POLITICA E POTERE
Federali, Caverzasio corre per vincere: "La mia non è una candidatura immagine: voglio andare a Berna"
Intervista al capogruppo della Lega che spiega le ragioni della sua candidatura sulla lista per il Nazionale. Un candidatura che racchiude una sfida nella sfida in salsa Momò con l'uscente Pantani: "Ma non ne farei un discorso territoriale..."
MENDRISIO – “Una candidatura a fini di immagine? Neanche per sogno!” Il capogruppo leghista Daniele Caverzasio, dalla propria pagina Facebook, tiene ad archiviare sul nascere i ‘rumors’ che hanno cominciato ad aleggiare sulla sua candidatura al Nazionale. E, dice contattato da Liberatv, nei prossimi giorni chiarirà i motivi e i temi per cui si candida.L’insinuazione delle voci è al prossimo appuntamento elettorale che coinvolgerà il Ticino. “Qualcuno – spiega – ha pensato che la mia presenza in lista fosse stata dettata solo da una questione di immagine nell’ottica delle comunali del 2016. Ho quindi tenuto a ribadire che non è assolutamente così: fondamentalmente quando faccio qualcosa è perché ci credo e voglio arrivare fino in fondo. Con la mia candidatura voglio quindi sia portare voti alla Lega, che sono chiaramente utili, sia cercare di fare il miglior risultato possibile per il movimento e personale. Perché il mio obbiettivo è chiaro: contribuire a risolvere i problemi che affliggono il Cantone e su certe problematiche, come mi ha anche insegnato la mia attività in Gran Consiglio, ritengo si possa intervenire solo tra le mura di Palazzo federale. Ci credo, ed è a questo che è dovuta la mia presenza”.Ad alimentare i ‘rumors’ però anche le tempistiche: anche se il suo nome era già stato fatto, quella di Caverzasio è stata l’ultima delle otto candidature confermate. “Non si è trattato solo di riempire un buco. Chiaro c’è stata prima una certa discussione sulla mia presenza o meno in lista, ma il mio ruolo in Gran Consiglio presenta una candidatura comunque interessante. Si è discusso e valutato, come deve essere, e sono contento di aver trovato un appoggio trasversale. La Lega ha voluto comporre una lista interamente forte e non con presenze di “accompagnamento” e credo che l’esercizio sia pienamente riuscito: tutti gli otto candidati sono persone assolutamente valide e che possono la carica di consigliere nazionale”. E fra questi c’è lei, candidato del Mendrisiotto come del Mendrisiotto anche l’uscente Pantani: si preannuncia una sfida fra i due candidati momo’? I ‘mal di pancia’, chiamiamoli così, potrebbero essere infatti reciproci: se è vero che Roberta Pantani è la candidata uscente, è altrettanto vero che la presenza di Caverzasio si difende in ragione del risultato personale ottenuto alle Cantonali di aprile.“Qualcuno addirittura lo ha totalmente dimenticato il Mendrisiotto se guardiamo ad altre liste. Ma sa, la questione di fondo, ed è questo che io ritengo, è che il consigliere nazione deve avere sì una visione del territorio in cui abita, ma soprattutto dell’insieme del Cantone perché è voce dell’intero Ticino a Berna. Non ne farei quindi un discorso territoriale, ma di competenze e, se vogliamo, anche di popolarità a livello trasversale, che va da Chiasso ad Airolo. Ed è poi l’ottica che porto in Gran Consiglio: come capogruppo cerco sempre di tenere una visione di insieme sul Ticino e non cercare i campanilismi da una parte o dall’altra”.La campagna in vista non è ancora entrata nel vivo e nei, circa, due mesi che separano dall’appuntamento del 18 ottobre ci sarà modo di approfondire argomenti, posizioni e obbiettivi, ma, conclude Caverzasio, “è chiaro che i temi essenziali oggi sono la non adesione all’Unione Europea, l’applicazione del 9 febbraio, la sicurezza – e, in quanto momo’, mi rendo conto anche io direttamente quanto sta accadendo nel Mendrisiotto con i trattati di Schengen – , nonché i bilaterali e le conseguenti pressioni salariali. Temi che ho sempre portato avanti anche negli ultimi quattro anni di legislatura cantonale e che sicuramente vorrò portare avanti a Palazzo. Perché penso che spesso e volentieri da parte di Berna, pensiamo al 9 febbraio, non ci sia quella gran voglia di applicare la volontà popolare. Mentre io rimango sempre dell’opinione che il popolo che comanda e il politico deve ubbidire”.IB
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