finora e ha informato l’autorità federale: “Abbiamo deciso di introdurre la possibilità per gli stranieri dell’Unione europea intenzionati a lavorare in Ticino nel settore a luci rosse di usufruire della notifica on-line, così come avviene già in altri Cantoni”.
Siamo giunti alla conclusione, ha osservato il Governo nella lettera inviata a Berna, “che rilasciare unicamente il permesso di dimora B comporti non poche problematiche dal punto di vista dell’ordine e della sicurezza pubblici. Da parte di più attori istituzionali si è osservato che il fatto di poter ottenere un simile permesso conduca in Ticino molte persone straniere attive nel settore a luci rosse, con il solo fine di potersi poi spostare liberamente nel resto del Paese e fare ripetutamente rientro in Patria in virtù del permesso ottenuto. Tale accresciuta mobilità è causa di diverse difficoltà per l’attività della Polizia cantonale, visto come non sia possibile stabilire con la dovuta certezza dove esercitino effettivamente queste persone. Ne consegue un minor controllo del territorio cantonale e, giocoforza, una scemata sicurezza per l’ordine e la sicurezza pubblici e delle stesse lavoratrici”.
Riteniamo che la procedura di notifica, ha scritto ancora il Governo nella lettera inviata a Berna, “permetterà un maggiore controllo del nostro territorio cantonale, grazie anche al fatto che i soggiorni autorizzati saranno di minore durata. La Polizia cantonale continuerà a mantenere il compito di verificare la regolarità della presenza conformemente all’attestato di notifica e le lavoratrici straniere manterranno lo statuto di lavoratrici indipendenti”.
Ma Gobbi ribadisce: il mio Dipartimento ha applicato la prassi dei permessi B per le prostitute in quanto altre soluzioni a quel momento non erano possibili.
“Ma fino a che non sono arrivate le richieste di spiegazioni da Berna l’Ufficio manodopera estera è rimasto fermo sulla sua posizione: niente permessi L per le prostitute. Ora le cose sono cambiate. Galusero è in perfetta malafede e gioca sporco. Così come gioca sporco opponendosi alla riforma delle legge sulla prostituzione che abbiamo proposto come Dipartimento, una legge che consente agli inquirenti una maggiore vigilanza sul fenomeno”.
emmebi