L’architetto e candidato al Gran Consiglio per la Lega si scaglia contro le conseguenze che le scelte dello Stato avranno per una fascia che “in Ticino guadagna già ora molto meno che nel resto della Svizzera e il cui reddito viene sempre più tartassato”

di Bruno Buzzini*
In Ticino il ceto medio guadagna molto meno rispetto al resto della Svizzera. Il peggiore nella graduatoria tra i Cantoni con un reddito medio netto di 45'000 franchi annui. Si tratta di una fascia di popolazione che lavora e paga le tasse, ma il cui reddito viene sempre più tartassato da nuovi balzelli a favore di sussidi pubblici e di fasce meno abbienti a tal punto che il divario con la fascia inferiore si assottiglia. Questa tendenza è causata principalmente da uno Stato sociale che distribuisce denaro a discapito della classe media. Non si mette in discussione la necessità di aiutare la fascia più debole della popolazione, ma piuttosto l’aumento della pressione fiscale su chi lavora e produce. La tipica famiglia con doppio reddito non può beneficiare di sconti sui premi della cassa malati, sui costi per la cura dei bambini: più guadagno, più hanno costi e spese, nessun aiuto finanziario e meno denaro in tasca rispetto a chi invece ne beneficia.
Il previsto aumento delle stime immobiliari ne è un esempio. Dopo la rivalutazione generale delle stime entrate in vigore nel 2005, sbuca ora il documento del DFE che ne propone l’aggiornamento. Un’operazione per far quadrare i conti pubblici? Di certo, un’operazione che penalizzerà principalmente il ceto medio, tartassandolo sulla propria abitazione primaria, frutto di risparmi e sacrifici. Il rialzo delle stime provocherà l’aumento del valore locativo e di riflesso pure il reddito imponibile, senza dimenticare poi l’imposta sulla sostanza! E che dire di quei pensionati che rischiano di perdere il diritto ai sussidi? Se si vuole veramente garantire la neutralità fiscale occorrerà allora porre dei correttivi direttamente sulle imposte.
Altro esempio: la tassa sui “letti freddi”. I Ticinesi proprietari di rustici, dovranno pagare, oltre la tassa di soggiorno, una tassa comunale sui propri letti che non saranno occupati per almeno 90 notti all’anno. Dopo un’intera vita di risparmi a favore della propria cascina, è in arrivo un nuovo balzello per chi non dorme nel proprio letto! Secondo il DFE la modifica della legge tributaria avrebbe il pregio d’incoraggiare i proprietari a occupare maggiormente le loro abitazioni e a combattere il fenomeno delle abitazioni secondarie. Il principio è condivisibile nella misura in cui si tratta di sostenere i Comuni che sono confrontati con un’elevata quota di residenze secondarie in mano a proprietari stranieri. Per il resto serve solo a fare cassa.
*Candidato al GC per la Lega dei Ticinesi